Missione compiuta: tre punti presi, settimo posto riagganciato, Champions tenuta a quattro punti e panchina dell'allenatore salvata. La Roma si gode il suo boxing day battendo largamente il Sassuolo e trovando tre gol d'autore, con il rigore del ritrovato Perotti in apertura, l'assolo di Schick per il raddoppio e uno straordinario gol alla Totti di Zaniolo a chiudere il conto, prima del gol della bandiera al 90' di Babacar. Del resto, contro squadre che amano giocare a calcio la Roma raramente fatica a mostrare il suo, di calcio. E infatti sin dal fischio d'avvio è stata una bella partita, con due formazioni schierate a specchio, aperte verso la porta avversaria, con l'ossessione di cercare il gol prima di ogni altra strategia tattica. Di Francesco è tornato al 4231 e De Zerbi nello specifico l'ha seguito: la novità in casa romanista è Perotti, che mancava dal primo minuto dalla gara di Bologna (23 settembre), esterno sinistro in uno schieramento con Ünder a destra, col freno a mano tirato, Zaniolo nel mezzo e Schick davanti, che invece ha sentito il fiato sul collo di Dzeko e ha sfoderato una prestazione finalmente convincente. Dietro e in mezzo i soliti sei di questo periodo, con Cristante e Nzonzi in versione masterclass.

La novità di Di Zerbi è stata invece uno strano schieramento un po' sghembo, con 4 difensori, due centrocampisti puri (Magnanelli in regia e Bourabia a chiudere le linee di passaggio avversarie), con Babacar punta centrale e tre trequartisti un po' sbilanciati a destra, con Brignola a marcare Kolarov nelle ripartenze, Berardi a giostrare spesso nella stessa zona e Djuricic a coprire una vasta zona di campo tra le mediana e l'estrema sinistra. In pratica un 4231 un po' asimettrico, col chiaro intento di disturbare le ripartenze romaniste sempre sbilanciate dalla parte di Kolarov e di colpire con azioni ficcanti e veloci proprio dal lato presunto più debole della Roma, quello proprio tra Fazio e il terzino serbo.

Roberto De Zerbi allenatore del Sassuolo @LaPresse

Fin qui le strategie. Poi sul campo a volte vengono fuori storie diverse: perché può bastare un rinvio sbagliato (Olsen dopo 40 secondi) e Djuricic ha fornito subito a Berardi la palla del possibile vantaggio, ma il portiere svedese ha recuperato la posizione e salvato la sua porta; e dopo 4 minuti invece Florenzi ha cercato Schick profondo oltre la linea difensiva, il ceco è stato bravissimo ad arpionare il pallone sulla pressione di Ferrari e mentre lo stesso pallone finiva tra le braccia del portiere, il difensore franava invece addosso al romanista. Così Giacomelli ha fischiato il rigore e poi ha atteso una conferma dal collega al Var Ghersini: ma visto che non c'era concordanza, è andato lui stesso a rivedere tutto, confermando la decisione. Dal dischetto, dopo quasi quattro minuti, è andato lo specialista Perotti e da specialista ha fissato l'1-0, con un diagonale incrociato a baciare il palo interno. Un altro spunto casuale poteva cambiare la partita, al 20': su corner del Sassuolo, Schick ha anticipato tutti soprendendo Olsen con una deviazione sghemba che è finita sulla traversa e si è schiacciata con la maggior parte del pallone ben dentro la linea della porta, dando a tutti l'impressione del gol. Ma, implacabile, la tecnologia ha salvato il ceco: no goal per una questione di millimetri.

Scatenato, Patrik si è precipitato di nuovo dillà e ha cercato di far gol in sforbiciata acrobatica, poi Ünder ha sfiorato il palo e in rapidissima successione ancora Schick, lanciato ancora una volta oltre l'altissima linea difensiva biancoverde (stavolta da Cristante, con un'attenzione che fa pensare alle numerose esercitazioni specifiche che devono essere state provate in settimana), è sfilato alle spalle dei due difensori, ha saltato anche Consigli e depositato in rete a porta vuota. Magnifiche sliding doors per lui, dall'autogol del possibile 1-1 al gol del 2-0, secondo personale nella stagione, come Dzeko, ma con un minutaggio decisamente inferiore (966 contro 717).

Il gol di Patrik Schick

Non si era neanche a metà del primo tempo e già era successo parecchio. Il raddoppio ha stordito il Sassuolo riducendo il fervore con cui s'era presentato all'Olimpico. E la Roma ne ha approfittato, costruendo trame sempre più lineari secondo i canoni tipici del gioco difrancescano, stavolta nella versione più convincente. Al 25' Schick ha sfiorato il bis allungandosi su un suggerimento di Kolarov, ma Consigli gli ha negato la soddisfazione, al 30' ci ha provato Zaniolo, ma ha solo sfiorato il palo, un minuto dopo ancora il baby ex interista si è presentato da solo davanti a Consigli ma si è fatto ipnotizzare, e poi ci hanno provato ancora Schick e Perotti.

Nel secondo tempo ancora Schick ha mancato il gol di testa concludendo moscio su un ottimo schema su punizione laterale, ma poi è arrivato il momento di Zaniolo, da standing ovation: Florenzi lo ha lanciato lungo in verticale sulla fascia, Niccolò s'è involato con Dell'Orco rubandogli metri preziosi e arrivando al cospetto di Consigli da posizione molto defilata, con il tacco ha fermato la corsa e con una finta ha spedito a terra i due avversari, prima di beffarli con un pallonetto che prima di lui solo Totti pensava da queste parti. Una meraviglia! La partita è in pratica finita lì, nonostante i diversi cambi dei tecnici (dentro pure Di Francesco per Djuricic e Locatelli per Brignola, con passaggio al 433, e Pastore, Kluivert e Dzeko per Zaniolo, Perotti e Schick), per altre quattro occasioni per la Roma fino alla beffa finale di Babacar, che ha vinto la corsa col lentissimo Fazio e battuto Olsen in uscita.