Un curioso titolo ieri mattina ha attirato l'attenzione di molti tifosi, ma anche di quelli che si occupano di comunicazione sportiva in una città dove l'attenzione per certi temi è sempre altissima. E non è quello con cui la Gazzetta ha interpretato le parole di De Rossi che a noi avevano così inorgoglito: «Il problema della Roma? Gli addii». Ma come? Ma non aveva detto proprio il contrario? Infatti poi il titolo è stato cambiato. E fin lì, passi: magari è stato solo l'errore di un redattore poco esperto. No, ci riferiamo alla versione online del Fatto Quotidiano (fattoquotidiano.it), nella rubrica dal titolo già di per sé significativo, Media & Regime (testuale, comprese maiuscole e "e" commerciale, che di solito sottolinea le connessioni molto forti, per l'appunto di natura commerciale). Il titolo è questo: "As Roma ha un rapporto distorto con la stampa": l'incontro col direttore del Sole e l'accredito negato alla radio scomoda. Ohibò, quale Spectre si configura dietro incontri carbonari ad altissimi livelli e dietro addirittura i dinieghi a "scomodi" colleghi che, si immagina, vorrebbero solo raccontare la realtà? Quali altri Saviano, Capacchione e Angeli ancora dobbiamo sopportare? Quanti altri rappresentanti dei Media dobbiamo assoggettare al Regime prima di gridare il nostro sdegno? Così, come tanti altri, ci siamo immersi nella lettura, facilitati dal fatto che certi titoli vengono sempre rilanciati da moltissimi altri siti (se non concorrenti, logico) in salsa romanista. E dunque ieri mattina mezza Roma aveva letto questo titolo così sconveniente sul club giallorosso, l'ennesimo.

Il titolo de La Gazzetta dello Sport sulle parole di De Rossi

Per sintesi, diremmo che gli eventi citati sono due, e distinti tra di loro: uno fa riferimento ad un articolo uscito ad ottobre sul Sole 24 Ore, a firma Gianni Dragoni, il cui contenuto secondo la Roma (e, come vedremo, non solo) disegnava una realtà fuorviante. Il motivo invece di tanta esecrazione nei confronti della Roma nel racconto del pezzo sul Fatto deriva dalla scelta della società di non scrivere una lettera di smentita, ma di percorrere 570 chilometri per (è la teoria) andarsene a lamentare dal direttore. I lettori del Romanista ricorderanno peraltro quante superficiali considerazioni erano presenti in quel pezzo: ne parlammo il giorno dopo sul nostro giornale con un giornalista dello stesso quotidiano, Marco Bellinazzo, che arrivò a conclusioni clamorosamente diverse rispetto a quelle enunciate dal collega Dragoni nel pezzo. In ogni caso la Roma non se ne lamentò ufficialmente, ma trattò evidentemente l'argomento in un incontro avvenuto successivamente col nuovo direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. Che, sentito dallo stesso Fatto, nega che lo scopo della visita dei dirigenti romanisti fosse quello di lamentarsi del pezzo: «Lo scopo di quella visita fu quello di conoscermi, visto che mi ero insediato da poco. Certo, non erano contenti di quell'articolo e me lo hanno rappresentato, ma io non ho subito alcuna pressione, tanto da non aver detto neanche niente al collega». Ma questo per l'Ordine dei giornalisti non conta, tanto che il comportamento della Roma viene ritenuto comunque «inidoneo e sintomo di un modus operandi sconveniente».

L'altro episodio riguarda l'emittente radiofonica regionale Radio Radio che invece aveva diffuso un'intercettazione ambientale a proposito dell'inchiesta sulle attività dell'imprenditore Parnasi di nessuna rilevanza penale, ma che riguardava il dg Baldissoni, e in seguito a questa scelta la Roma arrivò a negare l'accredito per la partita Roma-Atalanta. Chi scrive considera un errore negare a un giornalista l'accredito per un evento di rilevanza giornalistica come una partita. La legge consente a chi si dovesse ritenere danneggiato da un articolo (o, nel caso, da un dibattito radiofonico) di chiederne conto all'ordine dei giornalisti o a un giudice. Ma negare un accredito resta un atto illiberale. Il problema è, come racconta lo stesso fattoquotidiano.it, è che con l'emittente c'erano anche precedenti specifici legati a pesanti contenzioni sorti dopo l'uso piuttosto disinvolto di termini insultanti come "figlio di puttana" a un giocatore e "buffone" a un allenatore. E addirittura si era arrivati a parlare di una "Rigopiano in salsa giallorossa" a proposito delle risultanze della inchiesta su Parnasi (che invece, come ormai noto a tutti, non ha neanche sfiorato la società giallorossa). Dunque, per l'ordine dei giornalisti, tutto ciò conta relativamente: si insulti chi può, si evochino stragi, si stravolgano i fatti, ma se la Roma prova a far valere le proprie ragioni allora ha un rapporto distorto con la stampa, così impara ad andare a salutare neodirettori appena insediati.

Il titolo del Fatto Quotidiano

Ci sarebbe da piangere se non sarebbe più salutare riderci su. Proprio ieri sulla Gazzetta dello Sport, la principale testata sportiva italiana, prima dell'infelice titolo su De Rossi avevamo letto a stretto giro di posta altri due titoli significativi: "Mercato Roma: Schick e Under in uscita. Potrebbe rientrare Defrel..." sul sito. E sul giornale: "Mercato Inter: Marotta ha nel mirino Modric, Barella e Tonali". Questa è la percezione che nel mondo del calcio si ha della Roma: una società che è pronta a privarsi di due talenti cristallini e in cambio potrebbe riavere indietro uno "scarto" dello scorso anno. E dall'altra parte c'è invece una società che non può spendere un euro sul mercato (e ha da poco fatto l'"affare" con la Roma di pagare un sacco di soldi più Zaniolo per avere Nainggolan) ma che mette nel mirino Modric, Barella e Tonali. Qui non conta neanche più dire se una notizia è vera o è falsa. Qui ci sarebbe da valutare quali peccati abbiano commesso i dirigenti della Roma per meritarsi tanta disprezzo rispetto alle loro capacità.

La Gazzetta dello Sport sul possibile mercato romanista

E parliamo, fino a prova contraria (e vediamo nel caso come finirà questa stagione), di una dirigenza che negli ultimi cinque anni non è mai scesa dal podio del campionato (e nessuno ha saputo far meglio, Juve esclusa) raggiungendo persino una semifinale di Champions nella scorsa stagione (e nessuno ha saputo far meglio, Juve esclusa). Che quando ha voluto, ha acquistato giocatori contesi dai principali club italiani, che ha sempre speso tantissimo soprattutto in giovani calciatori di talento e ha venduto bene con l'accortezza di sostituire meglio i partenti e che però ha la cattiva abitudine di non millantare possibilità tecniche e finanziarie che non ha. Così se Alisson riceve offerte insostenibili e il Liverpool offre 70 milioni per il suo cartellino, nessuno a Trigoria concorda strategie comunicative particolarmente raffinate, ma si limita a dire che a quei costi l'operazione per la Roma non era sostenibile. Almeno fino a quando non le consentiranno di costruirsi uno stadio per poter cominciare a competere non da pari a pari, ma senza quell'enorme squilibrio attualmente esistente in Europa e, in un caso, anche in Italia. Ma sono 2516 giorni che aspetta una risposta. E su questo l'ordine dei giornalisti, o quello degli architetti, non trovano nulla da ridire.