M'illumino di Pastore. Ma dove si era nascosto? Dove era andato per un'intera stagione ad addormentare quel talento da campione che prima aveva conquistato Palermo e poi Palermo? Che cosa gli è successo perché ora, quasi all'improvviso, il talento tanto amato da Walter Sabatini, sia tornato a regalarci orgasmi calcistici? La risposta potrebbe stare nel nome dell'allenatore. Di quel Paulo Fonseca che gli ha fatto risentire la fiducia, lo ha convinto che il passato poteva tornare, gli ha spiegato, insieme al suo staff, che gli infortuni che ne avevano martorizzato la sua prima stagione all'ombra del Colosseo, si sarebbero risolti e che lui sarebbe tornato a disegnare calcio che voi umani è meglio che non ci provate.

Pastore è stato meraviglioso a Udine. E quel meraviglioso diventa ancora più meraviglioso se uno va a ricordare che per l'argentino era la quarta partita consecutiva, tre da titolare e la quarta quasi visto che a Genova Fonseca lo mandò in campo dopo appena otto minuti in sostituzione di Cristante a cui gli si era staccato solo il tendine dell'adduttore. Pensare che non più tardi di qualche settimana fa, lo stesso Fonseca ci aveva spiegato come l'argentino avesse delle difficoltà a giocare due partite a distanza di pochi giorni. Pastore, ovviamente con grande felicità del tecnico portoghese, lo ha smentito. Del resto Fonseca, considerando che ha quasi più giocatori in infermeria che sul campo d'allenamento, non è che avesse troppa scelta, anche se in realtà poteva decidere pure in maniera diversa.

Ma il Pastore che ha visto in campo in queste partite lo ha sempre convinto a rimetterlo nella formazione titolare. E la risposta dell'argentino è stata sempre quella di un giocatore ritrovato, di un trequartista che nei piedi e nella testa ha un calcio che è piacere per gli occhi. Prendete l'azione del terzo gol ieri sera a Udine, un'azione che non ci stancheremo mai di rivedere per la bellezza estetica con cui la Roma è andata dalla sua area a quella dei friulani per la rete che di fatto ha chiuso gioco, partita e incontro. L'uscita dalla propria metà campo è stata deliziosa, con Dzeko straordinario a servire sulla corsa Pastore. E qui l'argentino c'è sembrato che tornasse indietro di dieci anni, splendido nella corsa con la palla al piede, geniale alla fine di cinquanta metri di corsa, nel servire incrociato Kluivert, quando tutti stavano pensando che l'appoggio sarebbe stato fatto dall'altra parte a Zaniolo, un pallone che bisognava soltanto controllare e mettere in porta. Detto e fatto. Tutto davvero bellissimo. A conferma di come Pastore, quando fa Pastore, è uno di quei giocatori che sa garantire una transizione del pallone in fase offensiva che fa tutta la differenza del mondo.

Se ne sono accorti anche i tifosi friulani che quando, giustamente, Fonseca ha deciso di richiamare l'argentino in panchina (mancavano venti minuti al novantesimo), gli hanno dedicato un'ovazione che viene riservata a chi ti ha regalato qualcosa di speciale, pazienza se è un avversario. Figuratevi, poi, i tifosi della Roma, pure ieri sera presenti alla Dacia Arena (erano parecchi di più dei seicento nel settore, riguardate i gol della Roma osservando con attenzione le tribune, se ne alzano parecchi a esultare) che lo avevano immaginato nel momento che arrivò dal Psg ma che poi di fatto non lo avevano mai visto, perso tra infortuni e una squadra, quella della passata stagione, che tutto era meno che l'ideale per consentire a un calciatore di ritrovare le sue qualità.

La ritrovata serenità ieri nel dopo partita l'ha manifestata anche l'argentino sul suo profilo Twitter: «Anche questa sera una grande partita di tutta la squadra... Complimenti a tutti (manine che applaudono) grazie per il sostegno di sempre ai tifosi». Grazie a te, Flaco, perché se continui a giocare così, di serate così ne regalarai, insieme ai compagni, parecchie altre.