La premessa indispensabile è che la parafrasi del titolo della famosa canzone è soltanto un tributo. Senza alcun intento di parallelismo con il protagonista del brano. Anche perché, proprio come per gli Stones, la fama di "ragazzaccio" del Ninja è più di facciata che reale. E - quel che più interessa a chi ha le sorti della Roma a cuore - l'importante è quello che fa sul campo. Dove spesso e volentieri regala sorrisi e gioie. Difficile non provare simpatia per un giocatore simile.
A Crotone Nainggolan è tornato a essere decisivo, con un gol e una prestazione più che convincente. Proprio come una pietra rotolante si è mosso per lunghi tratti della gara senza un apparente motivo. Che in realtà c'era eccome: Radja deve stare al centro del gioco. Quando non della battaglia. Come le pietre rotolanti scivola, coprendo con la sua tipica "arpionata" del pallone lunghi pezzi di campo, quelli che a un normale giocatore non solo non riuscirebbero, ma probabilmente nemmeno verrebbero in mente. Al Ninja sì. In modo da renderlo uno dei gesti archetipici del suo calcio. Uno di quelli che ha fatto innamorare di lui i romanisti.

La trasferta calabrese ha segnato l'apice del suo periodo, che a dirla tutta non è stato brillantissimo. L'ingresso del 2018 ha coinciso con un calo di rendimento evidente. In molti hanno legato la flessione in campo con uno degli episodi più discussi della stagione: quello del famoso filmato auto-diffuso a Capodanno, che a Nainggolan è costato una sospensione dalle convocazioni disposta di concerto da tecnico e società. Da quel momento è sembrato svuotato, quasi immalinconito, l'ombra del giocatore a tutto campo che eravamo abituati a vedere. Ma non è dato sapere cosa frullasse per la testa di Radja e probabilmente si è trattato di una mera coincidenza temporale. La sua involuzione è stata simultanea a quella della squadra e in pochissimi si sono salvati dal periodo di crisi.

Con la lenta ma progressiva ripresa di tutto il gruppo, anche il numero 4 è tornato in auge. Ben prima di Crotone. Allo Scida ha affisso il manifesto della rinascita con quel gol alla... Nainggolan. Una rete che mancava dalla serata magica del derby. Ma il trailer è andato in onda nel corso dell'intera partita, durante la quale si sono riviste le percussioni di un tempo. Devastanti nell'aprire la difesa rossoblù, quanto accompagnate da copertura attenta e puntuale. Anche negli impegni precedenti però il Ninja aveva già mostrato progressi importanti rispetto alla fase-no. In linea con la risalita della squadra. Talmente fedele da incarnarne la maggior parte delle caratteristiche, anche per quanto riguarda l'andamento delle prestazioni.

Nelle gare vinte alla grande a Napoli e in casa con il Torino era già tornato il moto perpetuo in azione fra centrocampo e attacco, concentrandosi però più sull'assistenza ai compagni che sulla gloria personale. Tanto da aggiungere tre assist vincenti alla collezione privata, e da raggiungere quota sette in campionato nella relativa classifica. Cifra mai raggiunta in carriera. Se è vero che i suoi gol sono diminuiti rispetto a quelli delle ultime due stagioni (ma quella in corso ancora deve finire), è altrettanto pacifico che i passaggi forniti ai compagni e da loro trasformati in rete sono esponenzialmente aumentati.

Segnali di una Roma differente forse, o di una posizione in campo che gli permette meno incursioni dirette verso la porta. Fatto sta che Nainggolan sta fornendo nuovamente prove d'autore, alle quali nessuno è rimasto insensibile. Compreso il ct del Belgio Martinez, che pure lo ha snobbato nel recente passato. Questa volta no: perfino in Nazionale il suo spirito ribelle può mietere simpatie.