Dopo il giorno del dolore per l'annuncio shock dell'addio di Daniele De Rossi, ieri a Roma è stato il giorno della rabbia. Alcuni gruppi della Curva Sud si sono dati appuntamento a piazzale Dino Viola poco dopo le 14 per protestare contro la decisione della società di non rinnovare il contratto del Capitano. Hanno sfidato la pioggia battente per contestare una scelta che, per chi ha fatto dei colori giallorossi la propria ragione di vita, non ha nessun senso. Sono circa un centinaio e si fanno annunciare da uno striscione : «As Azienda oggi chiarimo ‘sta faccenda!». Il riferimento diretto è a quella parola, Azienda, che è suonata totalmente fuori contesto quando il Ceo Guido Fienga l'ha utilizzata durante la conferenza stampa in cui si annunciava la fine di un Amore.

Dietro lo striscione si alzano poi i cori contro James Pallotta, Mauro Baldissoni e Franco Baldini, ritenuti i responsabili del divorzio. E poi ancora: «Noi non siamo americani» e «Dove sta la società». Il gruppo si accalca sull'ingresso del "Fulvio Bernardini" dove capeggia anche un altro messaggio, dalle fattezze più artigianali ma dal significato chiaro: «Fatelo firmà». La rabbia che guidava il gruppo all'inizio diventa meno netta, si apre la breccia per un confronto. Perché è chiaro che oltre alla collera per una decisione inaccettabile c'è il desiderio di capire i perché e i per come si sia arrivati a questo punto.

Arrivati sulla soglia del centro sportivo, alcuni rappresentati chiedo un incontro con il vicepresidente Mauro Baldissoni. L'ex dg accetta di ricevere una delegazione nel suo ufficio della nuova sede all'Eur ma la proposta cade nel vuoto. Le risposte devono arrivare a Trigoria. Allora l'alternativa è parlare direttamente con De Rossi, d'altronde sono tutti lì per lui.

Il messaggio arriva agli uffici e Daniele accetta accompagnato da Claudio Ranieri. Al confronto si unisce anche Ricky Massara che decide di metterci la faccia in nome della società. Un'ovazione accoglie l'arrivo del Capitano e tutti, anche quelli più defilati, si fiondano verso il cancello, lasciando cadere gli ombrelli e arrampicandosi sulle cancellate pur di intravedere un lembo di DDR.

La sua testa biondiccia fa capolino tra il nero dei cappucci dei suoi interlocutori e per un momento sembra festa. Ma dura un attimo perché la discussione entra nel vivo e il tema è sempre lo stesso: «Chi ha deciso di mandarti via Daniè?». De Rossi si destreggia come se stesse gestendo un pallone che scotta, si volta da una parte all'altra per parlare a tutti.

Il succo del discorso è questo: la decisione è stata presa, non importa da chi, e indietro non si torna, nemmeno in caso di una clamorosa marcia indietro della società. Ecco, la società. Basta questa parola per rimettere in circolo il veleno dei tifosi: «Chi ha deciso che Daniele doveva andarsene?». Massara prova con trasporto a spiegare che si tratta di scelte che fanno parte della vita di un club ma il discorso non convince tanto le persone che lo stanno ad ascoltare.

In suo soccorso arrivano il Capitano e mister Ranieri che invitano i tifosi a non prendersela con chi in queste decisioni non c'entra, di non accanirsi contro un dirigente che probabilmente alla fine di questa stagione lascerà Roma, lasciando intendere che i responsabili dell'addio sono da ricercarsi ad altre latitudini. I tifosi cercano un appiglio e chiedono a Ranieri di restare ancora ritenendolo l'ultimo baluardo della romanità ma il mister allontana l'offerta ribadendo quello che da settimane dice in conferenza stampa e nelle interviste del post-partita.

Il tempo stringe perché a minuti la squadra deve scendere in campo per l'allenamento pomeridiano. De Rossi ringrazia tutti ribadendo di sentirsi uno di loro e si raccomanda di non fare "altri casini" perché tanto non servirebbe. Sta rientrando quando un paio di ragazzi riesco a divincolarsi dalle guardi del servizio d'ordine di Trigoria e si avvicinano al Campione per una richiesta: il giacchetto che sta indossando, non è come una maglia ma va bene lo stesso.

Daniele li guarda tra il sorpreso e il divertito, ribatte che piove e gli serve per allenarsi ma si arrende subito. Come fai a dirgli di no. Il trio rientra, la discussione è durata circa una decina di minuti, e anche i tifosi si allontanano. Continua a piovere. È maggio ma sembra novembre e nell'aria c'è una sensazione di tristezza che riflette i sentimenti di questi romanisti, ma anche di quelli che ieri non c'erano in quel piazzale ma avrebbero comunque voluto gridare tutto contro chi ha messo la parola fine sulla storia d'amore tra De Rossi e la Roma. Per salutare il Capitano ci saranno ancora le partite contro Sassuolo e Parma, ieri era solo il giorno della rabbia.