«Alé alé Roma alé, alé alé Roma alé, alé alé Roma alé, alé Roma alé», cantavano i romanisti dopo il triplice fischio della sfida dell'Allianz Stadium. Anche questa volta, a ridosso delle festività natalizie, il calendario li ha portati nella fredda e lontana Torino. Anche in questa occasione il rientro è stato caratterizzato sì dalla delusione di una nuova sconfitta, ma come ripetono da decenni niente e nessuno potrà negargli il sorriso. Sorridevano con fare beato, chi agitando sciarpe chi ombrelli, sbeffeggiando l'attesa del deflusso dal settore ospiti con un lungo canto capace di diventare in pochi secondi un messaggio virale. Cantare per la Roma dopo una sconfitta, sapendo di dover macinare centinaia e centinaia di chilometri prima di fare rientro a casa: questa è la differenza tra noi e loro. Per molti non vorrà dir nulla, per i presenti all'Allianz Stadium quanto per gli assenti per scelta – complice l'esosa richiesta per un tagliando – vuol dire tutto. I mille romanisti di Torino che dopo tanto tifare, sarebbe stato giusto che la fortuna li avesse aiutati un po'.

Una splendida minoranza a colorare di giallorosso dove tutto intorno era bianconero, quelli che non hanno smesso di supportare una Roma in difficoltà e – rientrati nella Capitale – hanno proiettato mente e corpi non alle comodità delle feste, ma a un turno infrasettimanale utile per ribadire quanto la passione sia capace di illuminare anche il momento più buio. Novanta e più minuti di speranze tradite, l'amore però non tradisce come recita un coro del nuovo corso della Curva Sud. Stretti spalla contro spalla nella fredda serata torinese, vicini per spingere la Roma ad un risultato positivo in quello stadio che un giorno – presto o tardi – dovrà arrivare. Nel frattempo la certezza è stata nuovamente un settore ospiti sì parzialmente vuoto per protesta, ma al tempo stesso riempito a dismisura dal canto dei presenti, dai loro drappi e da decine e decine di bandierette in perenne movimento. Come quei romanisti che a prescindere da tutto continuano a viaggiare per l'Italia tutta, portando in dote un marchio di speciale passione.

«Alé alé Roma alé», risuonava con forza all'uscita del settore ospiti mentre l'Allianz Stadium si andava lentamente svuotando della tifoseria di casa. I romanisti, quando devono ingannare un'attesa, sanno cosa fare: aumentare i decibel a prescindere dal risultato. Sarebbero potuti essere di più, circa il doppio e sarebbe stato ancor più semplice notare quel piccolo spicchio e udire il canto incessante che da decenni prende il via con il loro inno. Quello dei romanisti che hanno nuovamente passato una giornata prenatalizia in casa della Juventus, rientrando a casa con le tasche vuote di punti, il portafogli fortemente alleggerito e la voglia matta e disperata di ripopolare al più presto gli spalti.

Li attende un Olimpico in versione Santo Stefano, li attende un Roma-Sassuolo di importanza fondamentale considerando la classifica non all'altezza delle aspettative. O meglio ancora: non all'altezza di quella meravigliosa minoranza che, al termine di una sconfitta, altro non ha saputo e potuto fare se non cantare ancora e ancor più forte. L'importanza del ritmo, come sottolineano in molti: un coro con parole scandite e senza fretta. Il risultato non sarebbe potuto essere dei migliori, quello del tifo ovviamente. In mille sono rientrati da Torino, chi nella Capitale chi nelle altre Regioni, ora è tempo di voltare nuovamente pagina senza però smettere di canticchiare nella testa quei motivetti pronti ad essere rispolverati. A partire da mercoledì pomeriggio.