AS Roma

“Ti amo anche se vinci”, l’inno alla gioia di essere romanisti

Al Roma Club Testaccio presentato il 1º volume della collana di Cagnucci

(IL ROMANISTA)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
18 Febbraio 2026 - 07:00

Amore e orgoglio. Rigorosamente, spudoratamente e inequivocabilmente in chiave romanista. Sono i binari sui quali viaggia “Ti amo anche se vinci”. Senza mai deragliare, a partire dal titolo. Si tratta del primo volume dell’Enciclopedia Romanista, scritto da Tonino Cagnucci e pubblicato da “Il Romanista Edizioni”, ennesima propaggine di un progetto editoriale che già comprende radio, giornale e sito web. Il libro è stato presentato venerdì 13 febbraio in una gremitissima sede del Roma Club Testaccio. Ovvero la cornice più consona per un pomeriggio di puro romanismo, nel rione che rappresenta la culla del nostro tifo, con un vero e proprio parterre de rois fra pubblico e relatori. L’evento è stato condotto dal nostro Max Magni, al fianco dell’autore, alla presenza degli ex giocatori della Roma Stefano Impallomeni e Ubaldo Righetti; dello scrittore Sandro Bonvissuto (artefice della prefazione); di Massimo Izzi, fra i maggiori studiosi di storia romanista; e di Fabio “Hot Stuff” Redaelli, che con le sue sedici illustrazioni ha conferito al volume un ulteriore tocco artistico.

Ulteriore, perché la penna di Cagnucci racconta come pochi altri sanno fare, dipingendo immagini con le parole, rendendo poesia anche la prosa. Sull’onda dell’enorme successo raccolto dal suo precedente libro, “Il grande romanzo della Roma”, questa volta Tonino lancia un progetto ancora più ambizioso: un’opera poliedrica, che scandaglia in cinque volumi (raccolti in un elegante cofanetto) i molteplici aspetti della vita quasi secolare del Club. Si parte con “Le partite in cui la Roma ha vinto un trofeo. E quelle in cui ha vinto con i suoi tifosi”. Trentotto in totale, come un intero campionato, equamente diviso fra un ideale girone trionfante della squadra e un altro portato all’apice dai propri sostenitori. Atto d’amore e d’orgoglio appunto, che disintegra i canoni del mainagioia, tanto in voga negli ultimi anni quanto stridente con la nostra storia. «Noi non saremo mai anonimi - si legge nell’introduzione a cura dello stesso autore - Noi non saremo mai un passaggio a lato, un compito semplice, un viaggio turistico, una sensazione da supermercato. Non si tratta di fare una retorica della sconfitta, io non la sopporto, non sopporto il mainagioismo, l’epopea del “grazie lo stesso”, perché noi siamo sicuramente anche quella cosa lì, ma sappiamo superarla. Siamo destinati a farlo. Se perde, amiamo la Roma come si fa con un figlio in difficoltà, ma se vince l’amiamo lo stesso: non cambia niente». Compendio di educazione sentimentale.

Cagnucci traccia una direttrice nella quale potrebbe riconoscersi ogni generazione di romanisti, da quella dei pionieri dei primi trofei alzati al cielo, a quelle degli exploit degli Anni 60, della grandezza assoluta degli Ottanta, del ritorno al vertice di inizio Millennio, fino a quella contemporanea che portata in tripudio dalla Conference nel 2022. In mezzo, al di là dei diciotto titoli conquistati (più la promozione in A), le diciannove occasioni in cui a meravigliare il mondo sono stati gli spalti colorati di giallorosso. Nessuno si senta escluso. 

E mentre si prepara l’uscita del prossimo volume (prevista per inizio primavera), “Io che guardo solo te - La storia della Roma al cinema. 500 film con una passione in primo piano”, scritto a quattro mani con Federico Melis, si propaga ancora l’eco del primo. Antidoto ai revisionismi di ogni genere, ancora identitaria, omaggio alla passione. Romanista, ça va sans dire.

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