Mouregno di Trigorìa, rigorosamente con l'accento sulla i, venerdì 16 luglio 2021: si aprono i ponti levatoi e ci si tuffa per un po' nella sala parto della nuova Roma. È la prima volta che si può vedere un lavoro del nuovo allenatore portoghese e Il Romanista non si fa sfuggire l'occasione. Mezz'ora prima che cominci l'allenamento il re è già pronto. Il campo è già diviso in due mezzi campi, uno con dieci sagome, di cui quattro gonfiabili, e due porte, l'altro con sedici cinesini e altre due porte. A metà campo troneggia uno schermo che pare un cinema, che con un po' di fantasia si potrebbe utilizzare come un'arena all'aperto nelle noiose sere del ritiro, ma che invece il re ha voluto per non perdere tempo con le sale tattiche: quello che va, ma soprattutto quello che non va, lo fa vedere subito. Le slide con i filmati della partita del giorno precedente sono ovviamente pronte prima che arrivi il gruppo di giocatori: con il suo vice Sacramento e i suoi tattici (Cerra e Salzarulo) José ripassa gli ultimi movimenti, soffermandosi soprattutto con i video sul tema "Posizione dei due mediani". Fa riferimento ai due centrocampisti del suo 4231, seguiti nel video da altrettanti cursori colorati che mettono in evidenza le distanze tra i due nello sviluppo di ogni azione, offensiva e difensiva. Il volenteroso Montecatini, squadra di primavera arrivata giovedì a Trigorìa per la prima amichevole della stagione, è già nella storia: i primi vagiti della Roma di Mourinho resteranno impressi con le maglie biancocelesti a strisce tipo Pescara contrapposte a quelle giallorosse nuove di zecca della New Balance.

Intanto giocatori si scaldano in palestra, in campo per primi arrivano i 4 portieri (Fuzato, Boer, Cardinali e Mastrantonio) con Nuno Santos, il sostituto di Savorani. Quando arrivano anche i 20 calciatori cosiddetti di movimento in campo (tutti i convocati tranne gli affaticati Borja Mayoral, Calafiori e Zalewski), il movimento d'ingresso in realtà è un po' lento, così ci vuole un urlo di Mourinho, già pronto davanti al video, per far affrettare il passo a tutti. Poi comincia la lezione. Da lontano ovviamente si percepisce solo qualche sussurro, in più il sole, a dispetto delle previsioni mattutine, alle 17,40 batte forte sul campo Testaccio e la definizione del video risente un po' dei riflessi solari. Ma quello che devono capire i giocatori lo spiega prima Mourinho. E qualche scritta facilita la comprensione: "sulla stessa linea" avvisa che i due mediani stanno sbagliando qualcosa, "movimento contrario" indica la strada più produttiva da scegliere, e quando uno dei due mediani si abbassa e fa scivolare il resto della squadra si capisce che Mou ha gradito. In neanche cinque minuti si esauriscono le lezioni video e si comincia a lavorare sul campo. Il riscaldamento lo fanno sotto l'enorme scritta che campeggia sui teloni rossi alzati per isolare il campo da sguardi indiscreti che magari riparano anche dal ponentino che a poco a poco rinfresca in ogni caso la serata. La scritta è così grossa che quasi sparisce agli occhi dei giocatori, e chissà in quanti ne assumeranno realmente il senso: PER LA MAGLIA, PER LA GENTE, PER LA ROMA. Primo compito per Mou: farlo capire realmente, lui romano de Setùbal.

Finito il riscaldamento laggiù, ci si porta tutti sul campo quaggiù, davanti alla tribuna che accoglie il gruppone dei giornalisti, strane bestioline che per un giorno hanno invaso Trigorìa a patto ovviamente di rispettare l'invito a non usare il telefono per riprendere le esercitazioni. Ciò che resta negli occhi è l'unica cosa che conta. I giocatori sono divisi su tre isole da cinque giocatori che giocano in un torello strettissimo quattro contro uno, e in una quarta isola sono solo in quattro a passarsi il pallone, così, ogni volta che uno sbaglia nel torello, il giocatore che si fa togliere il pallone o manda fuori dall'isola il passaggio deve correre dove c'è il gruppetto di quattro e finisce nel mezzo, a cercare di togliere un altro pallone, e così via. Intensità, è la parolina magica. Non c'è un pezzo di allenamento in cui non si vada a cento all'ora. Veretout, nel frattempo, si allena a parte, ma al termine di questa parte tornerà con gli altri. Succede poco dopo, si ritorna sull'altro campo, con le sagome in mezzo, ed è una partita tra squadra rossa e squadra arancione, con le seguenti modalità: si parte in due per volta per squadra da dietro la porta e si corre verso la porta avversaria a raccogliere un cross che arriva da destra e poi, dalla parte opposta, un cross che arriva da sinistra, con l'obbligo dell'incrocio per i due "attaccanti". Belle conclusioni, qualche liscio e un paio di prodezze di Fuzato niente male. Dzeko sembra euforico, carico, vola. Zaniolo è asciutto e ha messo due spalle così. Mkhitaryan è il solito caterpillar, Mancini segna come un bomber, il gol più bello è di Carles Perez. Alla fine vincono (di due) i rossi, e per un po' parte la presa in giro.

Poi c'è spazio per la parte più propriamente tattica. Ai tagli offensivi, in una metà campo, si dedica Joao Sacramento, il vice di Mourinho. In campo, contro le sagome, solo i tre trequartisti, ad iniziare i presumibili titolari: a sinistra Mkhitaryan, in mezzo Pellegrini, a destra Zaniolo. Dopo un paio di veloci trasmissioni della palla, ci dev'essere sempre qualcuno che vola nel taglio e va a concludere contro il portiere. Nell'altro mezzo campo (con larghezza limitata all'area di rigore) si organizza invece un sette contro sette (tra cui quattro difensori, due centrocampisti e una punta) con tre jolly (El Shaarawy, Villar e Perez) che aiutano la squadra in possesso palla. Dopo un po' i tre jolly vanno a dare il cambio ai trequartisti (indizio per Villar?) nell'altro allenamento, e ricomincia la partitella, sempre alla massima intensità: con 19 giocatori in uno spazio così piccolo le gambe mulinano veloci e se qualcuno non tira con la giusta potenza quando ha l'occasione (vedi: Tripi) la cazziata non arriva da Mourinho, ma da uno dei leader dello spogliatoio (leggi: Mancini). Neanche un'ora e il lavoro è finito. L'allenatore non ha mai lasciato la scena principale: sta in mezzo al gruppo, mai sul lato (lì fanno da sostegno i suoi collaboratori), reclama l'alta velocità (pizzica El Shaarawy, ad esempio, quando lo vede andare da un torello all'altro trotterellando con un po' di sufficienza), ma ogni richiamo ha un sottinteso di leggerezza che intriga i giocatori. Così si ride spesso, tranne quando si è dentro le esercitazioni. Ogni urlo di Mourinho rinforza l'autostima. Dev'essere il tipo di allenatore che strilla davanti a tutti quando c'è da elogiare e parla a bassa voce, rivolto a parte all'interlocutore, quando invece c'è qualcosa che non va. Sono i piccoli segreti dell'allenatore più vincente della Serie A, chiamato a guidare una squadra che non vince ormai da troppi anni. Quale tradizione si interromperà?