«Faccio un grosso in bocca al lupo al mister per questa nuova avventura sulla panchina della Roma. Sono molto contento per lui: è innamorato dei colori giallorossi, gli auguro di fare bene». Luca Toni con Claudio Ranieri ha condiviso i primi sei mesi del 2010 (arrivò alla Roma a gennaio, se ne andò a giugno) coincisi con un girone di ritorno eccezionale nella stagione che portò la Roma a un passo dallo scudetto, perso nella maledetta gara contro la Sampdoria del 25 aprile. «Lo considero uno dei momenti più belli della mia carriera, peccato per come è andata a finire: mi resta il ricordo di una grande squadra, di un pubblico eccezionale, di tante partite vinte, di un boato dell'Olimpico che mi fa venire ancora i brividi». Il boato a cui si riferisce l'attaccante emiliano è quello successivo al suo gol all'Inter, quello del 2-1 (dopo il vantaggio di De Rossi e il pari di Milito), davanti a oltre 70.000 romanisti. «Un momento indimenticabile».

Che allenatore è Ranieri?
«È bravissimo a creare un buon gruppo, con il suo modo di fare lo rende granitico e sa gestire lo spogliatoio».

Qual è il suo modo di fare?
«A livello di comunicazione è forte. Lui parla con tutti i giocatori, li mette sullo stesso piano, li considera allo stesso modo. I più bravi come i meno bravi, per Ranieri sono tutti importanti. Le sue decisioni le spiega. L'undici titolare lo mette in campo in base al lavoro della settimana e se un calciatore si allena bene riesce a ottenere il suo spazio. Ha il carisma necessario per tenere in mano uno spogliatoio senza essere arrogante, anzi, avendo un rapporto schietto e sincero con la squadra».

Sul piano tattico?
«Cerca di mettere i calciatori nelle migliori condizioni per rendere al massimo. Poi naturalmente ci si può riuscire o no. Io di lui ho un gran ricordo perché resta l'allenatore di una cavalcata fantastica alla quale è mancato soltanto il lieto fine. Quando le cose vanno bene è naturale che ci si diverta. E Ranieri era bravo a farci divertire vincendo. Poi resto dell'opinione che le sorti di un tecnico dipendano sempre dai giocatori: sono quelli bravi che fanno la differenza. Più ce ne sono in una squadra, più la squadra ha possibilità di vincere le partite».

La Roma ne ha di giocatori forti...
«Molti. Vale almeno il quarto posto. Ha perso tanti punti per strada e adesso si trova nella situazione di dover rincorrere un piazzamento che rappresenta un obiettivo fondamentale non solo dal punto di vista tecnico».

Come te l'aspetti la nuova Roma di Ranieri?
«Su questo non voglio sbilanciarmi. Ranieri ha una sua idea, ma cerca comunque di trovare il sistema di gioco che meglio si adatti ai calciatori a disposizione».
È stato giusto esonerare Di Francesco?
«La società ha ritenuto necessario farlo altrimenti non avrebbe chiamato Ranieri».

Tu avresti cambiato?
«Da esterno è impossibile conoscere quale sia la realtà. Solo chi è dentro può sapere quali siano le reali difficoltà della squadra e quali siano gli interventi giusti per migliorare una situazione difficile».

Ranieri è l'uomo giusto?
«È tifoso della Roma, conosce l'ambiente, ha fatto bene a Roma. Penso possa esserlo. Personalmente glielo auguro».