C'è ancora un po' di Roma nella terra di Cartagine. Proprio lì, dove i romani si stabilirono nel 146 a.C. e rimasero per oltre settecento anni, lasciando dietro di sé anfiteatri, acquedotti, cisterne, ma anche meravigliose antichità e mosaici, alcuni dei quali sono conservati nell'elegante palazzo del Bey, sede del Museo nazionale del Bardo di Tunisi. Ed è proprio nella capitale della Tunisia che Farouk Jaouadi all'età di dieci anni, tra i capolavori lasciati in eredità dai romani, ha potuto scoprire un altro gioiello che lo avrebbe completamente abbagliato a vita: la Roma di Totti e di Batistuta.

Farouk, tu sei nato in Tunisia nel 1991 e risiedi a Tunisi: quando è cominciato il tuo interesse per la Roma?
«Correva l'anno 2000, esattamente la stagione in cui poi vincemmo il terzo Scudetto della nostra storia. Da appassionato di calcio iniziai a seguire le partite della Roma, principalmente perché ero colpito da due giocatori in particolare: Francesco Totti e Gabriel Omar Batistuta. E poi c'era un altro aspetto che mi colpiva ogni qual volta mi sintonizzassi su una partita dei giallorossi: l'atmosfera dell'Olimpico, uno stadio sempre coloratissimo e pieno di tifosi pronti a incitare ininterrottamente la squadra, al di là del risultato o dell'importanza della partita. Immagina che proprio in quell'anno riuscimmo a diventare Campioni d'Italia, dunque la mia esperienza con la Roma cominciò piuttosto bene: fu esattamente nel 2001 che mi innamorai perdutamente della squadra della Capitale».

Ricordi la prima partita che hai seguito in diretta?
«Assolutamente sì, la ricordo nitidamente: era il 22 ottobre del 2000, i giallorossi di Fabio Capello ospitavano all'Olimpico il Vicenza allenato da Edy Reja e con Luca Toni come centravanti. Quella partita terminò con il risultato di 3-1 per i capitolini, segnarono Totti, Montella e Batistuta. Fu una grande emozione per due motivi: in primis perché la Roma vinse, e poi perché i marcatori furono tre autentici campioni di quella squadra straordinaria, gli stessi poi che andarono in gol anche contro il Parma nell'indimenticabile 17 giugno 2001».

Qual è il giocatore a cui ti sei sentito più legato?
«Per come ho iniziato a seguire la Roma e come probabilmente vale per tantissimi romanisti al giorno d'oggi ho soltanto una risposta possibile: Francesco Totti, naturalmente. Romano, romanista, un idolo, un simbolo che ha rappresentato un'intera città, e oltretutto, come ho detto, la prima partita che vidi della Roma fu proprio il numero 10 nato a Porta Metronia a segnare la prima rete per i giallorossi: fu sicuramente anche grazie a lui che quel giorno sugellò la mia eterna passione per il Capitano e per la Roma».

Una passione che ti ha portato a viaggiare a Roma per seguire la squadra da vicino.
«Il mio sogno, chiaramente, era quello di vivere l'esperienza dello stadio in prima persona, sentire sulla mia pelle tutte quelle emozioni che vedevo già dalla tv. E riuscii a organizzarmi per volare a Roma: il 30 novembre del 2014 vidi dal vivo la partita tra la Roma di Rudi Garcia sfidare l'Inter di Roberto Mancini. Fu un successo meraviglioso per 4-2 in rimonta, in un contesto a dir poco straordinario: oltre quarantamila spettatori presenti pronti a sostenere la squadra, i brividi che percorsero la mia schiena nel momento in cui tutto lo stadio intonò l'inno, vedere per la prima volta dal vivo Francesco Totti, e poi le urla di gioia per i quattro gol segnati dalla Roma. Fu praticamente indimenticabile il boato al terzo gol di Miralem Pjanic che riportò la Roma in vantaggio. Segnò anche un grandissimo gol José Holebas, il terzino greco che si rese protagonista di un'azione da capogiro. Sono ricordi indelebili che porterò per sempre con me».

Allo Stadio Olimpico con lo stendardo del club

Sei riuscito a trovare altri fratelli romanista in Tunisia?
«Ho la fortuna di vivere a Tunisi, la capitale della Tunisia, ed è qui che abbiamo fondato la sede del nostro club dedicato alla squadra giallorossa, che abbiamo creato quando ci siamo resi conto di non essere poi così pochi a seguire la Roma anche se da lontano. Per nove anni abbiamo semplicemente guardato le partite dei giallorossi riunendoci tutti insieme, poi tre anni fa abbiamo preso la decisione di fondare anche in via ufficiale il nostro Roma Club che ora è affiliato all'Associazione Italiana Roma Club: siamo davvero molti ora in Tunisia a tifare per la Roma, centinaia nella capitale e tanti altri sparsi per il Paese».

Come viene vissuta la Roma in Tunisia?
«Noi ci sentiamo molto legati al club: lontani dagli occhi ma vicini col cuore, perché la distanza non potrà mai disperdere il nostro amore. Ogni settimana ci incontriamo regolarmente, per condividere insieme le nostre emozioni, per festeggiare le vittorie, ma anche quando c'è bisogno di metabolizzare le sconfitte e le delusioni, perché questo fa parte dell'essere tifosi, i momenti difficili si superano insieme perché siamo una famiglia. Anzi, ti dico, a volte paradossalmente capita di arrivare a trascorrere più tempo con i fratelli del Roma club che con le nostre famiglie».

Che tipo di attività organizzate con gli altri tifosi della Roma tunisini?
«Puntiamo molto sulla condivisione, perché è un modo per accorciare la distanza che ci separa da Roma. Dunque organizziamo eventi cinematografici per proiettare film e documentari sulla storia della Roma, ci piace riunirci per celebrare le ricorrenze della società. Insomma, cerchiamo di colorare un po' di giallorosso la Tunisia per sentirci più vicini alla nostra amata squadra».

Un episodio in particolare a cui ti senti legato?
«Oltre allo scudetto del 2001, che fu il mio battesimo da tifoso della Roma quando avevo solo dieci anni, sono molto legato ai giocatori che secondo me hanno rappresentato la Roma a livello internazionale, come Francesco Totti, Agostino Di Bartolomei, Daniele De Rossi, ma anche all'aeroplanino Vincenzo Montella. Poi gli ultimi due anni mi hanno regalato momenti speciali: nel 2020 sono riuscito a conoscere di persona il Capitano al Totti Sporting Club, ero venuto a Roma appositamente per vederlo ed è stato un incontro davvero magico. Ma devo dire che anche il mio primo derby visto dal vivo all'Olimpico è stato indimenticabile, come quell'incredibile partita tra la Roma e il Barcellona finita con la strepitosa rimonta giallorossa con il 3-0 all'Olimpico valso la qualificazione in semifinale di Champions League e una serata da sogno».