La spedizione dei mille e la Roma che non resta mai sola
La corsa Champions della Roma s’è complicata maledettamente, ma sul quel ramo del lago di Como, nonostante il freddo e i divieti, c’erano oltre 1.000 romanisti orgogliosi
(GETTY IMAGES)
Su quel ramo del lago, la corsa Champions della Roma s’è complicata maledettamente, con la sconfitta rimediata in rimonta in casa del Como di Fabregas. Ma sul quel ramo del lago, comunque, nonostante il freddo, il vento, la pioggia e i divieti, c’erano oltre 1.000 romanisti orgogliosi, che hanno dato un tocco di colore al grigiore di una domenica che sembra faticare nel cedere il passo all’imminente primavera.
Il settore è pieno di romanisti “fuori sede”, vista l’impossibilità da parte dei residenti a Roma e provincia di viaggiare al seguito del proprio amore. Nonostante la netta inferiorità numerica - la stessa che più tardi si troverà ad affrontare anche la squadra sul campo - i romanisti si fanno sentire, fin dal prepartita, col solito spettacolo dell’inno all’ingresso dei 22 in campo.
Oltre alle sciarpe, bandiere e pezze - messe al contrario in segno di protesta contro l’assurdo divieto di trasferta - ci sono anche i cori, che si sentono oltre i 10.000 padroni di casa - il dato complessivo è di 11.977 spettatori sugli spalti del Sinigaglia, pieno. La partita si mette nel miglior modo possibile, con Malen che al 7’ fa il suo settimo gol con la maglia della Roma, battendo Butez dal dischetto del rigore. E quando segni esploderà il settore, così è, ma purtroppo rimane la prima e ultima esplosione di serata.
Da segnalare, dal punto di vista ambientale, il trattamento riservato dai tifosi di casa a Gianluca Mancini, fischiato a ogni pallone toccato durante la partita. L’uomo mascherato regge botta, fino al crollo generale del secondo tempo. A non crollare è la fede dei romanisti nel settore, gli ultimi a mollare, continuando a farsi sentire anche nel finale e salutando con affetto la squadra. La Roma non è mai sola.
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