Basta poco stavolta per onorare la promessa di dar lustro alla Coppa Italia non lesinando impegno e uomini migliori per guadagnarsi almeno il quarto della prossima settimana a Torino con la Juventus, in gara secca (quattro giorni prima del derby). Per arrivare a giocarsi la rivincita della sfortunata partita dell'Olimpico in campionato, la Roma avrebbe dovuto battere il Parma a casa sua nel gelo della notte emiliana e c'è riuscita con una partita ordinata, gestita senza troppo fatica contro le riserve di D'Aversa (otto giocatori diversi rispetto al Lecce, con i big tenuti in panchina), con uno schieramento inedito e con due gol arrivati nel secondo tempo con l'uomo migliore della serata, Lorenzo Pellegrini, abile prima a trovare l'angolo lontano al 4' (dopo pregevole azione con 14 passaggi e veloce triangolo con Kalinic) e poi a trasformare il rigore concesso al 31' per nettissimo fallo di mano di Barillà su cross di Florenzi.

Alla diffusione delle formazioni del resto era emerso chiaro che tra i due allenatori forse quello che aveva riconosciuto adeguata importanza alla sfida era stato proprio Fonseca che ha schierato la squadra al momento più affidabile con un sistema di gioco inedito e per un po' complicato da decrittare, con in porta Pau Lopez preferito ancora a Mirante, con Mancini e Smalling (gli altri difensori sono tutti al centro di voci, se non vere e proprie trattative, di mercato), con gli esterni Florenzi e Kolarov (che salteranno Genova per squalifica), tenendo in panchina solo Veretout per far spazio a Cristante in un'inedita posizione di terzo centrale (di mezzo), con Diawara regista, a metà campo con Ünder e Perotti accentrati a fungere da mezze ali, Pellegrini libero di trovare la sua ispirazione e il vice Dzeko (squalificato) Kalinic riferimento centrale.

D'Aversa invece ha scelto di cominciare con la squadra B, lasciando a riposo molti titolari (da Sepe a Iacoponi, da Inglese a Hernani, da Bruno Alves a Darmian, da Brugman al temutissimo Kulusevski), ma con il consueto 433 di estrazione comunque difensiva, tutti sottopalla e linee strette, poca pressione alta e molta densità.
Così ne è uscita inizialmente una gara bloccata, con la Roma a fare la partita e il Parma a difendersi basso, occasioni pochissime e dettate dal caso, o dalle prodezze dei singoli. Chiaro l'intento di Fonseca di non concedere al Parma le ripartenze nella prateria aperta, ma l'impostazione con Cristante così basso e gli altri tutti piuttosto centrali ha inevitabilmente portato a un gran mucchio opposto a un altro altrettanto denso.

Dalla tonnara nel primo tempo si è visto prima un lampo di Pellegrini al 4' (gran taglio in area di sinistro per Perotti che ha stoppato di petto dietro la linea difensiva, ma poi si è perso il pallone), uno di Ünder al 5' (sinistro deviato), un piattone in area ancora di Pellegrini respinto (al 10'), un destro di Kalinic contrato all'11' e uno splendido tracciante di Ünder per Perotti al 20', con l'argentino in ritardo di una frazione di secondo. Al 21' la Roma ha rischiato qualcosa (l'evidente fuorigioco di Kurtic poteva essere vanificato da un'interpretazione diversa dell'arbitro, visto il contatto ravvicinato Smalling-Kucka che poteva far pensare a un retropassaggio sbagliato), al 24' l'arbitro ha graziato Laurini (sul fallo del terzino su Perotti ha messo mano al cartellino poi ci ha ripensato), ma poi l'ha ammonito al 37', unico del primo tempo (poi toccherà a Kolarov e Pellegrini). Sfortunato Mancini al 32': sulla bella punizione tagliata da Kolarov è salito alto, ma ha deviato oltre la traversa.

La Roma è entrata in campo con un altro piglio nella ripresa (mentre D'Aversa ha dato più sostanza offensiva togliendo Cornelius e inserendo Inglese), su tiro di Kolarov rimpallato Perotti ha avuto subito la palla giusta, ma il suo sinistro da buona posizione è arrivato in mezzo ai mille tifosi romanisti, in ripartenza Kucka al 4' ha scagliato un gran tiro di poco fuori (c'era stata anche una deviazione, non vista dall'arbitro), poi subito dopo la Roma è passata, al termine di una manovra articolata su quattordici passaggi, partita proprio da Pau Lopez e rifinita da un bel triangolo ravvicinato tra Pellegrini e Kalinic, col tiro finale di Lorenzo forte e a giro sul secondo palo, imparabile per il non più giovane Colombi. In preziosissimo vantaggio la Roma ha gestito bene la situazione, con una sola disattenzione al 13' (cross basso laterale di Kurtic, controllo di Inglese spalle alla porta e con Mancini in pressione, immediata girata e miracolo di Pau Lopez). Ma è stato davvero l'unico pericolo corso sostanzialmente per tutta la partita.

D'Aversa aveva provato anche a rialzare il tasso tecnico e agonistico della sua squadra (dentro Iacoponi per Laurini e Kulusevski per Scozzarella), ma vanamente. Al 20' né Pairetto né il Var Sacchi hanno visto un colpo intenzionale di Gagliolo a Kalinic sul volto, al 24' è arrivato un altro duetto sopraffino, con scarico di Kalinic per Cengiz, splendida chiusura di triangolo di tacco e tiro forse un po' affrettato del centravanti respinto da Colombi. Kluivert è tornato (al posto di Perotti) e si è messo subito in evidenza, Kolarov al 27' ha servito Pellegrini per la doppietta, ma il suo piatto è stato controllato dal portiere del Parma, e alla mezz'ora è arrivato finalmente il raddoppio, con una bella azione partita proprio su impulso di Kluivert, cross di Kolarov sul secondo palo, controllo dal lato opposto dell'altro esterno, Florenzi, immediato controcross e clamorosa manata a braccio alto di Barillà: chiarissimo il rigore, trasformato con serenità spiazzando il portiere ancora da Pellegrini.

Nel finale c'è stato poi modo di rivedere in campo Peres al posto di Florenzi (prologo di Genova: toccherà a lui con Santon dalla parte opposta) e Veretout, per via di un colpetto al ginocchio preso da Pellegrini. Non dovrebbe essere niente di che, ma se qualcuno vuole esorcizzare il rischio con qualche rito esoterico, nessuno si opporrà.