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Borussia Moenchengladbach: dai fasti degli anni '70 al digiuno dei tempi moderni

I tedeschi vantano in bacheca cinque campionati e due coppe Uefa conquistate nel loro decennio d’oro, dopodiché l’oblio. Ora sognano di riaffermarsi ad alti livelli

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
03 Novembre 2019 - 18:15

La Rivoluzione, a Moenchengladbach, inizia con un anno di ritardo rispetto a quella che si studia sui libri di storia: l'anno è il 1969, il promotore si chiama Hennes Weisweiler e i suoi seguaci sono Gunter Netzer, Berti Vogts, Jupp Heynckes e Rainer Bonhof. Sta per arrivare il "calcio totale" olandese, destinato a cambiare per sempre la storia di questo sport, e Weisweiler per certi versi lo anticipa: pressing asfissiante, squadra votata all'attacco, giocatori talmente intelligenti tatticamente da poter ricoprire più o meno tutti i ruoli. Vincono due campionati consecutivi ad ovest del Muro; in Coppa dei Campioni rifilano un 7-1 alla Grande Inter, ma dagli spalti una lattina colpisce in testa Boninsegna, l'avvocato Prisco riesce a far annullare la partita e alla fine i nerazzurri avranno la meglio strappando uno 0-0 in Germania e vincendo 4-2 a Milano. Nel 1974-75 è tempo di fare la storia: in squadra è arrivato un attaccante danese che si chiama Allan Simonsen e i "Puledri" vincono non solo il campionato, ma anche la Coppa Uefa, strapazzando 5-1 il Twente in finale. Due anni dopo l'assalto alla Coppa dei Campioni viene fermato dal Liverpool, che nella finale di Roma si impone 3-1, ma Simonsen riesce comunque a portarsi a casa il Pallone d'Oro.
In panchina nel frattempo si è accomodato Udo Lattek: sarà lui a festeggiare la seconda Coppa Uefa nella storia del club, nel 1979. A sollevarla, la bandiera Berti Vogts, terzino destro che nel frattempo, con la Germania Ovest, ha vinto un Europeo e un Mondiale. In finale la Stella Rossa strappa un 1-1 a Belgrado, ma la gara di ritorno finisce 1-0 per i Puledri (segna il solito Simonsen dal dischetto). Quello è di fatto il canto del cigno del grande Borussia, ma il bilancio del decennio che va dal 1969 al 1979 è qualcosa di unico: cinque campionati nazionali, una Coppa di Germania e due Coppe Uefa.

Tempi moderni
Da quel momento in poi inizia il declino della Squadra del Basso Reno, che conoscerà anche due retrocessioni (l'ultima nel 2006-07, con pronta risalita in Bundesliga). Eppure da quelle parti continueranno a sfornare non pochi talenti, su tutti Lothar Matthaeus e Stefan Effenburg; la differenza è che il Borussia sarà un trampolino di lancio verso altri lidi (solitamente bavaresi) e non un club con il quale tornare a vincere. L'esempio più recente è Marco Reus: nato e cresciuto a Dortmund, poi lasciato partire, è esploso proprio a Moenchengladbach sotto la guida di Lucien Favre; ora i due si sono ritrovati in giallonero. Discorso simile per Granit Xhaka, che nel 2016 si è trasferito all'Arsenal per 40 milioni di euro.
Negli ultimi quarant'anni, in bacheca si è aggiunta soltanto una Coppa nazionale (nel 1994-95: nel 3-0 al Wolfsburg va a segno anche Martin Dahlin, meteora dimenticabile nella Roma di Carlos Bianchi). Di recente i bianconeroverdi non sono andati oltre un terzo posto e gli ottavi di Europa League. Al tecnico Marco Rose e alla "linea verde" della rosa il compito (tutt'altro che facile) di contrastare Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Le ambizioni in campionato sono chiare; in Europa, se non ci fosse stato di mezzo un rigore inventato dallo scozzese Collum, l'avventura sarebbe stata vicino al capolinea. E invece...

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