L'ultimo bluff. Questa sembra essere la mossa della Lega di Serie A che ha preso i suoi contorni più precisi solo nella tarda serata di ieri, quando alle indiscrezioni che si sono rincorse per tutto il pomeriggio si sono sommate le voci ufficiali. Il primo a rompere il fronte è stato Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, che a Repubblica ha confessato: «Le norme del protocollo sono inapplicabili. Non vogliamo fare polemica, ma semplicemente con queste regole non saremmo in grado di andare in ritiro. Per questo chiediamo che siano cambiate, o non avremo alternative». Anche la Roma ha maturato lo stesso pensiero, senza prese di posizioni ufficiali. E con loro Napoli, Cagliari, Verona, Atalanta, Sampdoria e Genoa. Mezza Serie A.

Sembra un cane che si morde la coda: l'idea di portare tutti i gruppi squadra in ritiro secondo un protocollo rigidissimo dettato dal Comitato Tecnico Scientifico che la Federcalcio aveva comunque deciso di accettare, sembrava l'unico modo per sbloccare l'impasse, e comunque il primo passo da compiere in direzione della ripresa del campionato. Ma non appena l'obiettivo è stato raggiunto si è levata la voce di protesta - di qualche club e di sicuro dell'Assocalciatori - per cui finché non c'è una data certa di ripartenza della Serie A non ha senso chiudersi in ritiro monastico e sterile. Ma se viene considerato inapplicabile il protocollo per gli allenamenti, figuriamoci quanto sarebbe rigido quello per le partite, che peraltro a volte è stato evocato ma finora al ministero nessuno l'ha visto. Da qui il bluff della Lega: siamo vicini allo stop definitivo? Ok, allora o restiamo fermi aspettando la fine, oppure facciamo passare ancora qualche giorno e speriamo che i dati della curva dei contagi confortino il pensiero ottimista di chi crede che si possano allentare le misure. E a quel punto si potrà ridiscutere da capo la questione. E si andrà in ritiro solo nelle due settimane precedenti alla ripresa, con la motivazione psicologica di un appuntamento ormai imminente.

Le stesse perplessità erano state evocate dall'Assocalciatori in un misurato comunicato pubblicato nel pomeriggio: «...Le perplessità tra noi condivise riguardano soprattutto le tempistiche della ripresa della stagione. L'ipotesi del ritiro per la creazione del "GRUPPO Squadra" è stata valutata e condivisa fin dall'inizio, ma in assenza di date certe per la ripresa del campionato 2019/2020 appare prematura ogni valutazione sulle tempistiche di svolgimento dello stesso. Inoltre, le modalità di gestione delle eventuali positività di un membro del "GRUPPO Squadra", così come definite dal nuovo protocollo, non sembrano idonee a garantire la conclusione del campionato; esiste il concreto rischio di doversi fermare nuovamente non appena si potrà tornare in campo, vanificando così tutti gli sforzi profusi». Poi l'Aic ha evocato nuovi incontri per approfondire meglio altre questioni. Ce ne saranno altri stamattina, tra cui quello annunciato dalla Lega: «La Lega Serie A, insieme ai vertici della FMSI e al Dott. Nanni, si riunirà con la Figc, per individuare insieme un percorso costruttivo di confronto con il Ministro della Salute, con il Ministro per le politiche giovanili e lo Sport, con il CTS, e giungere a un protocollo condiviso». Qui si appuntano le speranze di molti presidenti. Si allenterà la morsa, si ammorbidiranno i protocolli, si fisseranno le date per giocare, si tornerà in ritiro.

Questa la mini road map della speranza, almeno a ieri sera. Ma ogni giorno lo scenario cambia. Basti pensare che la giornata che si è chiusa così, era partita con Malagò che a Rai Radio 2 aveva detto: «Il campionato ricomincerà il 13 giugno al 99%. Certo, poi ci vorrebbe la palla di vetro per sapere se si concluderà». Ci vorrebbero invece le mura di vetro per vedere certe cose. O cronisti attenti. Ieri mattina il Corriere della Sera (e, con minori dettagli, il Messaggero) ha raccontato che a Formello agli ordini di Inzaghi si giocano già le partitelle tre contro tre tra i calciatori della Lazio, esercitazione vietatissima da qualsiasi protocollo. Sorpreso, il medico della Lazio a Radio Punto Nuovo è caduto dalle nuvole, incalzato proprio dal cronista del Corriere: «Io non ero al campo, credo che la società smentirà, se fosse vero sarei costretto a dimettermi». Di comunicati ufficiali però il club biancoceleste non ne ha fatti, solo una smentita informale riferita da qualche sito. La Figc dal canto suo, senza mai nominare la Lazio, ha annunciato di aver attivato proprio ieri un pool ispettivo della Procura Federale, con il compito di verificare il rispetto delle indicazioni contenute nei Protocolli sanitari della Federazione, così come approvati dalle autorità di Governo. Meglio tardi che mai.