Se guardi solo ai numeri, quella di oggi alle 15 sul campo della Sampdoria è la trasferta più agevole dell'anno. Dalla parte tua c'è la cabala (con l'opportunità per esempio della terza vittoria consecutiva in trasferta, evenienza che mai s'è verificata l'anno scorso), ci sono le statistiche di questo scorcio di stagione a indicare la fragilità dell'avversario (che viste le sei sconfitte su sette partite probabilmente prescinde dalla guida tecnica, passata da Di Francesco a Ranieri), ci sono le classifiche specifiche della costruzione del gioco (Samp penultima per gol fatti, ultima per assist, quint'ultima nel numero dei passaggi) e della passività generale (quarta per le parate), c'è il precedente più recente (il 6 aprile scorso, con la vittoria corsara con l'ultimo gol romanista di Daniele De Rossi) e c'è tanta bellezza nel ricordo di perle come l'indimenticato sinistro al volo di Totti salutato dalla standing ovation del pubblico di casa. Qualche romanticone ci mette pure la capocciata di Dzeko il 24 gennaio 2018, il pareggio all'ultimo tuffo (su assit di Antonucci) al termine di una bruttissima partita, ma che di fatto ha rimesso la chiesa di Edin al centro del villaggio romanista, scongiurando il passaggio al Chelsea di Conte. Talmente al centro di tutto che a lui non si è praticamente più rinunciato. Che lo allenasse Di Francesco, Ranieri o Fonseca. E anche oggi Dzeko c'è.

Dzeko c'è

Nella comitiva che ieri ha portato la squadra giallorossa a Genova (col volo delle 17,15 per il solito atterraggio sotto la pioggia che anche oggi accompagnerà la giornata, ma, a quanto pare, assicurano non con intensità tale da pregiudicare lo svolgimento dell'incontro) c'era infatti anche l'attaccante bosniaco, a dispetto delle ragionevoli previsioni (e degli auspici) espressi nei giorni precedenti dal medico che l'ha operato e dagli altri specialisti sentiti. La doppia frattura allo zigomo rimediata nella testata con Mattiello appena due settimane fa non è bastata a metterlo ko: decisiva in questo senso anche la volontà del giocatore, a quanto pare a suo agio con la mascherina in fibra di carbonio che ha provato in questi giorni in allenamento e che dovrebbe preservarlo da ogni possibile nuovo impatto. Però farlo partire dall'inizio potrebbe essere rischioso (e sarebbe anche un pessimo segnale per Kalinic). In ogni caso il messaggio è chiaro: è una partita decisiva, non trascuriamo alcuna possibilità, portiamo i migliori. In questo articolo i dettagli sulle scelte del mister.

Poi c'è Ranieri e quel curioso destino che nel giorno del suo 68° compleanno (auguri!) lo rimette in campo proprio contro la sua Roma, dopo l'esperienza dolceamara degli ottanta giorni passati a Trigoria dal giorno della rivoluzione (via Di Francesco, Monchi e tanti altri) alla Champions sfumata con il Parma. L'ultima volta che Sir Claudio affrontò la Roma da tecnico gli andò male, rimediò una sonora sconfitta all'Olimpico alla guida dell'Inter contro la formazione allenata all'epoca da Luis Enrique, 4-0, con doppietta di Borini e reti di Juan e Bojan. In assoluto ha affrontato la Roma 19 volte e il bilancio è favorevole a lui (8 vittorie, 7 pareggi, 4 vittorie per la Roma). Certo, questa Sampdoria appare in veste assai dimessa, con numeri tali da far pensare che il valore del gruppo sia limitato e che Ranieri non potrà far troppi miracoli finché dal mercato non arriverà qualche rinforzo (e non potrà certo bastare il redivivo Bertolacci, a proposito di ex avvelenati). E mentre il Napoli ha ripreso a camminare con costanza, il calendario offre l'occasione per (ri)prendere punti a Lazio e Atalanta, ferme entrambe sul rocambolesco pareggio dell'Olimpico di ieri pomeriggio. La Juventus è lontana e forse farà ancora storia a sé, ma i tre punti di Genova possono essere balsamo per lenire le recenti ferite tra infortuni e bizzarre interpretazioni arbitrali. A proposito, il giudice di gara sarò Maresca. Avrà tanti occhi addosso.