Dici Perotti e pensi Genoa: non solo per i trascorsi rossoblù del "Monito", ma anche - se non soprattutto, nella memoria collettiva dei romanisti - per quel gol all'ultimo respiro con cui, il 28 maggio 2017, ci regalò la qualificazione diretta in Champions e salutò degnamente Francesco Totti. Si è ripetuto tre mesi fa nel giorno dell'addio di Daniele De Rossi, seppur con esiti meno roboanti ai fini della nostra classifica. Ma Diego sa fin troppo bene come lasciare il segno: non a caso fu lui a regalarci con una rete al Qarabag il primato in un girone che al momento dei sorteggi in molti ritenevano proibitivo.

Domani, contro la squadra che lo ha (ri)lanciato nel grande calcio, Diego è pronto a prendere posto sulla corsia sinistra. E non può essere un caso che la sua rinascita avvenga proprio contro i suoi ex colori. Perché di questo si tratta: dopo un'annata da dimenticare, il Monito di Moreno vuole tornare a fare la differenza. I guai al polpaccio che l'anno scorso lo hanno tormentato e costretto a passare tanto tempo ai box, almeno nel precampionato, sembrano avergli dato tregua. Sono ammessi tutti gli scongiuri del caso, fatto sta che il Perotti visto in questo mese e mezzo è molto più vicino a quello ammirato nel suo primo biennio giallorosso. La capacità di creare superiorità numerica con i suoi dribbling e di tagliare verso il cuore dell'area avversaria sono doti che a Paulo Fonseca piacciono eccome. Lo hanno dimostrato queste amichevoli estive, durante le quali il portoghese si è spesso affidato al sudamericano fin dal primo minuto, o comunque a partita in corso, ma sempre con minutaggio consistente. Diego lo ha ripagato con quattro reti e soprattutto con delle prestazioni più che positive. Tra i due è scoccata la simbolica scintilla, quella che porta di solito un allenatore a riconoscere chi - tra i suoi giocatori - sia in grado di parlare la lingua del pallone come pochi.

«Fonseca ci ha colpito per la sua sincerità - le parole di Perotti all'inizio del ritiro - Voglio ricominciare da zero, fare molto meglio della passata stagione: ho tanta forza e tanta voglia di mettermi a disposizione». Così ha fatto, e si vede: il tecnico ne fa il fulcro del gioco sulla sinistra, dove l'intesa con Spinazzola cresce (quella con Kolarov, invece, non è una novità), ma gli permette e anzi gli chiede di svariare su tutto il fronte offensivo. È quanto gli chiederà di fare anche domani: per ripartire dal Genoa, con cui Diego è tornato a fare quello che amava di più, dopo aver pensato di smettere col calcio.