La prima sliding door della stagione romanista si è girata la sera di quel 16 dicembre, all'Olimpico, per Roma-Genoa. Di Francesco sul filo dell'esonero, dopo la brutta sconfitta di Plzen in Champions (non contava, per questo fece ancor più male) che arrivò a sua volta quattro giorni dopo l'inconcepibile pareggio di Cagliari, maturato negli ultimi secondi di una gara dominata per ottanta minuti e poi buttata nel finale, in undici contro nove. Un pareggio dall'acre sapore di sconfitta, un po' come quello che la squadra avrebbe vissuto a Bergamo, 40 giorni dopo. Ma la sera di Roma-Genoa c'era la sensazione del punto di non ritorno: in curva, uno striscione significativo ricordava i punti sin lì maturati (21 in 15 partite, appunto) col monito a svegliarsi presto. E la Roma lo fece, battendo il Genoa 3-2, al termine di una partita palpitante, con gli avversari due volte in vantaggio, poi superati nella ripresa e a un passo dal pareggio in un altro convulso finale (con Di Bello, l'arbitro che la Roma ritroverà proprio lunedì sera col Bologna, guarda un po', che giudicò nei limiti del regolamento una spintarella di Florenzi a Pandev all'ultimo secondo, determinando la solenne arrabbiatura del neo tecnico del Genoa Prandelli). Ma alla fine si vinse.

E almeno per quel che riguarda il campionato (oltre che per la panchina di Di Francesco) fu la vera svolta: perché da quella sera in serie A la Roma ha perso una sola partita (di misura, in casa della Juventus), ne ha vinte 5 e ne ha pareggiate 2 (col Milan oltre a quella già citata di Bergamo), totalizzando quindi nel segmento 17 punti che l'hanno fatta risalire in classifica dal settimo posto di quella vigilia (con Atalanta, Sassuolo e, sic, Parma) al quinto di oggi, con Atalanta e Lazio, a un solo punto dal Milan quarto. Nel periodo preso in considerazione, solo la Juventus ha fatto più punti della Roma, con 20. Come la Roma, a quota 17, le due squadre più celebrate dell'ultimo periodo (Atalanta e Napoli, eliminate però in stagione dalle rispettive competizioni europee, con i partenopei poi ripescati in Europa League), poi a quota 14 c'è l'Inter e a 13 un quartetto di squadre composto da Milan, Lazio, Sampdoria e Fiorentina. Nella parte bassa della classifica spiccano i punteggi fatti segnare da due squadre rigenerate dal cambio di allenatore, il Genoa di Prandelli (9 punti come il Sassuolo, più di Parma e Spal) e il Frosinone di Barone (8 punti). Non è andata benissimo invece all'Udinese (con appena 6 punti in otto partite) e all'Empoli (2, precipitato dalla quattordicesima posizione alla diciassettesima). Da valutare in un più ampio periodo invece il lavoro di Mihajlovic al Bologna, per ora fermo a 4 punti in 2 gare (e atteso lunedì all'Olimpico per la prova del fuoco).

Il valore degli avversari

Il valore degli avversari della Roma non è stato certo modesto. Dopo il Genoa e la sconfitta di Torino la Roma ha superato in scioltezza Sassuolo, Parma e Torino, si è fermata a Bergamo (dove la prodezza di trovarsi in triplo vantaggio contro la squadra più in forma del campionato è stata vanificata dalla successiva rimonta sul 3-3) e ha poi pareggiato col Milan e vinto d'autorità a Verona col Chievo. E la bella prova di Champions col Porto sta lì a dire che Di Francesco è riuscito ancora una volta a rinascere dalle proprie ceneri. Perché poi in questo periodo c'è stata anche la madre di tutte le brutte figure, l'eliminazione dalla Coppa Italia con l'inaccettabile 7-1 di Firenze. Anche dopo quella sera la sorte del tecnico sembrava segnata e invece la società ha deciso di puntare sulla linea della continuità, dando ulteriore fiducia all'allenatore e credendo nella forza di un gruppo capace comunque di prove di grande solidità ad altre di inconcepibile mollezza, spesso nel corso della stessa partita. Ora è presto per dirlo, ma un'altra svolta pare esserci stata, con i quattro punti in campionato e la bella vittoria sul Porto martedì. Il calendario prevede ora le sfide con Bologna in casa e Frosinone fuori per dare un ulteriore assestamento in campionato. Poi derby e ritorno col Porto diranno definitivamente chi siamo.