Da Di Francesco a Ranieri. Dal 4-3-3 preferito da Eusebio, pur con tutte le sue varianti che prevedevano comunque una sola punta centrale, al 4-2-3-1 del debutto di Claudio con possibile sviluppo verso il 4-4-2. L'aridità dei numeri da sola non basta a chiarire il cambio in vista. Dopo due stagioni in alternativa, Dzeko e Schick possono finalmente formare una coppia d'attacco vera e propria. Così uguali eppure così diversi. Entrambi longilinei, dotati di tecnica sopraffina, capaci di grandi colpi; uno ambidestro in grado di siglare le sue reti più belle di sinistro, l'altro mancino purissimo; uno centravanti attirato dall'istinto a giostrare da regista offensivo, l'altro seconda punta con guizzi da bomber pregiato; uno in gol soltanto in trasferta in questa stagione, l'altro esclusivamente in casa.

L'ultima volta che il ceco ha segnato lontano dall'Olimpico è stata proprio a Ferrara, dove la Roma sarà di scena sabato, quando scontato il turno di squalifica rientrerà anche il bosniaco. E allora sarà la prima occasione del nuovo corso per gustarli uno accanto all'altro. «Dzeko e Schick per me devono giocare insieme»: lo ha detto chiaramente Ranieri, nel corso della sua prima conferenza da romanista, diramando così ogni dubbio sull'utilizzo del doppio attaccante. «Ho visto Schick entrare a Oporto con grande rabbia e volontà. Ha una qualità incredibile, è fortissimo, velocissimo, tecnico. Se si sblocca, ed è vicino a sbloccarsi, i tifosi si innamoreranno di questo ragazzo».

Le parole al miele del nuovo tecnico sono suonate come una profezia la sera successiva, quando il numero 14 ha deciso il match con l'Empoli con uno stacco di testa sontuoso. E anche se Dzeko resta sotto media rispetto alle abitudini, come ha ammesso lo stesso allenatore, «Normale un anno no per i bomber», lo stesso Ranieri ha già voltato pagina: «Anche Batistuta, Pruzzo, i più grandi attaccanti hanno avuto questo momento». Chissà che il paragone coi due grandi centravanti del passato non sia di buon auspicio anche per Edin. Sembrano già lontanissimi i tempi in cui Di Francesco spiegava che l'intesa fra i due non era così facile da raggiungere: «Ho lavorato su Patrik e si è adattato anche a un ruolo a cui non era abituato. Può giocare con Dzeko ma non voglio sentir parlare di coppia, davanti abbiamo un tridente» a dicembre 2017. E ancora, l'anno successivo: «Spesso mi dicono che devono giocare insieme, ma dipende anche dagli altri: dobbiamo essere più bravi a sfruttare l'ampiezza». Nell'ultimo anno e mezzo è successo poco, ma da sabato prossimo a Ferrara i due poli d'attacco non saranno più opposti.

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