Quei fortini che rendono fortissimi
Negli ultimi 25 anni solo 2 volte la Roma ha subito meno di ora. Il record nel 2003-04 col passivo di appena 11 gol alla 24ª e 19 totali, ma il campionato era a 18 squadre
(GETTY IMAGES)
Primo non prenderle. Parafrasando, non prendere gol porta nelle prime posizioni. Comandamento quasi più che assioma, soprattutto in Serie A. Ma non solo. Perché la facile associazione di idee fra stile di gioco difensivistico - perfino catenacciaro - e reti ridotte al minimo, è anacronistica, oltre che smentita dai fatti. Il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola, ovvero i due paradigmi del calcio propositivo in epoca moderna, sono diventati rivoluzionari e vincenti quando hanno portato tutti i giocatori di movimento, primi gli attaccanti, a lavorare anzitutto sulla fase difensiva. Non è un caso che nell’ultimo quarto di secolo soltanto in tre occasioni il minor numero di reti incassate non abbia condotto allo Scudetto. E quando è successo, la difesa meno battuta non è mai scesa sotto il terzo posto finale. Segnali più che incoraggianti per la Roma di Gasperini.
Appena 14 gol al passivo ne fanno la squadra meno battuta non solo d’Italia, ma anche dei primi cinque tornei d’Europa. Numeri impressionanti quelli messi in fila fino a questo momento da Svilar e compagni, se rapportati a tutti quelli conseguiti nei campionati del terzo millennio. Fra questi spiccano gli 11 clean sheet, che superano o eguagliano il dato complessivo di almeno dieci stagioni prese in esame. E con altri quattordici turni da disputare ancora. Nell’ultimo quarto di secolo, alla 24ª giornata soltanto in due occasioni la Roma ha avuto una rete meno perforata. Nel 2003-04, con Capello alla guida, sono appena 11 i gol incassati, che diventeranno 19 al termine di un’annata per metà condotta da capolista, prima del sorpasso operato dal Milan campione d’Europa in carica. Cifra da record, anche se in parte condizionata dal campionato a 18 squadre (e quindi 34 partite complessive). Dieci anni più tardi, nell’esperienza d’esordio di Rudi Garcia in Italia, le reti subite sono 13 a questo punto della stagione, anche grazie agli incredibili primi dieci turni con altrettante vittorie, delle quali nove con la porta inviolata. A torneo concluso sarà 25 il numero nella casella del passivo, con ben 21 clean sheet conseguiti, nonostante il finale lasco e poco in linea col resto della stagione. E di nuovo la piazza d’onore in classifica. Primati che i giallorossi hanno sfiorato in seguito in un’unica circostanza, nel 2017-18 con Di Francesco in panchina, quando hanno comunque chiuso conquistando il podio, sia pure sul gradino più basso.
Certo, è capitato anche di non avere difese impermeabili e di centrare ugualmente le posizioni di vertice (con Spalletti soprattutto e nell’anno della tentata rimonta di Ranieri sull’Inter del triplete). Ma mai il contrario: se i gol incassati superano la soglia della media di uno a partita, il campionato riserva poche soddisfazioni. Valgano per tutti i due esempi limite degli ultimi 25 anni: quello dei quattro allenatori (2004-05), con 36 reti subite alla 24ª e 58 alla fine; e quello con Zeman in panchina, con la disastrosa cifra di 45 gol al passivo dopo 24 turni, parzialmente attutita dall’esonero del boemo al termine del torneo: 56. D’altra parte la scorsa stagione certifica quanto la solidità difensiva possa spostare anche in termini di punti: le sole sei reti incassate nelle ultime 14 giornate hanno scandito la straordinaria rincorsa alle prime posizioni, anche se purtroppo tardiva. Ora basterebbe tenere il ritmo.
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