C'è stato più di un momento, nella complicatissima giornata del 30 giugno, in cui stava per saltare tutto: Manolas al Napoli, Luca Pellegrini alla Juventus, Diawara e Spinazzola alla Roma. C'era pronta pure una carta di riserva, con il curioso ritorno a Trigoria di Strootman e il dirottamento di Marcano a Marsiglia, con valutazioni decisamente superiori ai reali valori di mercato: tutto per onorare Sua Maestà La Plusvalenza. Si è lavorato molto di fantasia, quel giorno. E con pazienza infinita. A tessere con delicatezza la tela che - ora un esame medico da approfondire, ora la parola sbagliata al momento sbagliato, ora una frase di Raiola, ora un conto di Fienga, ora una riflessione di Baldini, ora un'obiezione di Giuntoli, ora una presa di posizione di De Laurentiis (con i suoi contratti infiniti, e con i contratti sui contratti, e con i contratti sui contratti sui contratti) - pareva si divertissero a smontare. Così quando rispettivamente alle 23,45 uno e alle 23,58 l'altro contratto sono stati rimessi nelle disponibilità degli organi di controllo federali, ma soprattutto Uefa, col sospiro di sollievo per l'ennesimo pericolo scampato è arrivata anche la definitiva considerazione: mai più.

Se fosse saltato qualcosa, la Roma sarebbe di sicuro tornata sotto l'occhio critico dell'Organo di Controllo dell'Uefa (CFCB) che ne avrebbe reso la vita difficile per le future sessioni di mercato, obbligandola a sottostare a vincoli ancor più stringenti di quelli in cui si muovono tutte le società europee che vogliano ambire a partecipare alle principali coppe continentali. E allora forse si comincia a capire meglio che cosa significhi quell'«Anno Zero» di cui ha parlato Petrachi nella sua conferenza stampa di presentazione. Al tifoso, in pratica, il neo ds sta chiedendo un supplemento di pazienza, come se non fosse stata già sparsa a piene dosi. Perché fino all'era Monchi alla Roma qualcosa è stato costruito, anno dopo anno. E invece poi l'anno scorso qualcosa è andato storto e il capitale umano, sportivo, economico e finanziario accumulato si è disperso quasi in un colpo solo. Ognuno dia la colpa a chi crede: c'è chi rovescia tutto sulle spalle di Monchi, chi di Pallotta, chi di Baldini, chi di Di Francesco, chi di Totti. Conta poco.

Quel che conta è che oggi la Roma è come quell'alpinista che dopo essersi dotato di un'attrezzatura di primissimo livello ha cominciato una scalata verso la vetta e all'improvviso si è reso conto di aver sbagliato strada, proprio quando era convinto di essere ormai a un passo dall'obiettivo. Il problema adesso non è solo come tornare in vetta, ma quanto tornare indietro per riprendere la strada che porti fin lassù.

E nella discesa verso il campo base ha perso per strada tanti compagni su cui era sicuro di poter contare. E invece molti hanno deciso di abbandonare la cordata, altri sono stati fatti scendere contro il loro parere. Ma ora che sei giù pensi solo a ripartire, chi c'è c'è. Per chi segue il tuo tentativo dall'inizio e per chi c'era dal primo giorno questo non può essere il giorno zero (per i tifosi della Roma che aspettano di vincere qualcosa è l'ottavo anno dell'era americana...), ma se tu sei stato chiamato oggi a far parte del gruppo e hai anche delle responsabilità decisionali è logico che la vedi così. Ecco perché oggi dentro Trigoria il fatto di ripartire con minori pretese, con allenatori e dirigenti nuovi e con un gruppo di giocatori da formare è visto addirittura come una irripetibile opportunità. A patto però di non sbagliare di nuovo.

E qui torniamo ai paletti messi da Petrachi che si sta preoccupando (ed è stato preso per questo) di costruire un gruppo sicuramente affidabile e competitivo, ma soprattutto basato su concetti condivisi di grande disciplina, di senso di appartenenza, di spirito di collaborazione, dove non ci siano più alibi per nessuno, dove ognuno guadagni il giusto e renda di conseguenza, dove l'allenatore sia realmente al centro del progetto e rispettato da tutti, dove la tolleranza sia zero, come l'anno.

Così è vero che non è stato chiesto a Petrachi di limitare le sue visioni anche ardite di mercato (Higuain nonostante l'età, Icardi nonostate il prezzo, Barella nonostante la concorrenza), ma all'interno di un obbligo che non comporti spericolate corse al 28 giugno del prossimo anno. E questo significa che tanto potrà essere speso, tanto dovrà essere entrato. Magari sfruttando al limite qualche piano differito di pagamento che potrà essere utile in chiave di bilancio. Ecco perché forse con la sola eccezione di Lorenzo Pellegrini, su cui effettivamente si sta pensando di ricostruire la nuova Roma, non esistono realmente altri incedibili. Neanche Zaniolo. A patto però di stare ai prezzi decisi dalla Roma. Dal 1° luglio il baby boom dello scorso anno costa 70 milioni, per esempio. Altrimenti sta qui. Disciplinato e organico al nuovo progetto.