La rivisitazione del campionato della Roma per giocatori comincia oggi con il primo in ordine di numero tra i difensori giallorossi: Rick Karsdorp, l'olandesone volante che però quest'anno troppe volte è rimasto a terra proprio quando sembrava in grado di spiccare il volo. Al netto dei quattro infortuni che hanno indubbiamente ridotto le sue possibilità di impiego e che confermano la generale sensazione di fragilità che ha dato da quando ha vestito la maglia della Roma (sono due anni, ormai), ciò che non ha ancora convinto è proprio la sua continuità di rendimento. E l'ultima stagione è decisamente significativa, al di là della media voto delle partite di campionato che è comunque sufficiente (6).

Quando infatti Di Francesco ha provato a cambiare qualcosa rispetto alle prime inaccettabili versioni della Roma, scelse proprio l'olandese affidandogli la cura della fascia destra in quell'inedito (e poi subito abiurato) 3412 con cui affrontò il Milan a San Siro, alla terza giornata di serie A. Rick non fece anche male (6 il voto del Romanista), ma quell'assetto non diede alcuna garanzia e lui perse il treno giusto, a causa anche di una non brillante partecipazione nella gara interna col Chievo (entrò sul 2-1 per la Roma al 24' del secondo tempo, finì poi 2-2). Poi arrivò il primo infortunio (lesione al retto femorale) e per rivederlo in campo dal primo minuto toccò aspettare fino alla comoda sfida di Coppa Italia con l'Entella di dicembre, 4-0 senza troppe difficoltà e un bel 7 per lui.

A gennaio visse poi un buon momento, tornando in campo dal primo minuto (con Florenzi ko) contro il Torino il 19 gennaio (ottima prova, e 7 in pagella) e ricevendo la conferma per la settimana successiva, nella trasferta di Bergamo, dove però sbagliò in un episodio determinante, lo stacco di testa contro Castagne: l'esterno di Gasperini riaprì così la partita saltando praticamente da solo con l'olandese che restò a guardare. Inaccettabile, per un difensore. Di Francesco lo schierò comunque titolare col Milan e lui si riprese e giocò benissimo anche la sfida successiva col Chievo, forse la sua miglior partita con la maglia della Roma. Ma lo sforzo di quattro partite di seguito fu pagato con un nuovo infortunio (il terzo, per affaticamento al flessore, ma a dicembre s'era fermato pochi giorni anche per un'infiammazione al ginocchio), così tornò in campo da titolare proprio nalla partita spartiacque della stagione, la trasferta di Oporto per il ritorno degli ottavi della Champions. E lì un altro black-out (un maldestro errore in uscita) costò alla Roma il gol del 2-1. Poi finì 3-1.

Fuori dalla Champions e con un nuovo allenatore, Karsdorp ha definitivamente compromesso la sua stagione alla prima occasione in cui Ranieri decise di schierarlo titolare (a Ferrara contro la Spal, dopo una decina di minuti con l'Empoli): perché su un innocuo cross da destra, esattamente come (non) fece a Bergamo con Castagne, anche a Ferrara rimase a guardare mentre Fares, il suo avversario diretto, più basso di un centimetro, andò con cattiveria a cercare e a colpire in aria il pallone che diede il vantaggio ai padroni di casa, complicando di molto una partita che la Roma avrebbe anche potuto vincere (prendendo forse lo spunto per decollare verso la Champions). Dopo quell'orrore Ranieri l'ha messo in naftalina, fino al 6 aprile, quando tornò titolare a Genova con la Samp, facendo benino, ma arrendendosi all'ennesimo infortunio. Tornò sempre a Genova, stavolta con il Genoa, entrando al 44' del secondo tempo con la Roma in vantaggio. E per poco non perse, anche per sue responsabilità dirette. Non era proprio stagione.