Servirebbe l'antigelo. Non solo stasera per l'ultima sfida di Conference League (Stadion Vasil Levski, ore 19,45 locali, le 18,45 in Italia, partita visibile in chiaro su TV8 ma anche su Sky). A Sofia fa freddo e nevica, tifosi ce ne saranno 3 o 400, non di più perché la trasferta era sconsigliata soprattutto per questioni legate all'impennata di contagi Covid in Bulgaria. L'ambiente sarà comunque ostile (il tecnico bulgaro Mladenov ha rivolto anche un appello al suo pubblico), non ci saranno diversi titolari, ma la Roma ha almeno il conforto di una qualificazione che non è in discussione. Semmai può risparmiarsi la seccatura di uno spareggio che la metterebbe di fronte ad una retrocessa dall'Europa League. Purtroppo, a causa di quella maledetta sconfitta in Norvegia, il destino non è nelle sue mani. Con un orecchio, dalla panchina giallorossa seguiranno anche il risultato che maturerà in Ucraina tra lo Zorya e il Bodø/Glimt. Solo in caso di contemporanea vittoria giallorossa a Sofia e di non vittoria dei norvegesi a Zaporizhzhya la Roma ritroverebbe sul filo di lana il primato del girone e dunque la qualificazione diretta a marzo agli ottavi della competizione europea. Se invece vinceranno i norvegesi, o non vincerà la Roma, bisognerà mettere in conto un supplemento di sforzo intorno a metà febbraio per guadagnarsi il diritto a partecipare alla fase eliminazione diretta di uno dei due obiettivi sportivi rimasti a portata. L'altro è la Coppa Italia, ma se ne parlerà a gennaio (Spezia o Lecce l'avversario degli ottavi). Le non agevoli condizioni ambientali e di viaggio hanno consigliato alla comitiva giallorossa di ridurre al minimo i tempi del viaggio. La partenza è stata fissata ieri pomeriggio alle 16, alle 18,40 (locali) l'arrivo a Sofia, poi c'è stata la conferenza stampa di Mourinho e Cristante. Il rientro sarà stasera subito dopo la partita. Il decollo ieri è avvenuto da Fiumicino mentre tanta pioggia cadeva giù dal cielo. Non ci saranno condizioni migliori nella giornata di oggi, ma non può essere il tempo adesso a spaventare la Roma. L'antigelo serve e a sbloccare alcuni meccanismi inceppate sul campo e, chissà, forse anche qualche rapporto interpersonale. In qualche modo la partita che ha fatto segnare un'inversione di tendenza nella stagione giallorossa, che invece si era avviata secondo auspici nettamente differenti, è stata proprio quella di Bodø, una trasferta che la Roma prese sottogamba e dalla quale sono invece discesi la maggior parte dei problemi che l'allenatore portoghese sta affrontando. Ma mettere in discussione la sua autorevolezza in questo momento è controproducente. Seppur non esente da errori, e alcuni risultati e soprattutto alcune prestazioni sono lì a ricordarli tutti, il portoghese deve necessariamente essere il comandante in grado di portare la barca fuori dalla tempesta. Sta a lui e alle motivazioni di un gruppo che non può certo essere considerato adesso di terzo o quarto livello riprendere il cammino, magari cominciando proprio da quella che potrebbe sembrare una trasferta senza troppi significati, esattamente come veniva dipinta la trasferta norvegese prima di quella batosta che ha complicato così tante cose. Nella conferenza stampa e nelle interviste di ieri, l'allenatore portoghese ha sottolineato un concetto: «Bisognerà essere seri». Il suo collega Mladenov ha lamentato anche lui la mancanza di qualche titolare e ha posto l'attenzione sulle condizioni «terribili» del campo. Da giocatore il suo percorso un paio di volte si è allacciato con la Roma e con Mourinho: ha giocato nel Vitoria Setubal quando Mou allenava le giovanili e ha perso due volte con il Cska Sofia contro la Roma nella Coppa dei Campioni 1983-84, quando la squadra giallorosso arrivò in finale e perse con il Liverpool.