Festeggerà il centenario l'anno prossimo la Romulea, nata altrove (a Villa Glori) e come Polisportiva, che puntava molto su calcio e boxe. La sezione calcio - che ha vinto sei titoli nazionali, il primo con i "Ragazzi Dilettanti" nel '49-50, l'ultimo con la Juniores giusto un anno fa - è nata nel 1946, colori Amaranto e Oro, ispirati a quelli del Comune, nel 1968 entra come vicepresidente Giuseppe "Pino" Vilella: diventerà presidente due anni dopo, carica passata poi al figlio Vito, e ora del nipote, Nicola. Al momento la società ha 5 squadre di agonistica (126 tesserati), 17 di attività di base (320), di cui tre (71 elementi) della Scuola Calcio Inter, tre squadre di calcio femminile (47 tesserate), e 18 ragazzi che fanno calcio inclusivo.

«Era una squadra di diversamente abili, autistici, che venivano da noi da 4-5 anni. Si chiamavano Autistic Football Club, noi all'inizio ci limitavamo ad affittargli il campo - spiega Vilella - pian piano ci siamo affezionati. Da un paio d'anni hanno sciolto la società, e li abbiamo assorbiti: ora sono ragazzi della Romulea a tutti gli effetti. Non fanno campionati, è attività amatoriale, eventi e amichevoli con le altre società. Non sono molte quelle che fanno calcio inclusivo: c'è la Totti Soccer School, che è stata una delle prime in assoluto». Già, Totti. Porta Metronia è a un chilometro, Via Vetulonia anche più vicina, ma il Capitano qui ha giocato solo da avversario. «Ogni tanto veniva con gli amici - spiega Vilella padre - da ragazzo, prima di diventare calciatore professionista: ogni tanto affittavano il campo e venivano a giocare a calcetto».

Ha giocato nella Romulea l'altro talento nato in zona San Giovanni quell'anno, Fabio Liverani, poi ingaggiato dalla Lodigiani, e passato senza mai fermarsi troppo per le squadre Primavera di Palermo, Napoli e Cagliari. Non è l'unico classe 1976 di sfuggito a Roma e Lazio, ma l'altro lo hanno visto giocare solo gli addetti ai lavori: era considerato in prospettiva uno da serie A il difensore centrale Andrea Stramaccioni, alla Roma c'era una relazione con scritto solo "da prendere", ma i rapporti con la Romulea non erano buoni ai tempi, così lo prese il Bologna di Corioni. Quando aveva 15 anni Ulivieri lo aggregava alla prima squadra, tre gravi infortuni al ginocchio gli stroncarono la carriera: a 20 anni era già un ex, a 26 tornò alla Romulea da allenatore. E lo notò Bruno Conti, portandolo alla Roma: rimase 6 stagioni, vincendo due scudetti, e cambiando la carriera di tanti ragazzi poi arrivati in serie A, da Viviani a Bertolacci, passando per Politano. Il resto è storia nota: l'Inter fece carte false per portarlo via da Trigoria, lui convinse il responsabile del settore giovanile nerazzurro a inserire tra le scuole calcio affiliate quella che lo aveva lanciato due volte.

Anche Penzo e Baldieri
A Via Farsalo, qualche decennio prima, aveva allenato Guido Masetti, il portiere del primo scudetto, ci era passato da giocatore anche un'altra leggenda della Roma, Cesare Augusto Fasanelli: giocava nell'Alba, andò a segno nel 2-0 al Livorno, prima partita ufficiale della storia giallorossa. Giocarono nella Romulea - ma in serie D, non nel settore giovanile - anche Domenico Penzo e Leonardo Menichini, nel '73-74: il primo passò subito alla Roma, rimanendoci un anno, il secondo al Verona, arrivando in giallorosso due anni dopo. Passaggio diretto dalla Romulea alla Roma per Antonio Di Carlo e Paolo Baldieri, che andò in panchina nell'82-83, senza ottenere quel debutto che lo avrebbe reso Campione d'Italia. Lasciò la Roma con 26 partite e 3 gol in serie A, in totale 112 e 18: non una meteora, ma da uno che si giocava il posto con Vialli nell'Under 21 di Vicini, poi diventata la Nazionale di Italia '90, ci si aspettava qualcosa in più. Stesso discorso per De Silvestri e Verre, adolescenti fenomeni, buoni giocatori in serie A. Come Moscardelli, il non predestinato che dopo la Romulea si è ritrovato al Maccarese, dai 17 ai 21 anni: a marzo ne ha fatti 40, gioca in B col Pisa, e non ha ancora voglia di smettere.