Metti due forze di origine differente, ma che proseguono spedite nella stessa direzione. Forse non rimetteranno in discussione le leggi della dinamica, ma forniscono alla Roma un potenziale offensivo dirompente. Le due forze rispondono ai nomi di Tammy Abraham e Nicolò Zaniolo. Come dire il talento dalla A alla Z. Tecnica individuale, strapotere fisico, velocità, potenza e precisione nel tiro, capacità di innescare i compagni e all'occorrenza se stessi: ce n'è per tutti i gusti nella coppia allestita per sprigionare le bocche di fuoco in giallo e rosso. Il secondo tempo in Coppa Italia contro il Lecce e il primo disputato a velocità supersonica sul campo dell'Empoli nell'ultima giornata di campionato hanno reso manifesta la portata della coppia. Il saggio più dirompente - anche per il valore dell'avversario - era andato in scena prima di Natale, sul campo dell'Atalanta: lo show di Nico e Tammy anche in quel caso aveva fruttato tre punti, quattro gol e una facilità di arrivare in porta quasi disarmante (per gli avversari). Poi la lunga sosta e un calendario ad alto coefficiente di difficoltà già al rientro hanno smorzato i toni. Ma se Zaniolo è stato costretto a saltare la sfida con la Juventus per qualche problemino fisico, Abraham ha proseguito nel solco di quanto iniziato da fine novembre: segnando, sempre e comunque. Cinque reti nelle prime cinque partite del 2022, compresi i timbri nelle sconfitte con Milan e bianconeri. Tanto per restare in media con la marcia più recente: dodici centri in altrettante presenze, che hanno portato il totale stagionale dell'inglese a quota dieci in Serie A e diciassette in assoluto, con l'en plein nelle varie competizioni disputate. Roba tale da scomodare paragoni illustri e far sbiadire prima del tempo i ricordi dei grandi bomber degli ultimi 35 anni. E sì che nella Capitale ne sono passati eccome: da Voeller a Balbo a Dzeko, passando per gli eroi dello Scudetto Montella e Batistuta. Soltanto il Re Leone ha però avuto ritmi così elevati nella stagione d'esordio da romanista, ma con molte altre in Italia già alle spalle. Ma se ci si fermasse allo score di Abraham, si perderebbe di vista quell'enorme mole di lavoro che l'ex Chelsea si sobbarca in ogni impegno e che lo rende di fatto un insostituibile. A prescindere dalla competizione e dal risultato, come dimostrano le ultime due gare. Quando la squadra abbassa il proprio baricentro - consapevolmente o meno - è lui a tenere palla e cercare di farla risalire. Ed è sempre Tammy a trasformare gli alleggerimenti in potenziali occasioni. Valga per tutti l'avvio al veloce capovolgimento di fronte che ha portato al momentaneo 4-0 a Empoli, griffato proprio da Zaniolo: tacco volante a liberare la corsa di Mkhitaryan sulla sinistra, prima dell'assist vincente per il numero 22. Che dal canto suo di reti ne avrà segnate ancora poche in relazione al proprio potenziale, ma sta sempre più affinando l'intesa con il centravanti. I due si cercano e si trovano sempre più spesso, come si conviene a chi parla la stessa lingua calcistica. Nel match di coppa col Lecce l'ingresso in campo a inizio ripresa dell'uno ha messo l'altro nelle condizioni di andare a occupare quegli spazi mai aperti nella prima parte. Risultato tangibile: vantaggio costruito insieme e diverse altre occasioni create. Così a Empoli e chissà in quante altre occasioni. E il bello è che la somma delle rispettive età fa solo 46. Come a dire che siamo appena all'inizio. Mou può anche gongolare.