"What if...?", ovvero "e se...?". È la domanda alla base di più o meno ogni romanzo o film, l'interrogativo che permette all'immaginazione e alla fantasia di galoppare, dando vita a scenari nuovi, diversi, di volta in volta affascinanti, entusiasmanti o terribili. La domanda di oggi, inevitabilmente è: e se la regola del gol in trasferta non fosse mai esistita? Di certo molte cose sarebbero andate diversamente: ci saremmo risparmiati (forse) delle delusioni capaci di forgiare il nostro animo romanista, ma avremmo perso (anche qui, il condizionale è d'obbligo) anche una gioia immensa.

La regola, ora abolita, è stata introdotta a partire dalla stagione 1967-68 (ma solo fino agli ottavi di finale) e allargata a tutti i turni esclusa la finale nel 1969-70. Non era valida però per i gol segnati ai supplementari, e la Roma lo sa bene: proprio quell'anno, in semifinale di Coppa delle Coppe, contro i polacchi del Gornik Zabrze, pareggia 1-1 all'Olimpico; stesso risultato in trasferta, e si va ai supplementari, un altro gol a testa (Scaratti fa 2-2 al 120') non basta e si è costretti a giocare la "bella". Che finisce di nuovo 1-1: il sorteggio con la monetina beffa i giallorossi di Herrera. Con la nuova regola, al termine dei 120' della seconda gara si sarebbe andati quindi ai calci di rigore.

Diciotto anni dopo, nei sedicesimi di finale della Coppa Uefa 1988-89, ci sarebbe stato bisogno dell'extra-time contro il Partizan Belgrado: dopo aver perso 4-2 l'andata fuori casa, la Roma batteva 2-0 i serbi allo Stadio Olimpico con i gol di Voeller e Giannini su rigore. In quel caso, la doppietta di Bruno Conti allo Stadion Partizana non sarebbe bastata a regalarci gli ottavi di finale. La regola ci è venuta in soccorso anche in un altro sedicesimo, stavolta di Coppa delle Coppe, contro il CSKA Mosca: il 18 settembre 1991 la Roma di Rizzitelli e Giannini vince 2-1 in Russia, ma due settimane più tardi viene sconfitta 1-0 in casa. Sconfitta indolore, perche le due reti siglate al Luzhniki ci vengono in soccorso.

Da Vavra a Manolas

Ma, quando si parla di gol in trasferta, la ferita impossibile da rimarginare per una buona parte dei tifosi giallorossi è Roma-Slavia Praga, quarto di finale della Coppa Uefa 1995-96. Sconfitti 2-0 in Repubblica Ceca, con una gara eroica rimontiamo grazie a Moriero e Giannini e andiamo ai supplementari: Moriero segna ancora, facendo esplodere letteralmente un Olimpico stracolmo; ma a 7' dalla fine un tiraccio di Jiri Vavra beffa Cervone e ci pugnala al cuore. Con la nuova decisione della Uefa, quella partita sarebbe proseguita ai calci di rigore.

Dall'altro lato, c'è da dire che nemmeno il 3-0 contro il Barcellona sarebbe bastato per raggiungere la storica semifinale di Champions League nel 2018. Nel ko per 4-1 del Camp Nou, il gol di Dzeko ha un peso doppio. Poi, all'Olimpico, ancora Edin, De Rossi e Manolas compiono il miracolo. Oggi ci vorrebbero i tempi supplementari e chissà, forse non avremmo visti quelle scene di giubilo che sono ormai scolpite nelle nostre menti e nei nostri cuori. Ora si cambia, e la novità è a dir poco epocale. Ci saranno molte più sfide che si protrarranno ai supplementari e, probabilmente, ai rigori. Il calcio continua a cambiare pelle, che piaccia o meno. Ma noi, quel Roma-Barcellona, ce lo terremo stretto per sempre.