Dopo "Sky ", "Libero", "Panorama", anche altre testate o redazioni romane sembrano prepararsi all'ennesimo trasloco a Milano. Posti di lavoro che spariscono e impoveriscono lettori, professionisti dell'informazione e Roma, ancora e nonostante tutto, capitale d'Italia. Il centro nevralgico e politico delle decisioni del Paese sembra così restare al buio. Ovviamente sono l'economia e la finanza che muovono il mondo, ma questo è un altro lato della vicenda. Una concomitanza di fatti e di dati che decreta la sconfitta di una intera comunità: dalla politica, che perde appeal per i grandi gruppi editoriali, alle attività produttive che si spengono con l'esodo delle grandi aziende e le difficoltà a sopravvivere dei piccoli imprenditori. E non è un caso se di tutto questo e altro se ne è parlato ieri sera dalle 21.00 nel Ghetto di Roma, a piazza Mattei (più conosciuta come piazza delle Tartarughe) una zona del centro storico della città che sta vivendo la stessa sorte: impoverimento e sconfitta. Di un rione storico, di un paese, di mestieri e professioni. Proprio nel ghetto sono scomparsi tutti o quasi i commercianti storici e gli artigiani mentre sono rimasti bar, ristoranti e gallerie d'arte. Passandosela male.

Eppure, l'allarme va ben oltre il dato locale e formale, perché l'indagine richiede attenzione. La trovate oggi in questa stessa pagina e la ritroverete sul quotidiano in edicola lunedi 27 con la seconda puntata. L'industria dell'informazione sta cambiando pelle e, come per l'effetto domino, le aziende iniziano a rincorrere lo stesso schema: tagliare i posti di lavoro. "Il Romanista" tuttavia è in controtendenza. Il nostro quotidiano, grazie a un editore anch'esso in controtendenza e illuminato è, e lo sarà sempre maggiormente, la testimonianza che volere è potere. Si può, se i conti aziendali sono ben fatti e amministrati (e i progetti seri e mirati), essere ancora presenti sul mercato con un cartaceo in edicola e l'edizione sfogliabile su pc tablet e mobile. Le inchieste ed i servizi di approfondimento sembrano uscire dai palinsesti, tornare marginali, mentre il lavoro del giornalista viene modificato un po' ovunque.

Il Romanista in piazza

Ma al Romanista le inchieste quartiere per quartiere sono tornate di moda, le storie e gli approfondimenti pagine di routine, le indagini un dato di fatto. Nel blackout il "Romanista" è una piccola luce. Che può illuminare tuttavia la strada ad altri. Per raccontare tutto questo e i fatti di Roma e di Milano, con la riflessione delle associazioni di stampa regionali, Stampa Romana e Stampa Lombarda, Monica Soldano, co-autrice del programma e direttrice di "radio100 passi", ha immaginato una serata in piazza, al "Bistrot Le Tartarughe".

Alla trasmissione, e serata speciale, hanno partecipato: Lazzaro Pappagallo, giornalista Rai e segretario di Stampa Romana, Paolo Barbieri, giornalista di "Askanews" e vicesegretario di Stampa Romana, Andrea Garibaldi, giornalista di lungo corso, conoscitore di Roma e già responsabile cronaca romana del "Corriere della sera", Arianna Di Cori, giornalista freelance di "Repubblica", Stefano Romita, giornalista e responsabile editoriale del "Romanista", il quotidiano dei tifosi giallorossi, che sfidando il mercato è di nuovo in edicola, tutti i giorni a 32 pagine e sul web con il sito, l'edizione per pc, tablet e mobile, e presente su tutti i social. Da Twitter a Instagram. E con una pagina Facebook che sfiora i 100mila fans.