Male fa male, inutile girarci intorno. Perché pure Zeman sembra che abbia capito che il derby non può e non potrà mai essere una partita come le altre. Sono stati fatali i venti minuti iniziali (e l'arbitro) in cui la Roma più o meno era rimasta negli spogliatoi. Costringendo, la squadra di Mourinho a un derby in perenne rincorsa, cioè la situazione ideale per una squadra come quella di Sarri, capace per le caratteristiche dei suoi giocatori di esaltarsi negli spazi larghi delle ripartenze. È andata come non doveva andare, anche se dopo quei venti minuti iniziali, la Roma ci ha messo anima, cuore, pelle, palle, forza, voglia di lottare, tutte cose che alla fine della partita sono state riconosciute da una Sud meravigliosa. Quando si perde un derby dopo aver sfiorato di riprenderselo in più di un'occasione, bisogna cercare di trovare i lati positivi di novanta minuti che ci hanno tolto qualche giorno di vita. E allora a noi viene in mente un nome. Quello di Nicolò Zaniolo. Che da quando è tornato in campo dopo il secondo crociato, nel derby ci ha fatto di nuovo alzare in piedi per alcune giocate che fanno rima con effetti speciali. Riconsegnandoci la speranza che il miglior giovane (e non solo) del nostro calcio stia tornando quello che aveva fatto sognare prima che la dea bendata ce lo rapisse per due stagioni, facendoci pure temere di non poterlo più rivedere ai livelli a cui ci aveva abituato. Devastante, come quando si materializzò agli occhi del calcio che conta. Ogni volta che gli arrivava un pallone, la sensazione era che potesse spaccare il mondo. Partiva che era una bellezza.

Già, però, quando il pallone gli arrivava. Perché nel momento in cui vogliamo ripartire da Zaniolo per dimenticare l'amarezza di questo derby, nell'analisi del gioco e del risultato finale, nessuno, diciamo nessuno, si può dimenticare come sia nato il raddoppio della Lazio siglato, come ti sbagli, da Pedro. Cioè nato da un calcio di rigore non fischiato alla Roma per un fallo, netto e stupido, di Hysaj proprio su Zaniolo. Nico era stato pescato in area da una verticalizzazione, era spalle alla porta, Hysaj forse spaventato da quello che aveva visto prima, per non saper leggere né scrivere, lo ha più o meno travolto con un intervento scomposto, colpevole e netto. Zaniolo è crollato a terra, protestando con le braccia larghe, incredulo che l'arbitro Guida avesse fatto segno di proseguire. E allora pallone recuperato dalla squadra di Sarri, inevitabili praterie in campo con la Roma già sbilanciata in cerca del pareggio, Immobile è andato dritto, ha servito lo spagnolo che è passato dall'altra parte del Tevere, gol. Per certi versi, e lo diciamo come un dato di fatto non perché tifosi con un occhio rosso e uno giallo, è stato l'episodio che ha deciso la partita. Dal possibile rigore del pareggio al doppio svantaggio. Roba che ci ha fatto temere il peggio. E invece la Roma, eccolo un altro aspetto da portarci dietro, ha saputo comunque reagire, combattendo sino all'ultimo secondo di gioco, credendo sempre di potersi riprendere quello che l'arbitro (Var zitto come una tomba ovviamente) gli aveva tolto.

Con Zaniolo che fino al momento in cui è stato sostituito da Carles Perez perché letteralmente esausto per il tanto correre su e giù per il campo, era stato protagonista assoluto di una partita che, per lui e per la Roma, evidentemente era nata sotto una cattiva stella. Perché altrimenti come spiegare il palo (l'ennesimo) colpito da Zaniolo nel primo tempo con un colpo di testa, con il pallone poi che sulla ribattuta ha preso un effetto che non gli ha consentito di buttarla dentro? O anche, come reagire a quel meraviglioso destro di controbalzo, calciato dopo l'ennesima progressione devastante, con Reina che di botto si è tolto dieci anni di dosso per andare a prendere quel pallone in diagonale che avrebbe voluto dire il tre e tre e poi chissà come sarebbe andata a finire? Sarebbe stato il giusto premio per uno Zaniolo finalmente tornato se stesso, quello degli effetti speciali. Era prevedibile che all'inizio, dopo una lunghissima assenza, potesse pagare un po' dazio alla disabitudine alle partite vere, alla mancanza di quel ritmo partita a cui si appellano tutti i giocatori quando rientrano dopo una lunga assenza, alle paure inconsce di un ragazzo che non aveva fatto in tempo a stupire il mondo del calcio per poi essere costretto a fermarsi per due tremendi infortuni, due crociati che gli hanno fatto perdere due intere stagioni. Questo maledetto derby, però, ce lo ha riconsegnato come sognavamo, il giocatore in grado di fare la differenza, il ragazzo con le giocate sfacciate che possono permettersi di pensare e fare soltanto quelli destinati a diventare campioni. Certo non ha ancora i novanta minuti al massimo livello, ma la sua ripartenza c'è stata anche se in concomitanza di questo maledetto derby.