Luciano Spalletti è stato ospite di Casa Sky Sport e ha rilasciato delle dichiarazioni, rispondendo alle domande degli spettatori e dei presenti in studio. Ha parlato anche delle sue esperienze alla Roma e del rapporto con Francesco Totti, oltre che della sua opinione sull'eventuale ripresa del campionato. Ecco le sue parole.

Su Sabatini.
"Quando io e Sabatini abbiamo lavorato insieme all'inizio ci siamo un po' studiati poi è stata una collaborazione e un'amicizia totale fatta di professionalità e di stima. Passavamo notti intere al telefono a parlare di calcio e di calciatori. Ricordo nel mercato di gennaio 15-16 quando lui senza soldi mi portò Perotti ed El Shaarawy che furono fondamentali per sterzare in quella stagione e fare bene in quelle successive. Aveva totale rispetto e conoscenza del mercato".

Che idea si è fatto del calcio italiano?
"È chiaro che qualunque soluzione verrà adottata per finire il campionato farà contenti e scontenti. Quando siamo costretti a cambiare le cose in corsa non c'è una soluzione per tutti. Io credo che bisognerà tornare a giocare pensando soprattutto mettendosi le mani sul cuore. La gente vuole vedere il calcio, io sarei contento di veder ripartire il nostro campionato. Andrà fatto per la gente, per quanto hanno sofferto in questo periodo, con la consapevolezza che il calcio è uno degli strumenti più potenti per tornare alla normalità. Nei limiti della sicurezza dobbiamo pensare anche a loro".

Ha fatto fare il falso nove a Totti, a Perotti, ha alzato Perrotta. Dove vede quello che gli altri non vedono?
"Per quanto mi riguarda cerco sempre di rendere protagonisti i calciatori. Si va a difendere quello che riguarda il club, ma loro sono i protagonisti assoluti. Si va a dialogare con loro, si va a sentire quello che dicono, perché parlano in modo corretto. Ormai sono tutti nella loro realtà e vogliono far bene e creare un marchio nella storia calcistica. Io lì ho tentato di vedere quelle che fossero le loro capacità. Perrotta partiva mediano, lo vedevo nel Chievo che sapeva inserirsi. Assomiglia un po' a Vecino, che però ha bisogno di uno spazio definito ed è difficile che possa cambiare idea perché ha il passo lungo. Perrotta riusciva ad abbinarci altre situazioni alla scelta fatta all'inizio. Tutti e due sanno finalizzare bene le azioni. Nainggolan uguale. Per farlo ci vuole lo spazio dentro l'area di rigore da usare, con lo zero lì davanti. Lo zero era Totti, che non si faceva mai trovare dai difensori avversari. Andava a mettersi dove non era prendibile e gli spazi venivano da riempiti da lui. Si ascoltano i loro comportamenti negli allenamenti".

Lei ha cambiato la Roma. Lione, Madrid e così via. Com'è nata la sua prima Roma?
"Era una squadra baciata dal sole di Roma. Fatta di calciatori che si passavano la palla senza mai mettere in difficoltà il compagno. "Il modo in cui devo dartela è come la vorrei ricevere". Sono i molti passaggi facili che vanno a buon fine fanno la differenza per giocare bene come quella squadra lì".

Sulla pandemia del coronavirus.
"E' il più grande infortunio di massa della storia del calcio, dello sport in generale. I calciatori sono stati obbligati a fermarsi all'improvviso. C'è da fare un applauso al personale sanitario, fare tanto di cappello a medici e infermieri, a chi si è impegnato per migliorare le cose. Questa è stata la dimostrazione di cosa significa lavorare per gli altri, per il bene degli altri. Qualunque soluzione verrà adottata per finire il campionato farà contenti e scontenti. Quando cambiamo le cose in corsa non esiste una soluzione equa per tutti, io penso che bisognerà tornare a giocare pensando soprattutto e mettendosi le mani sul cuore perché la gente e le persone vogliono vedere il calcio. Sarei contento di veder ripartire il nostro campionato. Andrà fatto pensando alla gente e a quanto ha sofferto in questo periodo. Il calcio è uno degli strumenti più potenti per tornare alla normalità".

La Roma 2016-17 la rosa più completa mai allenata?
"Era una formazione fortissima, che aveva la qualità di passarsi bene la palla. Giocatori estrosi, dei campioni assoluti. Gente come Salah, Nainggolan, Strootman, Manolas, Rudiger. Non è facile trovare tutti quei campioni insieme. Poi con Dzeko puoi giocare qualsiasi tipo di calcio, è difficile trovare un modulo in cui si esprima meglio perché dimostra che si possono fare 30 gol facendo fare altrettanti ai compagni di reparto vicini. Il suo è un calcio totale, sa fare gol, attaccare la porta, fare il regista, tenere palla, andare in profondità. E' veramente un giocatore completo. Di solito ho un buon rapporto con tutti quelli che ho allenato, forse il suo limite è che ogni tanto si accontentava delle grandi giocate che faceva. Una volta aveva fatto due gol poi io nella riunione di inizio settimana ho provato a stimolarlo, anche perché certe cose gli si dicono quando fanno bene, piuttosto che quando fanno male. Io lo andai ad attaccare un po' e lui mi rispose in maniera seria perché aveva anche grande carattere. In dei momenti si accontentava di aver fatto due gol nel match precedente. Una volta gli dissi che sembrava un bottiglione da due litri di acqua minerale. De Rossi glielo ha spiegato e lui si è irrigidito e allora ho lasciato stare perché mi ha messo timore (ride ndr.)".

Totti ha detto che con lei ha avuto un rapporto a due fasi, prima amici e poi i problemi. Cosa è successo?
"Penso di essere stato sempre me stesso, è chiaro che le due fasi hanno richiesto un atteggiamento differente. Con lui penso di aver avuto un buon rapporto. Per me poi contano i risultati della squadra e devo assolutamente passare di lì. Cercare di avere una classifica importante anche perché la Roma meritava in quegli anni doveva essere sempre in Champions. Io non sono cambiato, sono successe cose che hanno determinato che i miei comportamenti fossero differenti, ma sempre per il bene della squadra. A Francesco auguro di fare una grande carriera da procuratore e poi lo incontrerò sicuramente perché questo è il nostro lavoro".