Tammy Abraham ha rilasciato alcune dichiarazioni al Guardian dal ritiro della nazionale inglese, dove è ritornato dopo quasi un anno. L'attaccante della Roma ha parlato dei suoi obiettivi, della sua esperienza al Chelsea, delle motivazioni che lo hanno spinto a cambiare squadra e del suo rapporto con Mourinho.

Gli ultimi mesi al Chelsea con Tuchel
"L'ultimo periodo è stato duro. A quel tempo non capivo perché non giocassi tanto. Stavo segnando gol, avevo fatto anche una tripletta ma, naturalmente, quando arriva un nuovo manager le cose cambiano. Penso che cose come questa debbano accadere per farti capire davvero cosa sia il gioco. Non puoi essere sempre al top. Hai bisogno di alcuni cali a volte e questi cali mi hanno davvero sollevato e mi hanno spinto ad essere affamato di più. Sono arrivato a un punto dove ho dovuto sedermi e parlare con me stesso. Andavo ad allenarmi e lo facevo per me. Andavo ad allenarmi per migliorare me stesso, perché è facile fare una sfuriata, essere arrabbiato e comportarsi male. Per me, è stato il contrario. Ho imparato alcune cose su di me e penso che questo abbia rafforzato la mia mentalità".

La scelta di andare via
"L'opzione più facile sarebbe stata quella di rimanere a Londra e restare al Chelsea in panchina. Ho capito che avevo bisogno di uscire e dimostrare quanto valgo. Certo, ero preoccupato, cambiare paese è sempre una cosa coraggiosa da fare. Ma lo consiglierei ai giovani giocatori inglesi. Direi di non avere paura. Si impara a conoscere se stessi. È dura ma mi sto abituando. Sono andato a Roma ed è il momento di mostrare chi sono".

I suoi obiettivi
"Voglio che il mio nome sia tra quello dei migliori attaccanti del mondo: questo è il mio obiettivo e non mi fermerò finché non sarò lì".

Il lavoro con Mourinho
"Con lui sto imparando la tattica come non ho mai fatto in tutta la mia vita".

Sul vaccino
"È una scelta personale. Le persone hanno il diritto di fare ciò che vogliono con il loro corpo. Per me è stata una situazione diversa, io sono vaccinato. Questa è una scelta personale. Ho contratto il virus prima, sono in Italia e per me è la cosa giusta da fare. Ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole e ciò che è personale per lui. Dovrebbero prendere la decisione di quello che vogliono fare".