La tecnologia può non bastare

La questione arbitrale: l'eterno ritorno

Il Var rimane molto utile, non è certo quello il problema. Sono gli uomini che continuano a sbagliare. Ma perché dopo errori gravi non vengono dismessi?

L'arbitro Rocchi consulta il Var (Getty Images)

L'arbitro Rocchi consulta il Var (Getty Images)

13 Maggio 2022 - 11:03

Caro Rocchi, vengo con questa mia a dirvi del Var. Del disastro Var. Ma non vorrei che mettendo sulla graticola l'ottima tecnologia si accantonasse il vero problema. Non è il Var che fa sbagliare l'arbitro, ma è l'arbitro a sbagliare. Sia quello al Var che quello in campo. Sempre. Lo avrebbe sostenuto Catalano ma ripetere giova. Quando sento parlare d'insofferenza verso lo strumento meccanico penso che, ancora una volta, ce la stanno incartando. Sono gli arbitri, la classe arbitrale, i loro capi, alcuni giornalisti e qualche dirigente calcistico a soffiare sul fuoco. Fanno caciara, come si dice a Roma, così vince la confusione e le cose restano come sono. L'eterno ritorno. Ora infatti parlano di rivoluzione. Mi viene da ridere.

Questa parola l'avrò sentita celebrare centinaia di volte nel mondo del calcio, molto più che in un testo di storia. È un luogo comune, come quello degli arbitri in buona fede. Lo dicono in coro, mazziati e fortunati. Fa tanto politically correct. Io non ci credo. Lo sosteneva il pluridecorato Moggi. Un motivo in più oggi per non credere alla buona fede. Uomini che sbagliano, si dice. Chi non sbaglia? si aggiunge. Un luogo comune anche questo. Non sono uomini che sbagliano ma arbitri costretti a prendere decisioni. Gli arbitri, del resto, sono gli unici nel nostro Paese a prendere decisioni. Sbagliano perché devono scegliere con chi stare in pochi secondi, si dice. Altro luogo comune. Sbagliano di più in verità quando hanno minuti interminabili per decidere. Si dice che non siano preparati. Altro luogo comune. In realtà sono preparatissimi e lo dimostrano in campo evidenziando presunzione e faccia tosta. Alcuni fanno la faccia brutta, altri cercano di sorridere e fanno i piacioni con i giocatori.

Luoghi comuni perché cercano di fare quello che gli viene detto («mostrati amico dei giocatori»), ma il risultato è disastroso. Quando fanno errori che neanche un ragazzino alle prime armi, vengono "puniti" con alcune giornate di squalifica, così il popolo del calcio, quello mazziato, resta contento. Una, due, tre giornate come ai giocatori scorretti. Poi però invece di andare a fare un altro mestiere ritornano in campo e continuano a sbagliare. Non possono essere licenziati? Si oppongono i sindacati? Hanno un contratto blindato che non prevede il rapporto di fine lavoro? Oppure…

Caro Rocchi, come vede non ho citato neanche un nome (quanto avrei voluto) per evitare di personalizzare, confido nella sua memoria e nelle sue decisioni. Caro Rocchi quegli arbitri che lei conosce benissimo remano contro il suo operato, si fidi. Lei, lo so, è una persona onesta e capace ma il quadro arbitrale di questo campionato è stato disastroso per alcune squadre e generoso per altre. E non mi racconti la favola che alla fine del campionato torti e regali si compensano (featuring Moggi). Se fosse stato disastroso per tutte avremmo parlato di incapacità (luogo comune). Lei sa meglio di me che s'indirizza una partita non tanto sul rigore dato o non dato, ma dall'andamento e dalla giustezza dei fischi arbitrali durante l'intera partita. Quante partite ho visto indirizzare. Buona fede? Sono tanti gli arbitri utilizzati in questo campionato che hanno almeno giocato dieci partite. Se ne salvano pochi e alcuni addirittura sono stati fatti internazionali a loro insaputa. Alcuni anni fa venivano promossi perché dirigevano le partite più importanti, quelle dove c'era la Juventus. Naturalmente dovevano essere "accettati" dai dirigenti di allora. Spero che questo non accada più. Sia un meccanismo in disuso. È un luogo comune? Speriamo che anche la speranza non sia un luogo comune.

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