Nessuno tocchi Edin. È bastata una prestazione sottotono in casa dell'Atletico Madrid, per sovvertire ogni giudizio su di lui. Che dovrebbe essere più che consolidato, a giudicare da quanto ha dimostrato nell'arco di un'intera carriera, ma soprattutto durante la sua avventura in giallorosso.

Invece, ogni volta che il centravanti bosniaco resta a secco di gol per qualche partita, riparte puntuale la solfa anti-Dzeko. I refrain associati al suo nome negli ultimi giorni recitano «sparito», «caso», perfino «dilemma». Che per un giocatore autore di 10 gol, 2 assist e una serie di prestazioni di altissimo livello nelle prime 17 gare stagionali, con qualche picco sontuoso, appaiono francamente poco generosi. Tanto per restare eufemistici.

Anche al Metropolitano Edin aveva cominciato bene. E da par suo, giocando molto più per la squadra che per se stesso. Aspetto sempre troppo poco considerato, questo, quando si tende a (sotto)valutare l'incidenza nei risultati della Roma di questo straordinario attaccante. A dispetto di un fisico da corazziere, Dzeko non è la classica boa che aspetta il pallone in mezzo all'area e vive solamente peril gol. Al contrario, svolge un lavoro preziosissimo di regista offensivo. Quando la squadra è in difficoltà, lui è quello verso il quale rilanciare palloni alti, o comunque sporchi, che nella stragrande maggioranza dei casi difende lottando da solo contro l'intera difesa avversaria, o subendo falli e quindi, di fatto, conservando il possesso. Ma anche in caso di azione manovrata, spesso retrocede sulla trequarti per smistare verso gli attaccanti esterni, o si defila sulle fasce per creare spazi nei quali i compagni possono inserirsi.

Non è un caso che El Shaarawy e Perotti stiano vivendo nell'ultimo periodo le rispettive migliori fasi stagionali in termini di incisività sotto porta, proprio mentre lo stesso Dzeko segna meno del solito, di fatto giostrando in posizione ibrida. Da centravanti di manovra, quasi trequartista. Ma al di là delle ultime settimane, la vena realizzativa di Edin è la stessa di sempre. Ovvero quella di un attaccante capace di sfiorare i trecento gol da professionista in carriera (adesso è a quota 297), traguardo nel mirino già nelle prossime settimane. Non solo. Il bosniaco vanta numeri da bomber di razza con la maglia della Roma, che pochissimi nell'intera storia giallorossa sono stati in grado di superare. O addirittura di avvicinare. Dzeko ha al suo attivo 59 gol da romanista, corredati da 23 assist vincenti, tutto in 107 presenze. Tradotto, vuol dire che 82 reti romaniste in poco più di cento gare con lui in campo, portano la sua firma decisiva in calce. L'anno scorso ha stracciato ogni record, non soltanto "interno", ma anche riferito al calcio italiano di ogni tempo: nessuno prima di lui aveva realizzato 39 gol complessivi (fra campionato e coppe) in una stagione. Nemmeno Nordhal, Angelillo o il tanto osannato Higuain, che nelle sue prime cento partite in Italia ha segnato meno del bosniaco.

Dzeko paga ancora il peccato originale di quell'avvio di avventura romanista non del tutto positivo (ma segnò comunque alla Juve e in entrambi i derby). Nulla gli viene perdonato, nemmeno una giornata appena sotto la sufficienza. Eppure tutto soffia in direzione di Edin: gol, assist, presenza determinante nel cuore del gioco di Di Francesco. Che infatti a lui non rinuncia mai.