«Pianga, signor Malaussène. Pianga in modo convincente. Sia un buon capro espiatorio». Viene in mente il geniale personaggio uscito dalla penna di Pennac quando nei momenti delle crisi, o meglio, dopo ogni singola sconfitta della Roma, viene evocato il nome di Franco Baldini, il regista occulto di ogni manovra giallorossa (secondo queste teorie) che però guarda caso deve assumersi le sue responsabilità se la Roma perde a Udine, ma poi quando la squadra conquista le semifinali di Champions League allora che se ne resti sereno nel suo ristorantino di tendenza a Londra e semmai risponda ai messaggi se dovesse servire qualche biglietto per Wembley.

Succede ora che il trend del momento sia di nuovo la sostituzione dell'allenatore della Roma in caso di insuccesso nelle sfide di stasera col Real e di domenica con l'Inter e così, invece di analizzare in profondità le cause del malessere in cui la squadra si dibatte, sulla stampa mainstream (i cui resoconti in certi dettagli sono quasi ovunque gli stessi, curiosamente) si tenda a banalizzare circoscrivendo la questione all'eventuale sostituzione di Di Francesco che ovviamente, nel caso, non sarebbe opera di Monchi e Baldissoni (gli unici che avrebbero la titolarità per farlo: il ds in quanto direttore dell'area tecnica, il dg per responsabilità amministrativa), ma di Pallotta (che invece ha delegato apposta i dirigenti ad occuparsi di queste cose) e, per interposta persona, di Baldini, il fantasma che aleggia su Trigoria. Che però, piccolo particolare, s'è dimesso dal Comitato Esecutivo nel giorno dell'uscita del libro di Totti e, da allora, coerentemente con il suo gesto, non ha più partecipato ad alcuna riunione tecnica organizzata dalla società, come invece faceva ritualmente prima di quel giorno.

Ma i rapporti personali restano. Così se Monchi si trova a Londra per una conferenza ad Emirates lo chiama e si incontrano a cena (non in ufficio per un «summit»); così se Paulo Sousa ha bisogno di un giocatore per la sua squadra cinese, il Tianjin Quanjian, lo chiama non per parlare della Roma, ma per avere informazioni su Dembele del Tottenham, club per cui Baldini ha lavorato prima di mettersi in proprio. Poi quella squadra Sousa l'ha licenziato e a lui è venuto in mente di candidarsi per l'eventuale successione a Di Francesco attraverso una sgradevole intervista, senza ovviamente dirlo a Baldini, e provocando pure il risentimento del tecnico romanista.

Ps: se davvero dovesse andar male stasera e domenica, sarà difficile organizzare summit con Baldini per parlare del sostituto di Di Francesco. Da domani sarà in Sudafrica per quattro mesi. E l'unico legame con la Roma resterà la televisione per vederne le partite.