A sentir parlare Nicolò Zaniolo non lo diresti mica, che ha 19 anni. Perché dice cose ai microfoni e in campo si comporta come se fosse un veterano, un calciatore navigato e già esperto, piuttosto che il giovane talento in rampa di lancio che si sta affacciando solo da quest'anno nel calcio dei grandi. Eppure gli sono bastate poche gare per dimostrare che lui lì può starci: a battersi con personalità e calma olimpica tra gente del calibro di Modric, Kroos e compagnia.

Del resto aveva messo in mostra tutte le sue qualità - compresa una freddezza da centrocampista navigato - già dall'esordio ufficiale in maglia giallorossa: nel Tempio del calcio, il Santiago Bernabeu, era risultato tra i migliori contro il Real di Lopetegui, nonostante il pesante ko della Roma. A chiunque sarebbero quantomeno tremate le gambe; non a lui. Geometrie, inserimenti, palloni recuperati, dribbling e giocate di fino, della serie: "giovane promessa" a chi? Perché in realtà così era stato accolto, soltanto pochi mesi fa, al suo arrivo nella Capitale. Inserito nell'affare che ha portato Nainggolan all'Inter, Zaniolo è stato frettolosamente etichettato da molti addetti ai lavori come "baby prodigio", espressione spesso di moda nel mondo del calcio quando si ha a che fare con un ragazzo di belle speranze.

A due mesi dalla prima presenza, Nicolò è tornato in campo contro gli spagnoli, stavolta all'Olimpico. E ancora una volta la sua prestazione è spiccata, in una partita in cui la Roma ha giocato davvero soltanto per 45'. Nella ripresa è stato tra i pochi a reagire al gol di Bale e a non cadere preda delle solite fragilità a tinte giallorosse. Ha sfiorato anche il gol, ma la sua conclusione è stata deviata in angolo da un provvidenziale intervento difensivo di Carvajal. Testa, personalità, doti tecniche e grinta a volontà: che Di Francesco lo schieri nei due di centrocampo o sulla trequarti, per Zaniolo non fa differenza. «L'allenatore mi dice quello che devo fare e io lo faccio», le sue parole a fine partita.

Il tecnico, dal canto suo, lo ha definito «il migliore in campo», aggiungendo che «è stato molto bravo, nonostante la giovane età, nella determinazione avuta in certi duelli. Ha dato anche degli input alla squadra nell'aggreddire l'avversario». Per questo - e per l'infermeria piena - Nicolò si avvicina a lunghe falcate verso la nona presenza con la maglia della Roma: ironia del caso, proprio contro quell'Inter che la scorsa estate ha preferito cederlo per arrivare a Nainggolan.