Piena di numeri vincenti, la Roma si godrà adesso la sosta rinfrancata dopo il derby e dopo aver portato a casa la nona vittoria su undici partite battendo l'Empoli con un gol per tempo, salendo al quarto posto in classifica, a -6 dalla vetta (il Napoli, che è passato anche a Firenze), e dietro pure a Inter e Milan, festeggiando con l'Olimpico in festa il rinnovo dell'ormai immarcabile Pellegrini (alla settima rete stagionale), chiudendo la questione con il raddoppio di Mkhitaryan e godendosi pure il primato europeo (delle 5 migliori leghe) del centrocampo più prolifico, già a quota 10. In più Mourinho da adesso è il detentore assoluto del primato di partite casalinghe di serie A senza sconfitte, sono diventate 42 adesso, due campionati interi con l'Inter e le prime quattro con la Roma.

Chissà poi quale significato si può dare al derby se una settimana dopo le squadre sono nuovamente così distanti e soprattutto protagoniste di destini tanto diversi. Sarri si fa umiliare da Mihajlovic, mentre Mourinho accetta il braccio di ferro a cui lo costringe Andreazzoli e però alla fine gli stritola il bicipite con una prova di forza che a dispetto del risultato di misura maturato nel primo tempo è stato con il passare dei minuti sempre più evidente, con la squadra sempre concentrata, soprattutto in fase di non possesso, e dirompente dal centrocampo in su, con i giocatori quasi rabbiosi nella loro determinazione vincente, con Pellegrini e Zaniolo gemelli terribili del presente e del futuro, davvero il simbolo di una Roma che a poco a poco prende forma ed esalta la gente romana, ieri pronta a riversarsi allo stadio e a far segnare il nuovo record stagionale, con 31500 spettatori, ormai siamo sui livelli dei giorni migliori del preCovid. E il cerimoniale emoziona anche prima di vedere in campo la squadra, con Marco Conidi inquadrato e visibilmente emozionato mentre risuona il suo "Mai sola mai" cantato da tutti, e poi si arriva all'ingresso delle squadre in campo, con l'inno di Venditti che attacca con poche note e poi si spegne, perché la Lega lo ha proibito, e allora lo speaker invita lo stadio a cantarlo a cappella e la Sud si prende la responsabilità di dettare tempi e ritmi allo stadio fino al capolavoro assoluto di terminare l'esibizione senza sbagliare neanche una nota. Roba da 4 sì a X Factor, anzi 40.000.

Con l'emozione ancora sottopelle la Roma parte subito forte, anche se l'Empoli è squadra solida e ben organizzata, Andreazzoli la allena bene non è per niente semplice bucare le due linee di quattro difensori e tre centrocampisti, mentre Henderson e Di Francesco sostengono la manovra offensiva che ha in Pinamonti un terminale attento e insidioso (sue le prime due deviazioni verso Rui Patricio, poi si fa male alla mezz'ora e lo rileva il generoso ma impreciso Mancuso, 21 gol in B l'anno scorso, ma la A è un'altra cosa). Al 7° uno sviluppo delizioso sulla catena di destra tra Karsdorp, Pellegrini e Zaniolo porta Mkhitaryan al tiro, deviato. Al 15° per un errore di Darboe in uscita (il ragazzino gambiano preferito a Cristante diffidato e dunque a rischio per la sfida alla ripresa in casa della Juventus), ancora Pinamonti ci prova ma Mancini gli alza la deviazione oltre la traversa. Al 19° uno strappo impressionante di Zaniolo, a cui Bandinelli prova addirittura a togliere la maglia prima di arrendersi alla superiore struttura muscolare, porta a una nuova azione manovrata che culminerà con una conclusione alta ancora di Darboe. Al 24° Zaniolo stavolta stecca il controllo dopo essere entrato in area mentre al 27° la Roma corre un bel rischio su un cross senza troppe pretese di Di Francesco che però scende in area proprio mentre arriva Bandinelli in anticipo su Karsdorp, ma la zuccata finisce alta. Al 30° c'è una buona ripartenza romanista rifinita male da Pellegrini, al 34° ci prova ancora Zaniolo, ma la conclusione non è all'altezza dell'azione, al 36° è Viña ad entrare bene in area, ma poi invece di tirare cerca in mezzo Abraham, contrato. Poi due verticali conoscono destini diversi: sulla prima, di Samuele Ricci (regista di livello, classe 2001) per Henderson e poi per Mancuso, fa buona guardia Rui Patricio, sulla seconda, di Mkhitaryan per Pellegrini non può niente Vicario perché il destro del capitano è chirurgico ed era destino che doveva andare a festeggiare il suo rinnovo al 2026 davanti alla sua curva.

Andreazzoli capisce l'antifona e all'intervallo fa due cambi, Bajrami per Zurkowski e Haas per Bandinelli. Inutili. Dopo neanche tre minuti Abraham ruba il cestino delle mele allo sprovveduto Henderson, attacca Viti spostando il pallone sul destro e lasciando partire un pallone terrificante che Vicario riesce a deviare con la punta delle dita sulla traversa (quinto legno per l'inglese, pare una maledizione), la palla carambola in campo dalle parti di Mkhitaryan che si coordina al meglio e deposita nella rete vuota. È il 2-0 che fa chiudere la partita con un tempo d'anticipo. Perché tutto quello che succederà dopo non inciderà in alcun modo sul risultato. L'Empoli non riuscirà ad inquadrare la porta neanche una volta nonostante gli inserimenti di Cutrone per Di Francesco e Stulac per Henderson, ultimi cambi possibili a 20 minuti dalla fine. E la Roma per un po' ha dato spettacolo con gli strappi di Zaniolo, le geometrie di Pellegrini, l'entusiasmo di Abraham, le incursioni di Mkhtaryan: «Quando prendono la palla quei quattro sono dolori», ha chiosato Andreazzoli alla fine. Pellegrini ha sfiorato la doppietta al 17° (dopo una azione spettacolare a 100 all'ora), Abraham ha cercato vanamente il gol due volte, poi ci ha provato Mancini su corner, ma ha deviato alto. E Mou ha gestito bene le sostituzioni con mezza squadra che voleva i cambi, concessi a Darboe (per Cristante), e nel finale a Viña (Calafiori), Zaniolo (El Shaarawy), Smalling (Ibañez) e Mkhitaryan (Zalewski).