La doppietta contro il Porto l'ha svelato al mondo. Anche a livello europeo, infatti, si inizia a parlare di Nicolò Zaniolo. Gli ottavi di finale della massima competizione continentale hanno sancito con l'evidenziatore l'esplosione del classe 1999 di Massa, il più giovane italiano ad aver segnato una doppietta in Champions League (o vecchia Coppa dei Campioni). La stagione fin qui disputata dal numero 22 romanista non è passata inosservata al movimento calcistico che, tra esaltazione, talvolta imprudente, voli pindarici e costruzione di bombe di mercato, si è mobilitato interamente. E ora viene la parte difficile, cioè innanzi tutto ridimensionare l'esposizione del ragazzo ai riflettori. Non è un mistero che siano tutti d'accordo sul low profile: la Roma, l'entourage del giocatore e pure la famiglia, con la mamma Francesca social-star e il papà Igor ex calciatore in prima fila.

D'altra parte Nicolò ci ha messo davvero del suo, perché non è da tutti far cadere record che duravano da anni, come quelli di Totti nella Roma o di mostri sacri del calcio italiano come Sandro Mazzola. Proprio il grande campione ex interista, che fu protagonista prima di lui di due doppiette in Coppa dei Campioni a 21 anni (con il Monaco nel '63 e addirittura in finale con il Real, nel '64), è sicuro che il giovane che ha stregato Roma abbia le carte in regola per diventare un pilastro del nostro calcio: «Mi piace molto, è uno che vuole la palla, inventa sempre qualcosa che non ti aspetti», spiega Mazzola. Aveva esordito in Champions prima che in campionato, era stato convocato in Nazionale maggiore, prima di tutto questo. Nicolò Zaniolo ormai non stupisce più per le sue prestazioni, ma per la capacità di alzare l'asticella quando cresce la posta in palio, una caratteristica che appartiene ai campioni: «Ha la testa giusta, è ben strutturato».

Secondo lei Zaniolo sta bruciando le tappe o i grandi giocatori emergono così?
«I grandi campioni non hanno tappe. È come se arrivassero all'improvviso quando non te l'aspetti, c'è poco da fare».

Sta vivendo un momento dove tutto ciò che tocca diventa oro e in qualunque posizione del campo venga impiegato. Secondo lei qual è il ruolo migliore per Zaniolo?
«È vero che un grande giocatore può essere impiegato ovunque però rende di più in una determinata posizione. Io Zaniolo lo vedo più come trequartista, penso che sia più congeniale per farlo esprimere al massimo».

Si sono sprecati i paragoni con dei grandi del passato, da Kakà a Totti passando per Rivera). Chi ci va più vicino?
«Non esistono un giocatore più vicino a un altro, quando uno ha le caratteristiche da grande giocatore non assomiglia a nessun altro. Può avere alcune cose di uno, o di un alto o di un altro ancora, ma alla fine è lui, unico, con le sue caratteristiche».

Che effetto le ha fatto vedere questo ragazzino superare un suo record personale nelle doppiette più giovani di giocatori italiani in Champions League (prima Coppa dei Campioni)?
«A me ha fatto piacere. Anche perché lo avevo già visto un po', volevo seguirlo perché mi piaceva molto ed è bello che mi abbia superato».

Il ct della Nazionale, Mancini, stravede per lui, sembra un po' un predestinato anche per quanto riguarda l'Azzurro.
«Non credo esistano dei predestinati, devi sempre metterci qualcosa in più, devi mettercela sempre tutta e mi sembra che lui abbia questa caratteristica».

L'Inter se l'è lasciato sfuggire e i suoi tifosi l'hanno già inserito nell'album dei rimpianti insieme a Pirlo e Roberto Carlos.
«È stato un errore madornale...». (Prende fiato, ndr).

Ma allora, visto che la Roma nell'affare Nainggolan ha messo Zaniolo come punto fermo nelle contropartite, è giusto assecondare la volontà di un allenatore anche a costo di perdere un potenziale così grande?
«No. Probabilmente la società non credeva fino in fondo nelle qualità di questo ragazzo. Perché  uno di quell'età che fa vedere quello che ha fatto vedere lui io intanto non lo cedo mai. E poi si vede».

Adesso si parla già del futuro anteriore di Zaniolo. Si sparano cifre. I tifosi della Roma si augurano quanto meno una lunga fermata nella Capitale. Secondo lei qual è la soluzione migliore per il ragazzo?
«Gli fa bene Roma, gli fa bene Roma. Con quel pubblico, quel calore. Non ho nessun dubbio».

Infine, l'Inter. Con il caso Icardi che imperversa, rischia di perdere terreno e il terzo  posto?
«Sto toccando ovunque... (ride, ndr). Diciamo che la società ha operato bene finora. Il caso può minare la serenità dello spogliatoio, ma dipende molto dall'allenatore: deve utilizzare tutto questo per far rendere di più i suoi e mi pare che lo stia facendo molto bene».