Deve avere un certo fiuto per le presentazioni sbagliate, Gerson Santos da Silva, quello che, quando la Roma ci mise le mani sopra, ben prima di sbarcare in Italia, si fece fotografare con la maglia numero 10, senza neppure porsi il problema di quello che significa, tantomeno di chiedere il permesso al legittimo proprietario, ancora ben lontano dall'addio al calcio (anche se poi da Roma si presero la colpa, specificando di avergliela mandata). E che rifiutò sei mesi di prestito al Frosinone che ne avrebbero facilitato l'inserimento, preferendo tornare alla Fluminense, che avendo già monetizzato la cessione non gli fece più vedere il campo. A Firenze si presentò andandosene via: disse che aveva avuto problemi di salute il padre, i maliziosi continuano a pensare che abbia preso male l'Europa League sfumata, quando il Milan, che era stato escluso per il fair play finanziario, a vantaggio dei viola, vinse un po' a sorpresa il ricorso. Il 30 gennaio 2017, dopo sei mesi in cui Luciano Spalletti (a parte il colpo di teatro di schierarlo titolare con la Juventus) aveva fatto capire abbastanza chiaramente di non sapere che farsene, la Roma lo aveva ceduto al Lille, che tra prestito e riscatto avrebbe garantito 18 milioni, praticamente la cifra (18,9) che Sabatini, convinto di avere tra le mani una stella di prima grandezza, aveva garantito alla Fluminense, un anno prima del suo arrivo. Gerson sbarcò a Lille, e dopo poche ore prese un volo per tornare a Roma, facendo saltare tutto: quando rientrò da Firenze, Balzaretti lo mise in macchina e ce lo riportò, fermandosi anche a vedere l'allenamento, forse per controllare che non scappasse di nuovo.

Come l'Empoli

L'altro motivo per cui a Firenze non sono entusiasti del suo arrivo, invece, non dipende da lui: la Roma lo ha ceduto in prestito secco, se pure dovesse esplodere definitivamente, andare in doppia cifra di gol, o diventare titolare fisso nella Seleçao, la Fiorentina non potrebbe fare nulla per trattenerlo, né guadagnarci qualcosa. E i tifosi viola non sono per nulla contenti che la loro squadra venga trattata come l'Empoli, che rivalutò Paredes e Skorupski a vantaggio dei giallorossi. In campo però Gerson si era presentato bene: al Franchi se lo ricordavano per la doppietta in Fiorentina-Roma 2-4, giusto un anno fa, ci è tornato per Fiorentina-Chievo, e segnò di nuovo: tre gol in A, tutti nello stesso stadio. Prima giornata di quest'anno, quando ancora non si sapeva che la squadra gialloblù sarebbe stata la peggiore del campionato: il brasiliano segnò un facile 2-0, spingendo in rete la respinta di un difensore sulla linea, e si inventò un grande assist, partendo palla al piede prima di pescare in area il coetaneo Chiesa, finale 6-1. Per molti quella resta la sua migliore prestazione stagionale: Pioli però ha molta fiducia in lui, tanto che dopo 10 giornate è già a 10 presenze, anche se con l'Inter è partito dalla panchina, e pure nell'ultimo turno, col Torino. Il tecnico dei viola ha anche risolto il dubbio che lo aveva accompagnato nel suo biennio a Roma: usa il 4-3-3, per cui non c'è il trequartista, ma non lo ha mai schierato esterno d'attacco, solo da mezzala sinistra, nel vecchio ruolo di Veretout, che partendo da lì lo scorso anno fece 8 gol e una grande stagione, ma ora deve sostituire in regia Badelj, andato via a fine contratto. Tanti minuti, e un ruolo ben definito: a fine stagione la Roma riavrà un talento tirato a lucido, con 22 anni, e tutta la vita davanti.

Zaniolo

Il ruolo è lo stesso, il piede di calcio pure, l'età simile, costo e ingaggio non potrebbero essere più diversi: se Gerson fosse rimasto a Roma avrebbe tolto spazio a Zaniolo, su cui la dirigenza giallorossa aveva deciso di puntare, se Zaniolo fosse rimasto a Firenze probabilmente non avrebbero avuto bisogno di farsi dare il brasiliano dalla Roma. Che a fine anno li riavrà entrambi, e potrà decidere su chi puntare. Sapendo che il centrocampista mancino (utilizzato anche come trequartista) nato a Belford Roxo e cresciuto a Rio de Janeiro ha un ingaggio ben più pesante di quello nato a Massa, e cresciuto a Firenze.

L'infanzia in pullman

Il padre Igor, una buona carriera tra C e B, ai tempi giocava a La Spezia, gli osservatori viola vennero a chiederglielo che aveva appena 10 anni: era troppo piccolo per andare a vivere nel pensionato (la Federazione lo consente solo a partire dai 14 anni), così passava a prenderlo un pullmino della società, che lo portava a Firenze per gli allenamenti, direttamente da scuola. Tornava a casa appena in tempo per la cena, poi a letto: sacrifici che gli tornarono in mente quando la Fiorentina gli disse che non voleva mandarlo in Primavera, ma cederlo in prestito, a Carpi o Cesena, per completare le giovanili. Lui rifiutò, e si fece dare il cartellino: un anno all'Entella, uno all'Inter, e ora la Roma. E a Firenze ci è tornato per andare a Coverciano, quando Mancini lo ha chiamato in Nazionale a 19 anni.