Il Chris d'assi è servito. In attesa del debutto con la maglia giallorossa - probabilmente domenica contro il Sassuolo - Smalling studia Roma e la Roma, sue nuove case. Nessun problema per lui, che prima di diventare calciatore professionista eccelleva anche negli studi, tanto da superare gli A levels (il massimo per le scuole inglesi) e ottenere una cospicua borsa di studio per la facoltà di economia e finanza. Merito di mamma Theresa, che cresce i figli da sola per la prematura scomparsa del marito (Chris resta orfano di padre a soli 5 anni) e li educa a elargire il massimo impegno nello studio. Pur senza trascurare l'attività sportiva, nella quale il ragazzo si segnala fin da piccolo per la sua predisposizione in diverse discipline. Alla fine però è il football ad avere la meglio su rugby, judo e basket.

Nato a Greenwich da famiglia di origini giamaicane e cresciuto calcisticamente nel Millwall - squadra alla quale vanno le sue simpatie - i sobborghi di Londra sono i giardini in cui germoglia la sua personalità, in campo e fuori. Dopo la parentesi nella contea del Kent, a Maidstone, dove assaggia i primi veri impegni agonistici nella squadra locale, viene notato dal Fulham che lo riporta nella Capitale e gli fa conoscere il calcio che conta. L'esordio in Premier avviene a 19 anni, nell'ultima di campionato a Craven Cottage contro l'Everton. Tredici minuti buoni solo per le statistiche, che però saranno seguiti da una stagione con molto più spazio, chiusa con 17 gettoni complessivi, dei quali ben 4 nell'irripetibile Europa League che vede il Fulham finalista a sorpresa, piegato dall'Atletico Madrid soltanto ai supplementari. Smalling incrocia anche la Roma nel girone, ma sono le gare in cui finisce in panchina.

Le sue prestazioni però mettono in luce un talento fuori dal comune, che cattura subito l'attenzione di Ferguson. Sir Alex non perde tempo: contatta la famiglia e chiede la disponibilità a trasferirsi a Manchester. Detto fatto, l'avventura calcistica di Chris si impenna verso la gloria. A Old Trafford i centrali titolari si chiamano Vidic e Ferdinand - non esattamente due qualunque - ma il ragazzo di Greenwich riesce a ritagliarsi uno spazio inatteso e nel settembre successivo arriva la chiamata in nazionale.

L'esordio in nazionale con Capello

Alla guida della selezione dei Tre Leoni c'è una vecchia conoscenza romanista, Fabio Capello, che prima di affidarsi ai giovani ci pensa su non una ma dieci volte. Eppure quando intravede qualità in loro, non esita a lanciarli: Smalling debutta con l'Inghilterra nella sfida contro la Bulgaria, valida per le qualificazioni agli Europei del 2012. A Sofia finisce 3-0 per effetto della doppietta di Rooney e del gol di Cahill, che compone una muraglia centrale di tutto rispetto insieme a John Terry. A sinistra c'è Ashley Cole, la macchia di rosso in mezzo a tanti blues è il pupillo di Ferguson, dirottato a destra. E quella di terzino sarà una posizione che ricoprirà spesso in carriera, grazie alla sua velocità, una fra le doti che lo hanno fatto scegliere dalla Roma.

«Rapidità, aggressività e forza fisica sono le sue caratteristiche principali», racconta Tiziano Pasquali, intermediario nell'affare che ha portato l'inglese in Italia. La trattativa è stata lampo: «È iniziata martedì e giovedì c'era già l'accordo», a conferma che i giallorossi lo hanno convinto subito al trasferimento, anche per i buoni uffici di Pasquali è stato detto. «Sono romano e romanista - spiega - ma non c'era bisogno di convincere Chris. La città non ha bisogno di presentazioni e il club gode di ottima fama in tutto il continente. Non c'è stato un attimo di esitazione, abbiamo avuto qualche timore solo quando la sera della chiusura il ragazzo non era reperibile, ma era a una cena dell'Unicef e poco dopo ha richiamato».

Tra beneficenza e veganismo

L'impegno nel sociale occupa buona parte del tempo di Smalling, testimonial dell'organizzazione mondiale a tutela dei minori con la moglie Sam Cooke, ex modella di lingerie che lo ha convertito al veganismo. Ma è il "Football Beyond Borders", che promuove iniziative sportive per i giovani provenienti da situazioni disagiate, che vede il difensore in prima linea. Alla vigilia della prima giornata di Premier, Chris viene a sapere che uno dei ragazzi che fanno parte del programma ha appena perso la madre e lo invita a Old Trafford, dove con altri giocatori dello United regala allo sfortunato giovane una giornata di sorrisi e distrazioni. Poche settimane dopo si dirige verso l'Italia, portando con sé - c'è da giurarci - il suo spirito di solidarietà. E lasciando a Manchester nove anni, altrettanti trofei e oltre 300 partite. Il presente è a Roma. Forse anche il futuro.