Qatar. Basta la parola. Nel mondo, definisce quel ricchissimo emirato del Vicino Oriente che vive di oro nero con tutte le sue incongruenze, le sue ipocrisie, le sue vetrine e i suoi lati oscuri (chiedere a Platini), nascosti magari dietro lo sfarzo di investimenti impareggiabili. Nel calcio, è un bisillabo che accende la fantasia delle tifoserie di tutto il mondo e figuriamoci se all'elenco non poteva mancare quella romanista, che è appena diventata orfana di un altro bisillabo eccitante, Tot-ti, e ha bisogno di nuove fonti di ispirazione, meglio se intrecciate proprio con l'ex capitano.

Così è bastata l'intercettazione relativa alla chiacchierata che si sono fatti una quarantina di giorni fa l'ex delfino di Renzi Luca Lotti e il giudice Palamara e rivelata ieri mattina dal quotidiano La Verità per rinfocolare l'attenzione su una presunta trattativa che dai vertici della Roma è sempre stata negata con fermezza, l'ultima volta all'Assemblea dei Soci della scorsa settimana. Pare infatti che chiacchierando della sorte dei giudici e del mondo che li circonda, i due (Lotti e Palamara) si siano soffermati su una confidenza asseritamente ricevuta da Lotti da parte di Renzi: «Matteo (Renzi, ndr) era a Doha (inc.), ha detto "oh io la compro la Roma" (inc.)... c'era scritto... "io la compro davvero la Roma, ma lo stadio si fa o no?". E Matteo gli ha risposto: "Guardi, vediamoci a Parigi con Luca (forse Parnasi?, ndr) la settimana prossima...". Oh Luca (in questo caso Lotti, ndr), lo stadio non gli si può garantire!". Non siamo in grado di garantire lo stadio... il problema dello stadio si chiama Franco Caltagirone che è contro questa operazione... di solito siete voi magistrati che arrivate su 'ste (inc.) non noi politici... ma come fai a garantire...». Della parte dello stadio e di Caltagirone parliamo a parte. Ma quel che maggiormente incuriosisce è che, secondo Lotti, Renzi si sarebbe reso disponibile, con un terzo interessato, a farsi carico di una sorta di mediazione per provare a piazzare la Roma tra le mani di chissà quale sceicco. Forse proprio Nasser Al-Khelaifi, il proprietario del Paris Saint Germain, che però ad una recente riunione dei club dell'Eca ha risposto ai dirigenti della Roma - che, divertiti più che preoccupati, hanno chiesto a lui se conoscesse la fonte di tali false notizie - che non solo non ne sapeva niente, ma che non sapeva neanche come arginarle. E insieme ci hanno riso su.

Quel che è certo è che saltuariamente qualche verosimile confidenza viene buttata lì, da dare in pasto alle fauci fameliche dei tifosi che sognano campagne acquisti miliardarie in barba a qualsiasi Fair Play Finanziario. Così la notizia arriva prima (4 aprile) a un giornale finanziario (Milano Finanza), viene ripresa e fatta propria dal Corriere dello Sport, rilanciata da L'Equipe e Le Parisien in Francia e da lì nuovamente riproposta in Italia, fino ad arrivare direttamente sul banco dell'Assemblea degli Azionisti, dove Baldissoni e Fienga (rispettivamente vicepresidente e Ceo dell'As Roma) hanno smentito per l'ennesima volta, replicando le ferme prese di posizione del proprietario Pallotta (via twitter e via comunicato ufficiale). Un teatrino, insomma, con i tifosi della Roma per la stragrande maggioranza attratti, come è comprensibile che sia, soprattutto dall'idea di avere finalmente un proprietario che possa insidiare Messi al Barcellona come fece Nasser soffiandogli Neymar (che oggi, però, vuol tornare in Spagna). In tutto questo ci si è messo anche Totti che rispondendo, chissà quanto ingenuamente, ad una domanda nel corso della sua conferenza stampa di addio, ha ironizzato ricordando che la Roma è una società molto ambita e che a lui ogni tanto quando va a giocare in Qatar gli rivolgono domande sul tema. Autorizzando così gli ultrà dello sceicco a immaginare un futuro assetto con Malagò presidente (che però ieri ha smentito pure lui, confermando di voler restare al Coni), Totti dt e chissà chi in panchina, magari De Rossi con Guardiola come vice. Sogni, insomma. Ma forse qualcuno ci specula su.