La Roma è l'unica società che, pur chiamandosi come la città, è di genere femminile. In realtà c'è anche il caso controverso del Bari, che secondo i puristi sarebbe "la" Bari, ma lasciamolo da parte. "La" Roma, quindi. E non "il", come Cagliari, Napoli, Genoa, Verona, eccetera. La questione è stata analizzata anche dall'accademia della Crusca. Il maschile si usa per distinguere la squadra dalla città. Ma tra Roma e la Roma non c'è distinzione. Per questo oggi, 8 marzo, va riaffermato che quando si dice "la Roma è femmina", non va più usato in senso negativo per sottolinearne l'umoralità, ma è motivo di vanto. 

D'altronde, se già dalla Canzone di Campo Testaccio si scriveva che "...ogni tifosetta se fa' ardita", già vuol dire che le donne hanno sempre accompagnato la Roma. Non mancano le foto sui giornali dell'epoca che le ritraggono aggrappate alla rete metallica, concentratissime sulla partita. Ma la donna che più di ogni altra ha accompagnato gli anni di Testaccio è la "Sora Angelica", al secolo Angelina Martucci, moglie dell'enorme custode Zi' Checco. Lei era l'opposto: piccola, magra, occhi vispi, sempre in movimento. Puliva, lavava, rammendava maglie e calzini, sgridava i calciatori ma poi era pronta a premiarli sfornando teglie di pizza per loro. Raccoglieva anche pettegolezzi: avvertì Attilio Ferraris di non esagerare con le serate passate a giocare a biliardo, informò Bernardini che la sua storia d'amore con una ragazza di Padova era ormai nota a tutti. Il gossip, in fondo, non è mai mancato, come ovunque.  

Antesignana in tutto, la Roma lo è stata anche nelle storie d'amore tra calciatori e figli di presidenti: Simona Marchini e Ciccio Cordova vengono molto prima di Barbara Berlusconi e Pato. Donne sensibili al fascino dei calciatori e viceversa: una fuga notturna a Torino per vedere Josephine Baker costò, nel 1932, una sonora sconfitta e multe salatissime ai giocatori della Roma di Testaccio uno dei quali, Guido Masetti, una volta pare ballò con Marlene Dietrich senza averla riconosciuta. Pare, però.  

Tifose, sempre e tante. Anche famose. Una su tutti, Anna Magnani, di cui ieri ricorreva l'anniversario dalla nascita. Celebre la sua foto durante Roma-Sampdoria della disgraziata stagione 1950/51. Il suo sostegno non servì ad evitare la Serie B, ma lei non mollò la squadra neanche nella serie cadetta, al punto da fiondarsi negli spogliatoi dopo un Roma-Treviso vinto al novantesimo con gol di Carletto Galli. «Morammazzati, quanto ce fate soffri'!», urlò ai calciatori. Ogni tifosa romanista, come ogni tifoso, nasce, cresce e tifa idealmente sotto l'ombrello protettivo di Luisa Petrucci, "mamma" di qualsiasi tifoso, soprattutto degli Ultrà. Il suo ricordo non se ne andrà mai, il suo ombrellino giallorosso è sempre ovunque giochi la Roma, che è peraltro la prima società calcistica italiana ad avere avuto una donna come presidente. Flora Macera, per tutti Donna Flora, testimonia che dietro a una grande donna c'è sempre un grande uomo. Il suo era Dino Viola, di cui prese il posto nel gennaio del 1991. Sempre apprezzata per la riservatezza e la discrezione, in quei mesi difficili e intensissimi tutti ne apprezzammo l'eleganza, la signorilità e il valore morale. Ne fu contagiato il successore, Giuseppe Ciarrapico, e le fece alzare la Coppa Italia vinta a Marassi, nei giorni in cui si stava definendo il passaggio di proprietà del club, che negli anni successivi avrebbe avuto un'altra donna come presidente: Rosella Sensi, ufficialmente dal 2008 al 2011, ma nei fatti già da qualche anno gestiva lei la società con una tenacia sicuramente ereditata dal papà Franco e grazie alla quale si sarebbe meritata di vincere almeno due scudetti. Alzò comunque tre trofei, indimenticabile il momento in cui, con la squadra, volle far vedere al padre la Coppa Italia del 2007 all'aeroporto di Fiumicino.

Donne tifose, presidentesse, anche atlete: dalla Roma femminile di oggi, squadra di altissimo livello, a quella di ieri, capace di vincere lo scudetto nel 1969 e la Coppa Italia nel 1971. Un successo tutto giallorosso, anche se in realtà la società non era più polisportiva dal 1967. E di campionesse ne aveva avute in tutti gli sport. A nome di tutte, ricordiamo qui Luciana Massenzi, campionessa e primatista italiana dei 100 dorso scomparsa a 20 anni nella tragedia aerea di Brema dove persero la vita altri due tesserati della Roma Nuoto, Paolo Costoli e Sergio De Gregorio.  

Ma alla fine la vita vince sempre, e senza donne non c'è vita. La Roma vince sempre, anche perché è femmina. Buon otto marzo.