Cuore di Centocelle. Via Tor de Schiavi. Una meravigliosa mattina romana di maggio. Profumi di una Roma d'altri tempi. Facce che ti guardano e sorridono. Un'atmosfera di confidenza che ti riconcilia con il mondo. C'è un grande telone blu a ricoprire la facciata di una palazzina popolare dove Lucamaleonte, street artist di fama mondiale, romano e e romanista come noi, con il patrocinio della Regione Lazio, ha confezionato la sua ultima opera, un murale di Sergio Leone, iniziativa promossa dalla nostra Roma e dall'Ater l'istituto delle case popolari. L'ennesima opera di un progetto che va avanti già da qualche anno e che in precedenza ha visto il brindisi in occasione dei murales di Alberto Sordi, Gigi Proietti, Lando Fiorini, Anna Magnani, tutti fuoriclasse, tutti romani e romanisti.

Come, appunto, Sergio Leone. Un genio del cinema, regista autore di capolavori immortali, da «C'era una volta in America» a «C'era una volta il West», da «Il buono, il brutto e il cattivo» a «Per un pugno di dollari», pellicole in cui il regista romano ha dato lezione agli americani su come si fa il cinema, a partire dai western. Giù il telone. Eccola l'inconfondibile faccia di Leone, la barba, gli occhi intelligenti, l'espressione di chi sa guardare il mondo attraverso una cinepresa. Il tutto colorato di giallorosso. Come i colori della nostra città. Come i colori della nostra Roma. La squadra per cui tifava Sergio Leone. Lo diciamo anche per smentire la diceria di chi dice che il regista tifasse la squadra del presidente Lotito.

Presenti ci sono anche due ragazzi di una ventina d'anni, studiano Cinema al Dams, sono entrambi innamorati delle opere di Leone ed è un piacere scoprire che ci sono ventenni capaci di riconoscere il genio di uno dei registi più importanti della storia del cinema. Su una cosa però si sbagliano. Quando al nipote di Leone, Federico, presente all'inaugurazione, dopo aver citato alcune battute dei film di Leone, dicono che era un tifoso della Lazio. Federico con un sorriso li smentisce: «Ma non è vero. Nonno è stato sempre un tifoso della Roma. Come tutta la nostra famiglia. Come nonna, sfegatata come poche, mia mamma, mia zia, mio zio Andrea che è un altro perdutamente tifoso giallorosso. Come lo sono io. Andrò a Tirana perché una finale con la nostra Roma non me la posso proprio perdere. La Roma in famiglia è stata sempre una presenza quotidiana. Anche se ero piccolo, me le ricordo le domeniche in cui da noi arrivava il maestro Ennio Morricone con la famiglia e poi tutti insieme andavamo allo stadio Olimpico. Nonno ed Ennio che nel cinema sono stati un binomio straordinario, lo erano pure come tifosi. Della Roma, lo ribadisco, anche se so che Carlo Verdone ha dichiarato che nonno era della Lazio. Non so perché Carlo lo abbia detto, ma è una sciocchezza perché nonno era romanista come tutta la famiglia Leone».

Una famiglia che ancora oggi lavora nel cinema, ha una casa di distribuzione (la «Leone group») molto attiva in campo cinematografico. Dove, per chi ancora non lo sapesse, lavora pure la famiglia Friedkin. Con cui i Leone da anni hanno rapporti di lavoro. I film che i Friedkin producono vengono infatti distribuiti dalla «Leone group» in Italia e in Europa. Tra le famiglie ci sono rapporti di confidenza consolidati nel tempo. In particolare tra i giovani con Federico (e il fratello più grande) che può vantare un'amicizia con Ryan Friedkin: «Lo conosce meglio mio fratello, ma anch'io ci sono un po' in confidenza. E' un ragazzo molto simpatico. Riservato? Sì, ma vi posso assicurare che è assolutamente entusiasta dell'avventura che hanno cominciato con la Roma. Se li conosco bene, sono sicuro che con loro ci toglieremo grandi soddisfazioni. Anche nonno ne sarebbe convinto».