Se dobbiamo credere che il calcio professionistico davvero riparta dobbiamo sperare che la prima bozza delle linee guida per la ripresa (non si tratta del protocollo sanitario che sta scrivendo la Commissione scientifica federale, ma delle regole organizzative di cui si sta occupando la Lega) sia solo il frutto dell'improvvisazione di qualche funzionario dell'ufficio competizione in vena di scherzi.

Nella bozza diffusa ieri da Agipronews, un'agenzia che forse non per caso si occupa di giochi e scommesse, ci sono infatti una serie di norme che hanno destato qualche sorriso nel complicato pomeriggio di ieri trascorso a capire le reazioni di tutte le componenti calcistiche dopo la stesura del documento del Consiglio Federale per la ripartenza. E ignorando per un momento la severa reazione di Assocalciatori e dei medici della Lega Pro, di cui parleremo, l'attenzione ieri è stata canalizzata dalla lettura di queste spassose linee guida diffuse ieri.

Secondo questo documento, nel giorno della gara, allo stadio le squadre dovranno arrivare ad orari diversi (e se c'è traffico imprevisto che si fa? Si rinvia la partita?) seguendo percorsi separati e tutti i protagonisti, non solo dovranno indossare le mascherine, ma giungere in orari diversi. Il totale delle persone coinvolte non deve essere superiore a 300. Gli arbitri arriveranno un'ora e 45 minuti prima, la squadra ospite un'ora e 40 e quella di casa un'ora e mezza.

I pullman dovranno essere sanificati prima e dopo, ma alla squadra di casa è consigliato di arrivare con le auto dei calciatori. Le telecamere, sanificate, non potranno più accedere agli spogliatoi. Verrà posizionato gel disinfettante in ogni parte dello stadio. Le stanze utilizzate da chi accede allo stadio dovranno essere arieggiate «3 o 4 volte al giorno per almeno dieci minuti» (immaginiamo gli ispettori federali col cronometro in mano). Purtroppo per i bimbi (quali?) non ci saranno le mascotte. Niente assembramento di fotografi.

Nessuna stretta di mano o cerimoniale di alcun genere sarà consentito. Ogni persona "coinvolta nella produzione" che entra allo stadio dovrà sottoporsi a un controllo sanitario e compilerà un questionario sui sintomi da Covid-19. Otto domande in cui dovrà dire se negli ultimi 14 giorni ha avuto: febbre, tosse, dolori alla gola o al corpo, problemi respiratori, riduzione gusto o olfatto, contatto con pazienti contagiati, esposizione ad aree di rischio e se si è già sottoposto al test. Le sale stampa resteranno chiuse.

Poi arriviamo al top: il calcio d'inizio è (sarebbe) fissato alle ore 15. Ora diteci quale mente sana può aver partorito questa idea, anche solo in una prima bozza. In realtà gli orari individuati sono due, per ora: ore 18 e ore 21. Il riscaldamento sarà comunque contingentato e si eviteranno assembramenti. I giocatori, durante la gara, non potranno protestare e dovranno restare a distanza di 1,5 metri dal direttore di gara. Chi controllerà? Si darà il metro ad ogni arbitro? Purché sanificato...

Ci sarebbe da piangere, se non venisse da ridere. Chi non ride affatto è Damiano Tommasi, leader dei calciatori: «Il calcio - ha detto ieri a Sport Mediaset - chiede soldi al Governo lamentando buchi, esige il saldo dalle tv perché si gioca, non paga i calciatori quando sono il lockdown e poi dice che si va in campo con la possibilità di pagare un solo mese di stipendio su 5: vi pare una logica di sistema?». Duri anche i medici di Lega Pro, nonostante un suadente invito a riflettere di Gravina: «In C così - hanno detto - sarà impossibile giocare». Attese proteste clamorose.