All'indomani del debutto con la maglia della Nazionale maggiore, Nicolò Zaniolo si è concesso ai microfoni di Rai Sport. Il romanista ha raccontato le sensazioni di un periodo che lo vede sempre sotto i riflettori, dall'azzurro al giallorosso. «L'esordio è stata una grande emozione, un altro sogno che ho realizzato quest'anno, ma so benissimo che devo restare con i piedi per terra». Umile eppure consapevole delle proprie qualità, non è sorpreso dal percorso degli ultimi mesi: «Penso di aver dimostrato dopo il mio valore. In quel momento non ho pensato troppo», rivela.

Ma perfino nella sua brevissima carriera non è mancato qualche passaggio a vuoto che avrebbe potuto deprimerlo, mentre lui ha trovato in se stesso e nella propria famiglia la forza di reagire: «Ho continuato a lavorare, non mi sono mai fermato neppure nei momenti negativi. Ho sempre creduto in me stesso. Mi hanno dato forza mio padre, mia madre e mia sorella più piccola. Mamma si è messa a piangere quando ho esordito in azzurro, ma anche papà si è commosso».
Uno fra i primi a credere in lui è stato il ct Mancini, che lo ha convocato prima ancora che esordisse con la Roma: «Sta facendo vedere che punta molto su noi giovani. Ha ragione quando dice che la vittoria contro la Finlandia non era scontata perché è una squadra tosta e ci ha creato delle difficoltà». Ma anche a Trigoria Zaniolo ha avuto un mentore che non ha dimenticato: «A Di Francesco devo tanto, perché insieme a Mancini è stato il primo a credere in me. Mi ha spiegato come comportarmi fuori dal campo. Sa come rapportarsi con le persone. Mi è dispiaciuto che sia andato via, è un discorso personale perché lo ritengo bravissimo. Ora c'è Ranieri: dovrò dare il massimo per lui. Ha esperienza, sa come ci si deve comportare a Roma e poi è uno che ha vinto in carriera». Proprio i comportamenti spesso preoccupano chi arriva nella Capitale da altre realtà. Non Nicolò: «Si vive la Roma 24 ore al giorno. Hai sempre la gente vicino e io chiedo loro di sostenerci quando li incontro. Questa vicinanza la senti». Quella dei tifosi come quella del club: «Al debutto in azzurro mi ha chiamato Balzaretti per i complimenti».

L'ex terzino non è il solo dirigente a cui fa riferimento. Dietro le scrivanie ora c'è Totti, che con Zaniolo condivide non soltanto doti tecniche fuori dal comune: «Il 10 ottobre 1998 Francesco esordì in azzurro a Udine, proprio come me. Lui mi dà consigli, su come allenarmi, come giocare e come comportarmi. Si vede che è un campione anche fuori dal campo. Mi ripete spesso di restare con i piedi per terra e mi dice che ad arrivare ci vuole un attimo, ma per restare a un certo livello è durissima». E i romanisti sperano che questa crescita continui a Trigoria. «Kean è il mio compagno di stanza. Ci siamo fatti una foto insieme sui social, ma non c'è niente dietro. Non ci sono riferimenti al mercato o alla Juve, siamo solo amici. Ci conosciamo dall'Under 19. Stiamo bene insieme perché siamo simili e ci piace scherzare. Non ero sicuro partisse bene, ma ci speravo e gli ho detto che avrebbe segnato. Sono contento che ci sia riuscito». Dalla gioia per l'amico a quella personale, Zaniolo ripercorre i momenti più belli di quest'annata per lui magica: «La prima partita in Champions contro il Real e il primo gol in A con il Sassuolo. Non capivo più niente».

Ora Nicolò è sugli scudi e sulla sua onda lunga anche la madre è diventata un personaggio di rilievo. Il ragazzo prova a spiegare il loro rapporto: «È molto forte, lei è sensibile e ogni volta che faccio qualcosa di bello piange, come a Udine. Io sono geloso come tutti i figli: non è che siamo severi l'uno con l'altra, ci vogliamo bene e basta. Ho un bel rapporto anche con papà, ma io sto sempre con lei, che mi accompagna sempre a Trigoria perché non ho la patente». Anche sugli undici tatuaggi c'è l'impronta materna: «Il più importante è quello che ho sulla coscia ed è dedicato alla mia mamma. C'è scritto "Nella mia esistenza sei l'essenza"»