Solo una volta la Roma è arrivata più su di quassù e mentre volava nei cieli norvegesi, destinazione allora Tromsø, a Spalletti venne un'illuminazione che cambiò il destino della sua Roma: Perrotta trequartista. Un po' come quella di Mourinho, anche la Roma del toscano in quell'avvio di rifondazione cercava se stessa, ma quella andava avanti a suon di esperimenti visti i ripetuti infortuni soprattutto degli attaccanti. Quando Spalletti, in volo, disegnò la formazione ai cronisti presenti (tra cui il vostro, allora non si spendeva per i charter per la squadra...) lì per lì pensammo ad un errore: chiamò Perrotta quel puntino nero dietro la prima punta, Nonda. Glielo facemmo ripetere, e lui più convinto: «Gioca Simone a trequarti. Secondo me ha tutte le caratteristiche per fare bene nel ruolo». Aveva ragione lui: nacque così una delle versioni di Roma più belle degli ultimi vent'anni. Gran testa quella dello stratega Spalletti: domenica tornerà all'Olimpico da primo della classe con il Napoli. Difficile pensare che quell'altra bella testa di Mourinho durante il lungo volo di ieri pomeriggio (blindato, ora usa così) abbia immaginato qualcosa di altrettanto originale. E non per mancanza di fantasia. Ma di sicuro la squadra che affronterà stasera i campioni norvegesi (e capolisti del campionato) del Bodø/Glimt, sarà profondamente diversa da quella scesa in campo domenica a Torino. Ma della formazione parliamo a parte.

Le insidie maggiori per stasera sono rappresentate forse dal clima (si starà di poco sopra lo zero), dal campo sintetico («cambia tutto rispetto a quello in erba naturale, e aumento il rischio di infortuni») e dall'entusiasmo di una squadra che da un paio d'anni vanta in patria numeri impressionanti. Il posto in cui si giocherà è un settentrionalissimo borgo di pescatori situato più di mille chilometri più su di Oslo (per dire), ma comunque quasi 500 più giù di Tromsø, eppure questa cittadina di 52000 abitanti, meno della capienza dell'Olimpico, ha prodotto una squadra che dallo scorso anno monopolizza il calcio norvegese. Inutile rimandare ai pericoli di una squadra che tutta insieme vale il cartellino di Diawara e il cui giocatore più rappresentativo, Patrick Berg, ha una valutazione inferiore a quella di Darboe, che oggi si troverà di fronte.

Basterà una Roma concentrata, qualsiasi essa sia, ad evitare una brutta figura e chiudere praticamente già da stasera la questione qualificazione al turno successivo. Il Bodø è infatti la seconda forza del girone C e, per dirne un'altra, non perde una partita da agosto. In Conference finora ha battuto lo Zorya in casa e pareggiato a Sofia. Eppure è la squadra che l'anno scorso spaventò il Milan (che vinse solo 3-2 in rimonta in gara secca a San Siro) e mise in vetrina un giocatorino niente male che i rossoneri si affrettarono ad acquistare, Hauge, ora finito in prestito a Francoforte. Altre sei volte questi norvegesi hanno affrontato squadre italiane, solo una volta hanno vinto (con la Sampdoria, che poi si qualificò vincendo al ritorno del primo turno di Coppa delle Coppe del 1994/95). Con una norvegese invece Mourinho ha giocato anche la sua ultima partita da allenatore del Chelsea (1-1 in casa del Rosenborg, nel 2007/2008).

Nel piccolo stadio Aspmyra entrano stretti stretti 9000 spettatori. Non ci sarà il tutto esaurito. Dei presenti circa 400 saranno romanisti, in città già da ieri (qualcuno ha fatto tappa ad Oslo per turismo). Il Covid da queste parti fa meno paura, da qualche settimana non hanno neanche più l'obbligo della mascherina, difficile incontrare in pubblico un norvegese che la tenga su. E se entri in un negozio con il viso coperto - è capitato a una tifosa ieri - ti invitano ad uscire: pensano che tu abbia qualcosa da nascondere: «Qui siamo tutti vaccinati, il virus non gira più. Se tu indossi la mascherina forse è perché ce l'hai tu».