L'uomo derby è lui. Non soltanto per i suoi trascorsi e nemmeno perché all'andata li ha fatti piangere proprio in quel minuto che gli sta tanto a cuore. Aleksandar Kolarov è uomo derby per antonomasia perché di stracittadine ne ha vissute ben ventuno, su tre latitudini differenti. E in ognuna è riuscito a essere protagonista, realizzando gol con tutte le maglie indossate nella sfida più sentita.

Prima di vestire quella della Roma il suo bilancio personale era in perfetto equilibrio, con sette vittorie, altrettante sconfitte e quattro pareggi. Poi l'arrivo in giallorosso e l'ago che comincia a pendere dalla parte giusta. In tutti i sensi. Tre derby da romanista per il serbo, che è tuttora imbattuto, potendo vantare un pareggio e due vittorie. L'ultima particolarmente gustosa, con la sua firma in calce. Una punizione magistrale calciata alla sua maniera, al 71', quando il punteggio era ancora inchiodato su un 1-1 frutto di una disattenzione difensiva eppure bugiardissimo per quanto si era visto in campo fino a quel momento.

A fare giustizia ci ha pensato allora il numero 11, con un tiro forte ma carico di effetto che non ha lasciato scampo ai dirimpettai e ha avviato la gara verso l'unico esito possibile, prima che Fazio si facesse perdonare l'errore precedente arrotondando il risultato finale. Una vera e propria nemesi che ha toccato l'apogeo nell'esultanza di Aleksandar, sfrenata e carica di gioia, alla faccia delle vesti da ex e dei godimenti contenuti tanto di moda. Il calciatore dal grugno perenne, l'archetipo dell'uomo che non deve chiedere mai, certo non si piega ai copioni di rito. Tiene anzi fede al personaggio che non ama sviolinate e ruffianerie di sorta: esplode al gol e si ripete al fischio finale in un significativo abbraccio con Capitan De Rossi.

Riedizione di quello di un anno prima, quando il terzino si era "limitato" a conquistare il rigore (poi trasformato da Perotti) del primo vantaggio. Un rientro nel derby romano col botto: prestazione sontuosa, in linea con il suo impatto in giallorosso, e subito vittoria. A delimitare la distanza con un passato mai come adesso più che remoto. Il pareggio della gara di ritorno - arrivato pochi giorni dopo l'impresa di Champions ai danni del Barcellona - non ha macchiato il ruolino di marcia di Kolarov, che sabato disputerà il suo ottavo derby della Capitale, il quarto dalla parte giusta. È riuscito a incidere con un gol anche dall'altro lato della barricata, ma è successo nel paleozoico, quando il suo look era ben lontano da quello attuale che manda in visibilio le donne; e prima che i suoi tifosi dell'epoca manifestassero quella tendenza a privilegiare il sostegno per altre squadre. Episodio che lui non esitò a stigmatizzare (tanto per rimarcare che la piaggeria non gli è mai appartenuta), per poi abbandonarli definitivamente in direzione Manchester.

Anche con la maglia del City il derby lo ha spesso vissuto da protagonista, la maggior parte delle volte al fianco di Dzeko, e pure in Mancunia è riuscito a realizzare un gol nella stracittadina, in FA Cup, anche se in quell'occasione (nel 2012) non bastò a evitare l'eliminazione ai citizens. Ma è stata l'unica volta in cui un suo centro non è servito a vincere: perfino a inizio carriera con l'Ofk Belgrado (3 presenze totali nella lega serba, tutte nei derby) segnò l'unica rete della sfida contro il Partizan. Doveva ancora compiere 21 anni ed era già decisivo nei big match. Tredici stagioni dopo lo è ancora.