Passano i giocatori, ma la pasta del Capitano non cambia. De Rossi è dall'altro lato del mondo, eppure quella fascia che dall'ultima estate ha ufficialmente trovato fissa dimora sul braccio di Alessandro Florenzi continua a valorizzare i talenti cresciuti in casa. Nel solco di una tradizione che da Di Bartolomei in poi non si è mai interrotta e che continua a essere un vanto per ogni tifoso romanista. Lo ha certificato anche la Sud all'esordio in questo campionato, con uno striscione che rappresenta ben più di un'investitura. «Avanti con la tradizione della fascia a un romano... Al fianco di Florenzi Capitano!».

Sembrano ormai lontani i tempi delle incomprensioni fra Alessandro e una parte della tifoseria, acuiti dopo la firma del numero 24 sul rinnovo di contratto, più di un anno fa. Anche in quel caso la storia si è ripetuta. Come accaduto per Totti e De Rossi prima di lui, gli è stato imputato di aver chiesto un ingaggio adeguato - come fosse una colpa - con epiteti davvero poco lusinghieri. Flo ha incassato il colpo, non potendo restare indifferente di fronte all'acredine di una fetta del suo popolo. Ma poi si è rimboccato le maniche, disputando una stagione che - pure nell'ambito della mediocrità generale che ha travolto la Roma - si è rivelata più che dignitosa. Una maledetta primavera ha però innescato la burrasca che rischiava di travolgere tutto e tutti: il doppio addio delle due bandiere alla cui ombra è cresciuto. Una botta dura da digerire per chiunque abbia a cuore i colori della Capitale.

Quindi anche per lui. Che però dalla situazione di difficoltà ha tratto il meglio, armandosi di senso di responsabilità. Il testimone era passato nelle sue mani, e soprattutto fra i suoi piedi. All'inizio della lunga sessione di mercato qualcuno ha ventilato la possibilità che il jolly di Vitinia potesse prendere strade lontane da quelle percorse fin da bambino. Ma ci ha pensato Petrachi, nel momento della propria presentazione alla stampa, a sgombrare il campo da ogni illazione: «Il suo senso di appartenenza deve essere in ognuno dei giocatori. Florenzi è romano, può dare la vita. Senza proclami, ma con quello che si fa in mezzo al campo». E a partire dal ritiro di Trigoria, il ragazzo ha dato seguito con i fatti alle parole del ds. I nuovi arrivati hanno rivelato che è stato anche lui - oltre a Fonseca - a chiamarli per primo per dare il benvenuto nello spogliatoio a ciascuno di loro. Compresi Spinazzola e Zappacosta, i due acquisti che avrebbero potuto mettere in discussione il suo ruolo, entrando in concorrenza con lui. Un comportamento esemplare. Da Capitano.

E da buon soldato (graduato) si è anche messo a disposizione del tecnico, che nel pre-campionato lo ha schierato in diverse posizioni: basso a destra, alto a sinistra, sempre sull'esterno, ma con compiti molto differenti. Il portoghese ha intuito che può sfruttare la duttilità tattica del numero 24 per cambiare volto alla squadra: un piano pronto per il derby e saltato per l'indisponibilità last minute di Zappacosta, che ha costretto a rivedere i piani a pochi minuti dal match. Ma anche in quell'occasione con Alessandro a fungere da ago della bilancia. Tornato nel suo ruolo originario. Senza scomporsi e comportandosi più che bene. Così come nelle altre due gare fin qui disputate, nelle quali si è proposto con continuità davanti, fornendo anche aiuti preziosi nelle retrovie, dove la squadra sembra ancora doversi assestare. Anche in questo caso sarà fondamentale l'ausilio di Capitan Florenzi. Di corsa. Come di cuore.