La sua prima stagione in giallorosso si è conclusa con il grande attestato di stima di Daniele De Rossi, mica uno qualsiasi. In conferenza stampa, davanti a tutti i suoi compagni, il numero 16 - parlando di Florenzi e De Rossi - si sofferma anche su di lui: «C'è un Bryan Cristante, che arriva da Bergamo: io ne vorrei altri cento, di giocatori così, perché anche se non è nato a Roma ci mette sempre l'anima. Da romanista. Non è solo una questione di essere nati nella Capitale». Dichiarazioni che non possono lasciare indifferenti, soprattutto se hai da poco compiuto 24 anni e a pronunciarle è uno che vanta 117 presenze con la Nazionale e oltre 600 con la Roma.

Lo stakanovista

All'inizio paga inevitabilmente il passaggio da una realtà di provincia, per quanto blasonata come l'Atalanta, a un'altra reduce da una semifinale di Champions League. A Bergamo ha fatto faville nel ruolo di trequartista, rivelandosi uno dei migliori italiani del campionato: la Roma lo acquista per 20 milioni di euro (5 di prestito oneroso e 15 di obbligo di riscatto al verificarsi di determinate situazioni), più 10 di bonus variabili. Un investimento importante, compiuto battendo la concorrenza di molti club, Juventus compresa. Nelle prime gare non brilla - pur segnando un gol contro il Chievo, poi reso vano dalla rimonta rossoblù -, alternandosi perlopiù con Nzonzi nel 4-2-3-1 che Di Francesco vara a stagione in corso. Complice l'infortunio di De Rossi a Napoli a fine ottobre, però, Bryan si ritrova da valida alternativa a diventare un titolare insostituibile.

Dall'11 novembre in poi, gioca quattordici partite consecutive per tutti i 90'; soltanto una squalifica per somma di ammonizioni lo costringe a saltare la quindicesima, il 3 febbraio col Milan. È a dicembre che il soldato Bryan si riscopre bomber, andando a segno tre volte in venti giorni e mettendo in mostra le sue capacità di inserimento già ammirate con l'Atalanta. Il giorno dell'Immacolata colpisce il Cagliari con una staffilata dal limite: è il gol che ci dà il vantaggio, seguito poco dopo dal raddoppio di Kolarov; sembra il preludio a una preziosa vittoria esterna, se i giallorossi non si facessero raggiungere al 95' nella più scioccante rimonta della stagione. Una settimana dopo il destino di Di Francesco è appeso a un filo: la Roma fatica all'Olimpico col Genoa, ma un altro fendente (molto simile a quello di Cagliari) di Cristante ci regala il definitivo 3-2, che fa tirare un sospiro di sollievo al tecnico e a tutti i tifosi. È invece un colpo di testa su corner a sbloccare la trasferta di Parma, in cui i giallorossi chiudono il 2018 centrando tre punti preziosi.

Con Ranieri

La stagione però si complica sempre di più: la squadra non trova continuità e lascia punti più o meno a tutti. Bryan si dà da fare, ma quando le cose vanno male è difficile poter fare la differenza. Salta Di Francesco, seguito dalle dimissioni di Monchi - che aveva acquistato Bryan pochi mesi prima - e in panchina arriva Ranieri. Ma anche il tecnico testaccino dimostra di puntare sulle doti di dinamismo e sullo spirito di sacrificio del soldato Bryan. Il numero 4 salta soltanto la gara casalinga con il Cagliari, e anche stavolta è il Giudice sportivo a fermarlo. Per il resto gioca da titolare nove delle dodici gare con Sir Claudio in panchina (sempre rimanendo in campo 90') e subentra in due circostanze. A dimostrazione della straordinaria condizione fisica: con un anno in più di esperienza, nella prossima stagione potrà rivelarsi un'arma in più a disposizione di Fonseca.