In montagna, presso il centro sportivo "Fulvio Bernardini" di Trigoria o girando il mondo tra una sessione d'allenamento, tornei e amichevoli di lusso. Martedì si parte, proprio a Trigoria. Luglio è da sempre il mese del ritiro estivo, primo tassello di un mosaico destinato a comporsi con il passare del tempo e appuntamento stagionale imperdibile tanto per i tifosi in astinenza quanto per allenatori, giocatori e dirigenti per la costruzione della rosa. Kapfenberg, Irdning, Castelrotto, Riscone di Brunico, Bad Waltersdorf e Pinzolo: queste le tappe di montagna battute dalla Roma nel corso delle ultime venti stagioni. Località sparse tra il Trentino-Alto Adige e l'Austria che, anche in passato, sono state letteralmente prese d'assalto da migliaia di tifosi provenienti da tutta Italia per assistere dal vivo alle prime sedute di lavoro stagionali. Argomento e tematica capace di dividere e non poco la montagna, tra i fautori di tale modalità di ritiro con la convinzione di futuri e tangibili benefici e chi, invece, considera piuttosto irrilevante il luogo – seppur in condizioni climatiche favorevoli rispetto ad esempio a Roma – ma si concentra esclusivamente sulla qualità e l'intensità del lavoro. Analizzando le stagioni intercorse tra la scorsa e quella 1999/2000, si potrà però notare quanto la montagna sia meta prediletta tanto delle società che si sono alternate sulla plancia di comando, quanto degli allenatori chiamati a guidare la Roma.

Fabio Capello e Kapfenberg, una storia lunga cinque stagioni condita però non soltanto dal ritiro austriaco ma anche da una serie di tournée che hanno portato la Roma in Spagna, Germania, Stati Uniti, Egitto e Messico. Ad Irdning, rimanendo in Austria ma nella famosa stagione dei cinque allenatori, il primo passo della stagione 2004/2005 e di una estate che aveva visto la Roma recarsi anche in Nord America e addirittura in Giappone. Castelrotto, invece, fa rima con il periodo del primo atto di Luciano Spalletti sulla panchina giallorossa, con il tecnico di Certaldo che aveva guidato i suoi nella provincia di Bolzano per due stagioni prima di altrettante preparazioni a Trigoria – condite da diverse amichevoli all'estero – e fino al ritorno nella storica località di Riscone di Brunico. Analizzando la querelle relativa al ritiro in montagna e i suoi benefici, si potrà così notare come la stagione 2007/2008 che vide la Roma prima imporsi in Supercoppa e poi in Coppa Italia, era iniziata in quel di Trigoria e quindi in assenza di montagne verdi e clima primaverile. Una scelta replicata l'anno scorso ad undici anni di distanza da mister Di Francesco, ma con un finale di stagione profondamente diverso. Riscone di Brunico è stata la meta scelta anche nelle stagioni dal 2010 (Ranieri) al 2014 (Garcia), una costante nonostante il passaggio societario e l'avvento della presidenza americana che ha portato la Roma ad organizzare una tournée all'estero in ogni stagione.

Nel 2014/2015 la scelta di abbandonare Riscone per la sei giorni in Austria, questa volta a Bad Waltersdorf dopo il rientro dagli Stati Uniti, quindi a partire dal 2015/2016 e fino a quest'anno salvo cambio di programma forzato, la decisione di tornare a Pinzolo a distanza di venticinque anni dall'ultima occasione. Ritiri a cui hanno sempre fatto seguito i viaggi fuori confine per partecipare alla International Champions Cup in terra statunitense, con l'eccezione australiana della stagione sopracitata. Martedì la Roma si ritroverà agli ordini di Fonseca (domani ci saranno le visite mediche dei nazionali giallorossi e di chi non era presente il 25 giugno), lo farà a Trigoria con la speranza di ripercorrere le orme di oltre un decennio fa ed evitare di replicare i risultati della scorsa stagione. Il primo passo è ormai alle porte, adesso è tempo di mettere benzina nei muscoli e riveder rotolare un pallone sul verde manto di gioco. Martedì partirà ufficialmente la nuova stagione, quella targata Paulo Fonseca, quella che ci aspettiamo migliore dell'ultima.