Da Montecarlo a Danzica, dal 30 agosto al 27 maggio, dal primo atto ufficiale della competizione alla finale. L'Europa League edizione 2019-20 apre i battenti venerdì prossimo, anche se un prologo lo ha già vissuto e avrà la sua conclusione il giorno prima del sorteggio, giovedì, con il ritorno dei play-off, che chiuderanno la lunghissima trafila dei turni preliminari, cominciati addirittura lo scorso 27 giugno. Esattamente undici mesi dopo si conoscerà il nome della squadra che succederà al Chelsea nell'albo d'oro della competizione.

Fra le candidate al successo anche la Roma, tornata nel secondo torneo continentale dopo oltre due anni di assenza (l'ultima partita fu quella disgraziata all'Olimpico contro il Lione, il 16 marzo 2017). Scongiuri a parte, lo suggerisce la cifra tecnica della squadra allenata da Fonseca; il coefficiente Uefa, che la pone al quarto posto fra le 48 che si contenderanno il trofeo; e forse anche i bookmakers, che la inseriscono nel novero delle favorite. I giallorossi saranno sicuramente teste di serie (saranno dodici in totale, una per girone), al contrario delle altre italiane, ancora prive di certezze. Il Torino appare con un piede e mezzo già fuori, alla luce del 2-3 incassato in casa dal Wolverhampton nel play off di andata.

Ma anche se dovessero completare la rimonta, i granata non rientrerebbero in prima fascia. Discorso differente per la squadra allenata da Simone Inzaghi, che attualmente occupa l'ultima posizione utile nel ranking - la dodicesima - per evitare le migliori della graduatoria. A Formello dovranno però attendere l'esito dei preliminari di Champions: se una fra Ajax, Olympiacos e Bruges non dovesse qualificarsi, "retrocedendo" quindi in Europa League, sottrarrebbe il posto ai biancocelesti, facendoli slittare in seconda fascia. Argomenti che non riguardano la Roma, saldamente quarta alle spalle di Siviglia, Arsenal e Porto e sopra il Manchester United, avversari che quindi saranno evitati almeno fino alla fase a eliminazione diretta.

Fra le squadre che potrebbero finire nel gruppo dei giallorossi dopo i play off di giovedì (non tutte sono favorite nei rispettivi turni), le più ostiche sulla carta appaiono le due olandesi Psv e Feyenoord, l'Eintracht, il Copenaghen e l'Espanyol. Le due scozzesi Celtic e Rangers possono vantare blasone più che cifra tecnica da far tremare i polsi. Il Qarabag già affrontato (e battuto) nella straordinaria Champions di due stagioni fa non sembra così temibile. Mentre qualche problema di carattere ambientale potrebbe crearlo la vincente dello scontro fra Aek Atene e Trabzonspor. Fra le possibili avversarie ancora in lizza anche il Partizan incrociato in un'edizione della Coppa Uefa di trent'anni fa, quando la Roma guidata da Liedholm riuscì a capovolgere il 2-4 subito a Belgrado con un 2-0 da manuale in un Olimpico alle prese con i lavori di ristrutturazione per i Mondiali del 1990.

Chi può trovare un incrocio suggestivo con il proprio passato è il tecnico Fonseca: il Braga che ha lanciato la sua stella nel firmamento calcistico continentale ha piegato lo Spartak Mosca 1-0 nell'andata del play off. Stesso risultato anche per lo Slovan Bratislava (ai danni del Paok), che evoca ricordi poco piacevoli proprio nella prima partecipazione giallorossa all'Europa League da quando il club è di proprietà americana. Ma da quel funesto giorno di fine agosto la Roma è cresciuta. Anche in Europa, dove soltanto sedici mesi fa ha fatto sognare. I tempi sono maturi per raccogliere i frutti di quella strepitosa campagna