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Le mille vite e un talento da decifrare: la storia di Malen

Dal nord dei Paesi Bassi alle esperienze in Germania e Inghilterra. L'idolo Henry e una percorso che cerca la centralità che merita, chi è l'attaccante olandese

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
15 Gennaio 2026 - 07:00

Ci sono storie particolari, diverse. Da vivere e da raccontare. Storie che iniziano da lontano, in luoghi quasi sperduti, distanti dal caos delle metropoli. Storie che partono dall'estremo nord dei Paesi Bassi e che portano a Donyell Malen. Il 19 gennaio 1999, Donyell nasce a Wieringen, vecchia isola fino al 1924, quando il canale che la separava dalla terraferma fu chiuso da una piccola diga chiamata Amsteldiepdijk. Ma è a Breezand, piccolo villaggio non troppo distante da Wieringen, che Malen si trasferisce ben presto insieme a mamma Mariska. Di origini surinamesi, l'infanzia di Malen è caratterizzata dai pomeriggi passati insieme ai nonni materni. Momenti da ricordare, a prescindere. Ma soprattutto perché è in quelle giornate che il piccolo Donyell si approccia al calcio, mentre la madre è fuori per lavoro.

E a 9 anni, dopo le primissime esperienze con i club locali, arriva la chiamata inaspettata. Un fulmine a ciel sereno, ma ricco di emozioni: l'Ajax chiede di Malen. Da quel momento, la vita di Donyell entra in un altro mondo. Quattro allenamenti a settimana, 80 chilometri all'andata, 80  al ritorno, a separare la caotica Amsterdam dal tranquillo villaggio di Breezand. Forza di volontà e determinazione condivise di madre in figlio. Un nuovo mondo da affrontare, nuove amicizie da coltivare. Non è facile per chi viene da lontano, ma per Donyell sì: sa farsi voler bene, e per i suoi compagni di squadra è affettuosamente "il contadino", vista la sua vita "fuori porta". 

Perseveranza e talento, ma anche tanti alti e bassi. All'inizio, così come nel corso della sua carriera. Quello di Malen è un carattere sicuramente particolare: la necessità di vivere più esperienze possibili, di realizzarsi a tutti i costi, l'imprevedibilità nelle decisioni. Un po' come quando, a dieci anni, Donyell soffre di alcuni problemi di crescita. Ma lasciare non è un'opzione, nonostante il dolore. Piccolo, ma deciso, come le scritte lasciate sulle travi di legno della soffitta in camera da letto. "Non mollare mai", "Sto facendo tutto il possibile per diventare un calciatore professionista", quelle frasi lette e rilette, all'infinito, come raccontato da mamma Mariska nel corso degli anni. 

Il sogno continua. Sarebbe peccato mortale altrimenti. Gli anni passano e tutti all'Ajax sono soddisfatti della crescita di Donyell, ma è lo stesso ragazzo a non esserlo. La troppa frenesia e la mancanza di stabilità all'interno del club sono le componenti che portano Malen altrove. Lontano da casa, a Londra. Questa volta la chiamata è ancora più importante, dell'Arsenal, dove è diventato leggenda il suo idolo di sempre Thierry Henry. A sedici anni, dunque, Donyell si fa strada nell'Academy dei Gunners: tante buone premesse, le qualità sono ben note a tutti. Anche Titì Henry, a quei tempi assistente dell'Under 18, ne riconosce e ne esalta le potenzialità. E proprio con l'Under 18, Donyell realizza 9 gol e 4 assist nella stagione 2016-17. La stagione successiva prende parte al ritiro estivo della prima squadra, ma quando tutto sembra portare a una stagione da ricordare, Malen cambia ancora idea.

Nostalgia di casa? La consapevolezza di poter sbocciare più facilmente in contesti meno competitivi? Tutte deduzioni. La verità è indecifrabile, così come Donyell. Ma per diventare grandi, come si era promesso nelle scritte su quelle scanalature di legno, ora Malen ha bisogno di stabilità. Niente più esperimenti, bisogna ripartire e farlo una volta per tutte. Anche nel rispetto di un talento enorme, notato - peraltro - fin da subito anche dalle nazionali giovanili dell'Olanda (di cui ora è titolare nella nazionale maggiore, con 49 presenze e 13 gol all'attivo). Ed è proprio nella sua terra che Donyell fa ritorno, questa volta al PSV Eindhoven. La stagione 2017-18 la inizia vestendo la maglia della seconda squadra, lo Jong PSV, ma è fuori categoria: 25 presenze, 15 gol. C'è spazio direttamente in prima squadra, dove fa il suo esordio non ancora maggiorenne. Inizia come ala d'attacco, poi finisce per accentrarsi sempre di più, finendo per vestire molto spesso il ruolo di centravanti (il suo preferito). La stagione successiva (2018-19) registra 11 gol e 4 assist in 42 presenze, mettendosi in mostra anche in Champions League.

L'annata seguente è quella della rottura del crociato, l'unico vero grave infortunio rimediato da Donyell in carriera. Tuttavia, prima di inciampare, i numeri di Malen restano incredibili: 25 presenze, 17 gol e 4 assist complessivi. Il rientro dall'infortunio scaccia via ogni dubbio: 45 presenze, 27 gol e 9 assist per l'attaccante. Prestazioni che convincono il Borussia Dortmund a investire 30 milioni (strappandolo alla Juventus) per portarlo in Germania. A Dortmund, Donyell ha modo di misurarsi con diversi campioni e futuri campioni: da Mats Hummels a Marco Reus, fino ad arrivare ad Erling Haaland e Jude Bellingham. Il bilancio delle 3 stagioni e mezzo in terra tedesca è positivo: 39 reti e e 13 assist in 132 presenze. Ma la sensazione è che ci sia ancora qualcosa di inesploso. Un fuoco ancora fin troppo dormiente per le qualità del ragazzo. Anche il carattere riservato e non troppo espansivo di Donyell non lo rende un "beniamino" dei tifosi, ma chi lo conosce bene lo sa. C'è molto altro dietro.

A gennaio 2025, Malen lascia Dortmund per tornare in Inghilterra. Questa volta da grande, da talento affermato, ma a Birmingham con la maglia dell'Aston Villa. Nonostante le buone prestazioni registrate coi Villans (7 gol e 2 assist in 29 presenze attualmente in stagione), il retrogusto che pervade l'olandese continua ad essere quello dell'insoddisfazione. Qualche incomprensione di troppo con Unai Emery sulla posizione occupata in campo (per il tecnico è più una seconda punta che un centravanti, come vorrebbe invece Donyell), ma anche la volontà di sentirsi ancora più centrale nelle idee e nelle intenzioni del progetto. Mille vite, mille facce. Un bel Cubo di Rubik, come lo hanno già definito in Inghilterra. E magari sarà proprio Gasperini a riuscire nell'intento di risolverlo.

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