Schick «ha una qualità incredibile». Ha esordito così Claudio Ranieri nel giorno della sua presentazione come nuovo allenatore della Roma. Una scossa. Di solito, quando si cambia tecnico nelle squadre di calcio si dice che arriva una scossa. E sicuramente a Patrik deve aver fatto piacere quello che Ranieri ha detto di lui pochi minuti dopo aver indossato la divisa della Roma. Un'investitura e una responsabilità, senza dubbio.

Non che Di Francesco non ne riconoscesse le potenzialità, ma il tecnico abruzzese, che pure ha provato a metterlo insieme a Edin Dzeko, gli aveva riservato un ruolo che, ci si può pure girare intorno, meno si addiceva alle sue caratteristiche. In tanti chiedono da tempo di poter vedere insieme il giocatore più prolifico della rosa della Roma, cioè il cigno di Sarajevo, e il ragazzo che veste Praga. Sì, un calciatore chic, raffinato, a cui troppo spesso si è rimproverato di non avere carattere (anche Dzeko ne sa qualcosa). Che il suo rendimento non fosse all'altezza del reale valore e soprattutto della cifra sborsata da Monchi nell'estate del 2017 per acquistarlo, lo ha sempre saputo anche Schick.

Per potersi calare completamente nel sistema di gioco di Di Francesco, non solo come vice-Dzeko, ma anche nel ruolo di esterno destro di piede mancino - cosa fatta anche molto bene, seppur sporadicamente (tutti abbiamo negli occhi l'eccellenza di Roma-Barça del 10 aprile scorso) - occorreva sacrificio. E Patrik, il suo percorso, in questo senso, l'aveva già cominciato. Come tirar fuori le proprie potenzialità inespresse? A cavallo tra il 2018 e il 2019 la decisione: affidarsi a Jan Mühlfeit, the positive leader. Un mental coach tra i più famosi del mondo: «Ma ho iniziato da poco con lui, è una questione privata, le buone prestazioni sono merito mio», ha precisato.

Aiutati, che Dio t'aiuta, si dice. Così, quest'anno, in 1.405 minuti giocati tra campionato e coppe, ha segnato cinque gol. Tutti all'Olimpico: alla Samp, un acuto in un periodo però non positivo, quando ha avuto l'opportunità di essere titolare al posto di Dzeko infortunato. «Dimostri adesso il suo valore», confidò Difra. E Patrik deluse. Per poi riprendersi, con prestazioni incisive soprattutto per "garra". Con il Sassuolo a Santo Stefano un gol e un assist e poi attributi al servizio della squadra con il Torino (anche se per soli 18'). Nel mezzo i due gol all'Entella nel primo turno per le big in Coppa Italia. Un'inspiegabile panchina a Bergamo nel pazzo 3-3 con la banda Gasperini (gli fu preferito Kluivert, in corso d'opera). Poi 81 minuti ottimi con il Milan, dove tutta la squadra fornì una reazione. Poi due terzi di partita a Verona, con il Chievo, dove ha fatto il Mandzuschick, arando la fascia e dando qualità agli attacchi. Prima di fermarsi per un problema muscolare e star fuori in pratica tre partite (Bologna, Frosinone e derby, dove è subentrato per 8' finali). È tornato, riprendendo da dove eravamo rimasti: è cambiata la sua faccia, il suo colore.

E poi Ranieri e l'Empoli, dove ha fatto un centro da tre punti. Di testa. Che cosa si sarà messo in testa Patrik? Un cerchietto rosso, intanto. E poi di tornare a segnare in trasferta, dove non lo fa dal 21 aprile 2018 (unico gol fuori casa con la Roma). E si giocava, guarda caso, a Ferrara con la Spal. Tutto è cambiato, certo, non c'è dopo tre giorni una semifinale storica di Champions da giocare ad Anfield. C'è però l'aggiustatore, Claudio Ranieri, che punta su di lui, che è un patrimonio (da valorizzare) del club, per poter tornare a sognare serate come quella di Liverpool.

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